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Ebrei e palestinesi: quale convivenza è possibile? Incontro al Teatro Elfo Puccini a Milano
Non si tratta di capire da che parte stare: se ciascuna parte mette avanti solo ed esclusivamente le proprie ragioni si perde di vista l’intero, che comporta anche il farsi carico delle ragioni (non intese come diritti, ma come motivazioni) dell’altra parte. Occorre, insomma, fare un’operazione di conciliazione. È questo il sottofondo di tutti gli interventi che si sono svolti ieri al Teatro Elfo Puccini a Milano, che ha visto sul palco relatori ebrei e palestinesi insieme, in una serata a cui è stato dato il titolo di “Tra il fiume e il mare. Per una terra condivisa”. Non, come spesso si declama dall’una e dall’altra parte “DAL fiume al mare”, formulazione che implica che in quello spazio sia possibile l’esistenza di un solo popolo, come dire che – siano ebrei o palestinesi – una parte piglia tutto. Una sorta di AUT AUT. Qui si tratta di optare per un ET ET, cioè di includere, non di escludere. Del resto a lungo la convivenza è stata una situazione normale in quel territorio, in cui musulmani, ebrei e cristiani hanno convissuto pacificamente. Multiculturalismo polietnico frutto di un approccio civile alla diversità e all’altro che adesso abbiamo profondamente dimenticato. La tragedia che soprattutto dal 7 ottobre 2023 è in atto in quel territorio non riguarda solo ed esclusivamente il popolo palestinese, che pure con il genocidio ne subisce gli effetti più efferati e spietati. Riguarda anche il popolo ebraico, che non può e non vuole riconoscersi nell’attuale politica israeliana che tradisce secoli (millenni) della propria cultura. Stefano Levi della Torre enumera lucidamente una serie di tradimenti che lo offendono in quanto ebreo: tradimento della democrazia, della memoria ebraica della Shoah, dell’ebraismo come emblema di emancipazione civile e religiosa, delle alleanze democratiche, della sicurezza degli ebrei stessi. L’attuale nazionalismo dello Stato di Israele non solo offende chi è portavoce dei valori più alti dell’ebraismo, ma alimenta una vergogna profonda in chi li vede così degradati e sconfessati. Da parte palestinese, si rivendica uno spirito di tolleranza antico in una terra abitata nella stragrande maggioranza da palestinesi e solo da una netta (iniziale) minoranza ebraica. Si sottolinea come le due popolazioni siano “cugine”, in quanto discendenti da due fratelli: i palestinesi da Ismaele e gli ebrei da Isacco. Cosa ha dunque fatto scattare questo fratricidio? Walid Barakat lo dice in forma poetica, leggendo una sua composizione dal titolo “Quando il sangue si fa alba” in cui sottolinea che se un tempo tutti in quella terra si sentivano indistintamente palestinesi, qualunque fosse la religione praticata, poi questa comunità si è rotta con l’arrivo del colonialismo. Ma si dà oggi in Palestina un pensiero che non sia anche poetico? Perché la poesia va al di là del diritto legale e dei contenziosi aperti tra i popoli, per arrivare al più profondo senso dell’umano. Una voce di questa fioritura poetica è quella della giovanissima (21 anni) poetessa Batool Abu Akleen, che va al mercato alla disperata ricerca di una tregua che la sollevi da tutto questo orrore, una tregua anche usata, ma non la trova. Ma dopo tutto questo profondo sentire e parlare, il problema rimane: che cosa si può fare? È difficile essere ottimisti, visto come si è incancrenita la situazione e come sta reagendo (o meglio, non reagendo) il mondo occidentale che lascia fare a Netanyahu quello che vuole. Se non si può cambiare la situazione dall’interno, allora occorre provare a farlo dall’esterno. Ci provano alcuni ebrei che sono fuoriusciti (volontariamente) da Israele, come Hagai Agmon-Snir, per essere più libero di denunciarne l’attuale corruzione. O come fa con i suoi libri Widad Tamimi, che incarna in sé la doppia diaspora, in quanto di madre ebrea e padre palestinese, e che si prodiga per far avere borse di studio ai giovani palestinesi, toglierli dall’inferno di Gaza e fare in modo che all’estero nasca una nuova voce palestinese. Dal palco dell’Elfo Puccini, in diretta o registrazione, in questo incontro denso e complesso hanno anche parlato Gad Lerner, Amira Hass, Emad Quaisi, Najati Alrabi, Matteo Pucciarelli, Micol Meghnagi e i giovani del Laboratorio Ebraico Antirazzista LƏA, che ha organizzato l’incontro insieme a Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace. E la serata si è chiusa con un evento corale liberatorio: tutto il pubblico in piedi ha alzato cartelli con la scritta “SANZIONI A ISRAELE, QUANDO?”. Un auspicio, per un pubblico partecipe e numeroso. Ancora forse minoranza, ma che sta allargandosi. Foto di Marina Serina               Redazione Milano
October 6, 2026
Pressenza