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Dal primo ottobre, nella pianura padana, diventeranno illegali migliaia di auto Euro 5
Dopo rinvii e polemiche, le limitazioni alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 diventano realtà. Almeno in Lombardia, dove l’amministrazione regionale ha confermato, a partire dal primo ottobre, il blocco nei giorni feriali per i Comuni con una popolazione superiore ai 100mila abitanti. Sarà dunque coinvolta buona parte delle oltre 480mila auto diesel Euro 5 circolanti nella regione. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre l’inquinamento nella pianura padana, una delle aree più critiche d’Europa, intervenendo però con una misura parziale. Le auto diesel contribuiscono notevolmente alla produzione di ossidi di azoto (NOx) — un inquinante meno pericoloso del particolato, su cui il traffico stradale ha un impatto marginale, a differenza del riscaldamento degli edifici e degli  allevamenti intensivi. Le altre regioni del bacino padano — Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte — stanno cercando di scongiurare l’ipotesi del blocco ai veicoli, puntando su misure alternative, cioè di compensazione delle emissioni. Così da coniugare tutela ambientale ed esigenze dei cittadini, evitando di scaricare su questi ultimi il peso dell’intervento pubblico. «È inaccettabile impedire a tanti veneti di recarsi al lavoro o accompagnare i figli a scuola solo perché non possono permettersi l’acquisto di un’auto nuova», ha dichiarato il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani. Il blocco lombardo varrà dal lunedì al venerdì, tra le 7:30 e le 19:30. I cittadini possessori di autovetture diesel Euro 5, immatricolate cioè tra il 2011 e il 2015, non potranno circolare nei grandi centri urbani, come Milano, Brescia o Bergamo. Dal 1° ottobre 2027, il divieto sarà esteso anche ai mezzi pesanti progettati per il trasporto di persone o merci, rientranti nelle categorie M2, N1 e N2. Tra due anni, invece, il blocco sarà esteso a tutte le altre categorie di veicoli. Il paradosso è che, dopo aver incentivato i cittadini ad acquistare vetture diesel Euro 5 negli anni scorsi, lo Stato italiano vuole oggi tenerli fuori dalle città. Inoltre, la misura anti-inquinamento risulta parziale, intervenendo sugli ossidi di azoto ma tralasciando inquinanti come PM10 e PM2,5, ritenuti più pericolosi dalle autorità sanitarie. Le fonti dominanti del particolato sono il riscaldamento degli edifici, l’industria e l’agricoltura. Una ricerca pubblicata nel 2024 da Greenpeace e ISPRA ha confermato che in Lombardia più del 54% delle polveri sottili viene prodotto da riscaldamento domestico e allevamenti intensivi. «L’ambiente in cui viviamo va difeso con forza, ma anche con ragionevolezza, e i costi della transizione ecologica non possono essere a carico delle famiglie e dei lavoratori. Per questo abbiamo studiato una serie di soluzioni alternative che consentano di scongiurare il blocco dei veicoli diesel Euro 5, pur tutelando la qualità dell’aria che respiriamo», ha dichiarato Alberto Stefani. Il Veneto sta lavorando a limitazioni eccezionali e alla pubblicazione di un bando per la trasformazione dual-fuel dei veicoli diesel Euro 5. In Emilia-Romagna, al momento, regna l’incertezza. Sul tavolo sono in valutazione misure alternative ma in caso di mancata approvazione anche qui scatterà il divieto dal primo ottobre. Chi si è mosso in anticipo è il Piemonte, che in estate ha messo a punto un piano di riduzione delle emissioni equivalente a quella che si otterrebbe col blocco dei motori diesel, introducendo ad esempio degli incentivi all’utilizzo di biocarburanti. Mancano comunque gli interventi strutturali sui settori più inquinanti, in una delle aree — la pianura padana — più critiche d’Europa. Soltanto nei primi tre mesi del 2026, il particolato PM10 ha già oltrepassato in numerose città il tetto di 18 giorni di superamento annui stabilito dalla direttiva UE 2024/2881. A Milano, nella stazione MI-Marche, si contano 48 giorni con valori superiori a 45 µg/m³, quasi tre volte il limite consentito. Verona e Modena seguono a ruota con 43 e 40 giorni. Ancor più grave la situazione per il PM2,5, l’inquinante più pericoloso perché penetra in profondità nell’apparato respiratorio: Padova, Milano, Torino, Modena, Parma, Brescia, Verona, Vicenza e Bologna hanno già superato i 30 giorni con concentrazioni sopra i 25 µg/m³, mentre il limite annuo europeo è di soli 18 giorni. Il rapporto Harm to human health from air pollution in Europe: burden of disease status, 2025, dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), ha confermato come l’Italia sia il Paese europeo con il più alto numero assoluto di morti attribuibili all’inquinamento atmosferico da polveri sottili PM2,5. Con 43.083 decessi stimati, il nostro Paese distanzia nettamente tutti gli altri Stati europei. Il superamento dei limiti di particolato e degli ossidi di azoto in pianura padana ha fatto scattare, per l’Italia, una procedura d’infrazione in sede europea. Con la legge n. 155/2023, il governo Meloni ha provato a intervenire introducendo «misure urgenti in materia di pianificazione della qualità dell’aria e limitazioni della circolazione stradale». Veniva previsto, entro il 1° ottobre 2025, il blocco dei veicoli diesel Euro 5, per tutti i Comuni con una popolazione superiore ai 30mila abitanti. Poi, su pressione della Lega, la maggioranza è tornata parzialmente sui propri passi, varando il decreto-legge n. 73/2025. La misura, oltre a prorogare di un anno l’entrata in vigore del divieto, ne ha modificato l’impianto, alzando la soglia demografica di riferimento da 30mila a 100mila abitanti e soprattutto lasciando alle Regioni una maggiore autonomia in termini di misure compensative equivalenti. A mancare sono i vincoli a misure strutturali in grado di affrontare il fenomeno nella sua interezza. The post Dal primo ottobre, nella pianura padana, diventeranno illegali migliaia di auto Euro 5 appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 10, 2026
L'INDIPENDENTE
Po in secca, laghi al 5% mentre il deficit idrico in Lombardia supera il 50%
A Cremona quest’anno la Madonna non attraverserà il Po in barca. Il Comune ha annullato la processione dell’Assunta, l’appuntamento che ogni 15 agosto porta enti e associazioni a trasportare la statua tra Cremona e Brancere: il fiume è troppo basso per essere navigato. Un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi bollettino la misura della crisi in corso: la portata del Po è scesa sotto i 450 metri cubi al secondo, soglia sotto la quale l’acqua del mare torna a risalire il Delta, e rischi di scendere sotto i 200, mentre il Consorzio di bonifica Delta del Po ha già chiuso tutte le derivazioni irrigue. Il 9 agosto il presidente della Provincia di Cremona, Roberto Mariani, ha scritto a Regione Lombardia per chiedere lo stato di emergenza, richiesta a cui hanno aderito dodici Comuni dell’asta del Po – da Casalmaggiore a Motta Baluffi, da Gussola a Spinadesco – insieme alla Libera Associazione Agricoltori Cremonesi. A Cremona il fiume aveva già infranto, il 31 luglio, il record negativo del 2022, scendendo a 8 metri e 59 centimetri sotto lo zero idrometrico. Dieci giorni dopo oscilla ancora fra -8,40 e -8,50: leggermente meno drammatico, ma un dato che nel Novecento non aveva riscontri. Davide Persico, professore a Parma ed ex sindaco di San Daniele Po, lo riassume con un numero che vale più di un aggettivo: prima degli anni Duemila le magre estive sotto i 6 metri non esistevano, oggi sono la normalità. Alle idrovore di Isola Pescaroli, che alimentano il sistema irriguo, la portata utile è scesa in venti giorni da 6mila a 5.400 litri al secondo, mentre i costi energetici per tenerle in funzione sono raddoppiati. Più a monte non va meglio: in Piemonte, dove a luglio è piovuto il 54% in meno della media, la portata del Tanaro è crollata del 90% e a Isola Sant’Antonio il Po viaggia l’80% sotto i valori storici. Il direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, Rodolfo Laurenti, parla di «collasso del territorio»: a Porto Tolle e Polesine Camerini l’acqua salata ha trasformato la terraferma in «isole in mezzo a un mare» che lambisce anche Taglio di Po e Porto Viro, con la linea di costa arretrata di almeno 20 chilometri. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di bacino distrettuale del Po, ha elevato la severità idrica ad «alta» il 30 luglio – quando aveva già segnalato oltre cento Comuni tra Piemonte e Lombardia riforniti con autobotti – e l’ha confermata il 6 agosto, senza margini di miglioramento. Il report fotografa i grandi laghi prealpini a percentuali di riempimento bassissime: il Maggiore al 5,3%, il Como al 5,9%, l’Iseo al 5%, l’Idro al 5,7%. Regge solo il Garda, al 50%. Numeri da leggere in prospettiva: il 16 luglio scorso, su questo giornale, raccontavamo di un Maggiore ancora al 40% a inizio luglio, con i rifugi alpini già costretti a razionare. In un mese la riserva si è ridotta di sette-otto volte: non un aggravamento, un crollo. In Lombardia il deficit delle riserve idriche regionali ha raggiunto il 50,8% rispetto alla media storica: lo hanno confermato oggi gli assessori regionali Alessandro Beduschi e Massimo Sertori, rispondendo proprio alla richiesta di Mariani. La risposta, però, è negativa: secondo Palazzo Lombardia non si configurano le condizioni normative e tecniche per dichiarare lo stato di crisi o di emergenza. La severità idrica resta classificata «alta», il grado più elevato del sistema di monitoraggio nazionale, ma per i due assessori questo non equivale automaticamente all’attivazione della procedura straordinaria di Protezione Civile: la situazione, assicurano, sarà «vagliata su base giornaliera» con Arpa, le autorità di bacino e le categorie. Non è un’emergenza solo italiana: le immagini satellitari Copernicus scattate tra l’1 e il 3 agosto mostrano condizioni analoghe sulla Loira, sul Reno — dove la navigazione merci è già limitata — e sul Danubio, dove la scarsa portata complica il raffreddamento della centrale nucleare di Paks, in Ungheria. Le previsioni meteorologiche promettono un primo cedimento dell’anticiclone africano non prima della terza settimana di agosto, e comunque con piogge insufficienti a colmare un deficit che si trascina da mesi e che chiede risposte strutturali a una crisi che rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura della Pianura Padana. The post Po in secca, laghi al 5% mentre il deficit idrico in Lombardia supera il 50% appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 11, 2026
L'INDIPENDENTE
LEGAMBIENTE: LIVELLI DI OZONO SOPRA I LIMITI STAGIONALI, “INTERVENIRE SUL METANO PRODOTTO DA ALLEVAMENTI INTENSIVI E RISAIE”
E’ in anticipo di quasi un mese rispetto alle medie storiche il superamento dei limiti dell’ozono, a causa del caldo che sta investendo soprattutto il centro nord dell’Italia. La denuncia arriva da Legambiente Lombardia che ricorda come l’ozono sia un “gas tossico che si forma quando le sostanze inquinanti che stazionano nell’atmosfera sono esposte all’azione dell’intensa radiazione solare, generando il fenomeno dello smog fotochimico, da cui la Pianura Padana è l’area più colpita, stando alle rilevazioni dell’Agenzia Europea dell’Ambiente”. L’associazione ambientalista rileva che “nei giorni scorsi le centraline di gran parte della Pianura Padana hanno misurato superamenti della soglia obiettivo di lungo termine (OLT) di 120 mg/m3 (valore riferito alla massima media di 8 ore consecutive) dell’ozono. Per la normativa, questi superamenti non dovrebbero verificarsi più di 25 giorni/anno, ma in diverse località, specialmente lungo a pedemontana lombarda, i superamenti si sono già verificati quotidianamente da oltre una settimana, a stagione nemmeno iniziata”. Cosa si dovrebbe fare per ridurre la formazione dell’ozono? “Una azione per il contenimento dei gas precursori“, sottolinea Legambiente, ovvero “i famigerati NOx prodotti dai motori a combustione, le sostanze organiche volatili (VOC) prodotte dall’industria e dall’uso di solventi e il metano, da fonti agricole”. In particolare è il metano che vede nel Nord Italia “concentrazioni triple rispetto a quelle naturalmente presenti nell’atmosfera prima del grande sviluppo dell’industria e dell’utilizzo di combustibili fossili”. Legambiente sottolinea che “il metano è diventato il più importante tra i precursori della formazione di ozono, ed in Pianura Padana le sue emissioni derivano in larga misura da fonti agricole: allevamenti e coltivazione del riso in particolare, con le quattro regioni padane che pesano per circa il 50% del totale nazionale delle emissioni. Se gli allevamenti intensivi fanno la parte del leone, la coltivazione del riso fornisce un contributo molto rilevante nei mesi estivi, quando le acque delle risaie si scaldano, favorendo l’attività dei batteri metanogeni. Ovviamente non bisogna dimenticare che il metano è un inquinante globale: le emissioni locali possono determinare aumenti localizzati delle concentrazioni, e quindi dei processi atmosferici che generano ozono, ma ogni Paese deve fare la propria parte per la riduzione delle emissioni di metano”. Abbiamo parlato del report di Legambiente e di quello che accade in questi giorni in Pianura Padana con Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Ascolta o scarica
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
PIANURA PADANA PIEGATA DA OZONO, TEMPERATURE ESTREME E NUBIFRAGI. MA REGIONE LOMBARDIA “SORVOLA” SULLE CAUSE
Cambiamento climatico e Pianura Padana. Dopo giorni di temperature fino a 10 gradi sopra la media, a partire dal weekend il Nord Italia – a macchia di leopardo – si è trovato sott’acqua. Disagi, allagamenti e forti grandinate; treni fermi tra Verona e Vicenza per il vento che ha compromesso la stabilità del parapetto di un cavalcavia. Frana invece sul monte Antelao, nel Cadore, sulla Statale di Alemagna, la cosiddetta “strada delle Olimpiadi” (quelle invernali 2026) che porta a Cortina D’Ampezzo. Nel Bresciano invece, a Chiari, danni al reparto Radiologia dell’ospedale, con esami riprogrammati per il ripristino. Proprio la Lombardia – e il Pirellone in particolare – sono nel mirino di Legambiente, che sottolinea come la proposta di legge sul clima, in discussione al Consiglio regionale, escluda elementi chiave causa dell’inquinamento del territorio. Metano e numeri eccessivi degli allevamenti intensivi sono i grandi assenti. “Ormai si parla di inquinamento climatico, se non vogliamo vanificare gli investimenti dobbiamo accelerare la transizione ecologica.” Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Ascolta o scarica.
June 16, 2025
Radio Onda d`Urto