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Po in secca, laghi al 5% mentre il deficit idrico in Lombardia supera il 50%
A Cremona quest’anno la Madonna non attraverserà il Po in barca. Il Comune ha annullato la processione dell’Assunta, l’appuntamento che ogni 15 agosto porta enti e associazioni a trasportare la statua tra Cremona e Brancere: il fiume è troppo basso per essere navigato. Un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi bollettino la misura della crisi in corso: la portata del Po è scesa sotto i 450 metri cubi al secondo, soglia sotto la quale l’acqua del mare torna a risalire il Delta, e rischi di scendere sotto i 200, mentre il Consorzio di bonifica Delta del Po ha già chiuso tutte le derivazioni irrigue. Il 9 agosto il presidente della Provincia di Cremona, Roberto Mariani, ha scritto a Regione Lombardia per chiedere lo stato di emergenza, richiesta a cui hanno aderito dodici Comuni dell’asta del Po – da Casalmaggiore a Motta Baluffi, da Gussola a Spinadesco – insieme alla Libera Associazione Agricoltori Cremonesi. A Cremona il fiume aveva già infranto, il 31 luglio, il record negativo del 2022, scendendo a 8 metri e 59 centimetri sotto lo zero idrometrico. Dieci giorni dopo oscilla ancora fra -8,40 e -8,50: leggermente meno drammatico, ma un dato che nel Novecento non aveva riscontri. Davide Persico, professore a Parma ed ex sindaco di San Daniele Po, lo riassume con un numero che vale più di un aggettivo: prima degli anni Duemila le magre estive sotto i 6 metri non esistevano, oggi sono la normalità. Alle idrovore di Isola Pescaroli, che alimentano il sistema irriguo, la portata utile è scesa in venti giorni da 6mila a 5.400 litri al secondo, mentre i costi energetici per tenerle in funzione sono raddoppiati. Più a monte non va meglio: in Piemonte, dove a luglio è piovuto il 54% in meno della media, la portata del Tanaro è crollata del 90% e a Isola Sant’Antonio il Po viaggia l’80% sotto i valori storici. Il direttore del Consorzio di bonifica Delta del Po, Rodolfo Laurenti, parla di «collasso del territorio»: a Porto Tolle e Polesine Camerini l’acqua salata ha trasformato la terraferma in «isole in mezzo a un mare» che lambisce anche Taglio di Po e Porto Viro, con la linea di costa arretrata di almeno 20 chilometri. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di bacino distrettuale del Po, ha elevato la severità idrica ad «alta» il 30 luglio – quando aveva già segnalato oltre cento Comuni tra Piemonte e Lombardia riforniti con autobotti – e l’ha confermata il 6 agosto, senza margini di miglioramento. Il report fotografa i grandi laghi prealpini a percentuali di riempimento bassissime: il Maggiore al 5,3%, il Como al 5,9%, l’Iseo al 5%, l’Idro al 5,7%. Regge solo il Garda, al 50%. Numeri da leggere in prospettiva: il 16 luglio scorso, su questo giornale, raccontavamo di un Maggiore ancora al 40% a inizio luglio, con i rifugi alpini già costretti a razionare. In un mese la riserva si è ridotta di sette-otto volte: non un aggravamento, un crollo. In Lombardia il deficit delle riserve idriche regionali ha raggiunto il 50,8% rispetto alla media storica: lo hanno confermato oggi gli assessori regionali Alessandro Beduschi e Massimo Sertori, rispondendo proprio alla richiesta di Mariani. La risposta, però, è negativa: secondo Palazzo Lombardia non si configurano le condizioni normative e tecniche per dichiarare lo stato di crisi o di emergenza. La severità idrica resta classificata «alta», il grado più elevato del sistema di monitoraggio nazionale, ma per i due assessori questo non equivale automaticamente all’attivazione della procedura straordinaria di Protezione Civile: la situazione, assicurano, sarà «vagliata su base giornaliera» con Arpa, le autorità di bacino e le categorie. Non è un’emergenza solo italiana: le immagini satellitari Copernicus scattate tra l’1 e il 3 agosto mostrano condizioni analoghe sulla Loira, sul Reno — dove la navigazione merci è già limitata — e sul Danubio, dove la scarsa portata complica il raffreddamento della centrale nucleare di Paks, in Ungheria. Le previsioni meteorologiche promettono un primo cedimento dell’anticiclone africano non prima della terza settimana di agosto, e comunque con piogge insufficienti a colmare un deficit che si trascina da mesi e che chiede risposte strutturali a una crisi che rischia di mettere in ginocchio l’agricoltura della Pianura Padana. The post Po in secca, laghi al 5% mentre il deficit idrico in Lombardia supera il 50% appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 11, 2026
L'INDIPENDENTE
LEGAMBIENTE: LIVELLI DI OZONO SOPRA I LIMITI STAGIONALI, “INTERVENIRE SUL METANO PRODOTTO DA ALLEVAMENTI INTENSIVI E RISAIE”
E’ in anticipo di quasi un mese rispetto alle medie storiche il superamento dei limiti dell’ozono, a causa del caldo che sta investendo soprattutto il centro nord dell’Italia. La denuncia arriva da Legambiente Lombardia che ricorda come l’ozono sia un “gas tossico che si forma quando le sostanze inquinanti che stazionano nell’atmosfera sono esposte all’azione dell’intensa radiazione solare, generando il fenomeno dello smog fotochimico, da cui la Pianura Padana è l’area più colpita, stando alle rilevazioni dell’Agenzia Europea dell’Ambiente”. L’associazione ambientalista rileva che “nei giorni scorsi le centraline di gran parte della Pianura Padana hanno misurato superamenti della soglia obiettivo di lungo termine (OLT) di 120 mg/m3 (valore riferito alla massima media di 8 ore consecutive) dell’ozono. Per la normativa, questi superamenti non dovrebbero verificarsi più di 25 giorni/anno, ma in diverse località, specialmente lungo a pedemontana lombarda, i superamenti si sono già verificati quotidianamente da oltre una settimana, a stagione nemmeno iniziata”. Cosa si dovrebbe fare per ridurre la formazione dell’ozono? “Una azione per il contenimento dei gas precursori“, sottolinea Legambiente, ovvero “i famigerati NOx prodotti dai motori a combustione, le sostanze organiche volatili (VOC) prodotte dall’industria e dall’uso di solventi e il metano, da fonti agricole”. In particolare è il metano che vede nel Nord Italia “concentrazioni triple rispetto a quelle naturalmente presenti nell’atmosfera prima del grande sviluppo dell’industria e dell’utilizzo di combustibili fossili”. Legambiente sottolinea che “il metano è diventato il più importante tra i precursori della formazione di ozono, ed in Pianura Padana le sue emissioni derivano in larga misura da fonti agricole: allevamenti e coltivazione del riso in particolare, con le quattro regioni padane che pesano per circa il 50% del totale nazionale delle emissioni. Se gli allevamenti intensivi fanno la parte del leone, la coltivazione del riso fornisce un contributo molto rilevante nei mesi estivi, quando le acque delle risaie si scaldano, favorendo l’attività dei batteri metanogeni. Ovviamente non bisogna dimenticare che il metano è un inquinante globale: le emissioni locali possono determinare aumenti localizzati delle concentrazioni, e quindi dei processi atmosferici che generano ozono, ma ogni Paese deve fare la propria parte per la riduzione delle emissioni di metano”. Abbiamo parlato del report di Legambiente e di quello che accade in questi giorni in Pianura Padana con Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Ascolta o scarica
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
PIANURA PADANA PIEGATA DA OZONO, TEMPERATURE ESTREME E NUBIFRAGI. MA REGIONE LOMBARDIA “SORVOLA” SULLE CAUSE
Cambiamento climatico e Pianura Padana. Dopo giorni di temperature fino a 10 gradi sopra la media, a partire dal weekend il Nord Italia – a macchia di leopardo – si è trovato sott’acqua. Disagi, allagamenti e forti grandinate; treni fermi tra Verona e Vicenza per il vento che ha compromesso la stabilità del parapetto di un cavalcavia. Frana invece sul monte Antelao, nel Cadore, sulla Statale di Alemagna, la cosiddetta “strada delle Olimpiadi” (quelle invernali 2026) che porta a Cortina D’Ampezzo. Nel Bresciano invece, a Chiari, danni al reparto Radiologia dell’ospedale, con esami riprogrammati per il ripristino. Proprio la Lombardia – e il Pirellone in particolare – sono nel mirino di Legambiente, che sottolinea come la proposta di legge sul clima, in discussione al Consiglio regionale, escluda elementi chiave causa dell’inquinamento del territorio. Metano e numeri eccessivi degli allevamenti intensivi sono i grandi assenti. “Ormai si parla di inquinamento climatico, se non vogliamo vanificare gli investimenti dobbiamo accelerare la transizione ecologica.” Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Ascolta o scarica.
June 16, 2025
Radio Onda d`Urto