Elezioni presidenziali in Brasile: Bolsonaro in vantaggio, ma sarà ballottaggio con Lula
Si sono aperte nella mattinata di domenica 4 ottobre le urne per oltre 150
milioni di elettori brasiliani, chiamati a scegliere il nuovo presidente
dell’ultimo grande Paese sudamericano rimasto ad arginare l’ondata del
trumpismo. I candidati erano tredici, ma la vera partita si è giocata tra il
presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e lo sfidante Flávio Bolsonaro,
figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, attualmente agli arresti domiciliari
con una condanna a 27 anni per tentato colpo di Stato. La campagna elettorale,
svoltasi in un clima di scontro acceso e diretto tra i due candidati, ha visto
Lula rilanciare un programma che sottolinea il ruolo centrale dello Stato per
promuovere sviluppo e giustizia sociale, mentre Bolsonaro ha puntato molto sulle
politiche securitarie e sull’austerità fiscale. Al primo turno, Bolsonaro ha
staccato Lula di meno di due punti, fermandosi al 47% dei voti validi, al di
sotto della soglia di maggioranza necessaria per evitare il ballottaggio. I due
candidati si batteranno dunque al secondo turno, in programma il 25 ottobre.
I risultati ufficiali del primo turno delle presidenziali brasiliane fissano
l’affluenza al 78,92%, in leggero calo rispetto al 79,05% della precedente
tornata elettorale, svoltasi nel 2022. Bolsonaro guida la corsa con il 47,03%
delle preferenze, seguito dal presidente in carica Lula con il 45,16%. Dei
tredici candidati, escludendo Bolsonaro e Lula, solo tre hanno ottenuto almeno
un punto percentuale: lo scrittore Augusto Cury, del partito centrista Avante,
ha ottenuto il 2,89%; Renan Santos, del partito di destra Missão, è arrivato al
2,24%; Ronaldo Caiado, del Partido Social Democrático, di centrodestra, si è
fermato al 2,18%. In passato Avante ha appoggiato Lula nella coalizione di
governo, ma Cury ha affermato che manterrà «il più assoluto silenzio riguardo a
chi parteciperà al ballottaggio». Anche il candidato di Missão ha annunciato la
neutralità del proprio partito, così come il leader del PSD, Gilberto Kassab.
Il ballottaggio è previsto per il prossimo 25 ottobre e la corsa è ancora
aperta. Lula ha proposto un programma che mette al centro il ruolo dello Stato
nell’economia, mantenendo l’attuale cornice fiscale e puntando sugli
investimenti strategici. Lula intende raggiungere la sovranità energetica
promuovendo una spinta sulle fonti rinnovabili, ma anche rilanciando il colosso
petrolifero del Paese, Petrobras. Propone inoltre il rafforzamento della
sovranità nazionale, attraverso l’istituzione di un Consiglio Nazionale ad hoc e
il potenziamento dell’infrastruttura nazionale dei dati. Il programma di
Bolsonaro, invece, ruota attorno a una riduzione della spesa pubblica, una
generale sburocratizzazione e una maggiore apertura ai mercati esteri,
nell’ottica di attrarre investimenti. Bolsonaro promette inoltre un piano per
semplificare la nascita di nuove imprese. Il programma del figlio dell’ex
presidente è orientato anche verso una generale svolta securitaria e prevede,
tra le altre misure, l’abbassamento dell’età per il riconoscimento della
responsabilità penale, l’introduzione della castrazione chimica, e un generale
inasprimento delle pene.
La campagna elettorale tra i due candidati non ha visto sconti. Gli Stati Uniti
sono stati inoltre particolarmente coinvolti, con l’amministrazione Trump
accusata da esponenti del governo e dell’intelligence brasiliani di tentare di
influenzare il voto a favore di Bolsonaro. Anche il rapporto con le piattaforme
digitali è stato al centro di tensioni: a settembre Meta ha temporaneamente
disabilitato gli annunci pubblicitari sul profilo Facebook di Lula,
ripristinandoli poche ore dopo senza fornire una spiegazione. Parallelamente,
un’inchiesta di Agência Pública ha rilevato che almeno 1.069 annunci con
riferimenti a Lula o Flávio Bolsonaro sono stati finanziati in dollari durante
la campagna elettorale, per un valore complessivo di almeno 120.800 dollari.
Negli ultimi mesi, i rapporti tra Lula e Trump sono stati particolarmente tesi,
anche a causa delle divergenze sulla politica commerciale e sulla
regolamentazione delle piattaforme digitali. Trump ha invece mantenuto stretti
rapporti con la famiglia Bolsonaro, e Flávio, suo alleato politico, ha
incontrato il presidente statunitense alla Casa Bianca a maggio.
Trump ha sempre mantenuto un rapporto di vicinanza con la famiglia Bolsonaro,
maggiormente propensa ad aprire il mercato brasiliano agli investimenti
statunitensi. Il Brasile è oggi uno dei pochi Paesi sudamericani – nonché il più
importante – rimasti a opporsi manifestamente a Trump: negli ultimi anni, le
tornate elettorali del continente hanno infatti visto affermarsi diversi
candidati vicini al presidente degli Stati Uniti, anche in Paesi come la
Colombia, precedentemente guidati da presidenti che mantenevano rapporti più
conflittuali con Washington. La vittoria di Bolsonaro segnerebbe una svolta
significativa per il continente, sempre più vicino a tornare a essere il
«cortile di casa» degli USA.
L'Indipendente