Flotilla e Gaza, il valore di una “chiamata”
Sabato 3 ottobre scoprire che a Milano, nel Municipio 3, vi è una Human Zone è
stata insieme ad altre una bella consolazione. Sollecitata dalla presentazione
di due libri che raccontano della partecipazione degli autori alla prima
spedizione della flotilla verso Gaza, ho scoperto che l’incontro, collegato a
EireneFest, era inserito in una molteplicità di iniziative organizzate da una
rete territoriale di associazioni e comunità che promuovono la nonviolenza. Una
Human Week che da ben nove anni propone innumerevoli eventi, presentazioni e
dialoghi per la costruzione di un tavolo permanente per la pace e la
nonviolenza.
Insomma, per me una matrioska tutta da scoprire, un contesto perfetto per questi
due libri dal taglio intimo e umano che, attraverso testimonianze e un diario di
bordo, raccontano della spedizione internazionale, pacifica e umanitaria
dell’anno scorso per rompere il blocco navale della striscia di Gaza e
denunciare la terribile crisi umanitaria del popolo palestinese.
I protagonisti: Vanni Bianconi con il suo libro “Wahoo! Un’odissea al contrario”
e il monaco buddista Claudio Torrero Dharmapala, con il libro “Sull’Arca e
dentro la balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla”. Accanto a loro una
giovane ragazza, Emma Citterio, in rappresentanza del centro sociale Lambretta,
inserito nella rete a livello nazionale di Gaza FREEstyle.
Anna Polo, redattrice italiana dell’agenzia di stampa internazionale Pressenza,
ha facilitato l’incontro con queste tre belle e luminose figure.
Claudio Torrero Dharmapala e Anna Polo
Per i due “naviganti” le stesse domande: Cosa ti ha spinto a partecipare al
viaggio della flotilla un anno fa? Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Vanni Bianconi, un curriculum ricco e interessante legato alla letteratura, alla
scrittura di libri, poesie e costruzione di eventi di denuncia, a un certo punto
della sua vita, nel 2024, si rende conto che questo non basta più a rispondere a
un bisogno impellente di partecipazione: il suo corpo fisico chiede di vivere e
agire. Passa così da esperienze di interposizione nei territori palestinesi,
alla Global March to Gaza, tentativo interrotto di raggiungere Gaza via terra
dall’Egitto, fino alla decisione di aderire alla Global Sumud Flotilla.
Il bisogno era quello di toccare, confortare e solidarizzare con i corpi
martoriati dei gazawi, con quell’umanità violata, quelle vite spezzate.
Attraverso la flotilla il mondo ha riscoperto di avere una voce nelle piazze,
nei movimenti e questo ha dato un senso diffuso di partecipazione viva alla
spedizione. Non sono mancate le esperienze di crudeltà gratuita, di sofferenze
inferte con fredda e cinica volontà.
Attraverso queste esperienze Vanni ha vissuto, non il contatto fisico desiderato
e immaginato, ma ciò che nella realtà e in massima misura vivono i gazawi. Il
libro è stato un modo per rielaborare l’esperienza, un momento terapeutico che
ha permesso di recuperare emozioni e paure che hanno lasciato un segno profondo
influendo su ciò che è il senso della vita, della famiglia, della giustizia, dei
valori e del futuro. Nei vari scambi fra i partecipanti che hanno portato a
termine la spedizione si è parlato di un’esperienza trasformativa, di un click
che ha cambiato il modo di stare in quella situazione: “Posso concedermi di
morire, ho vissuto una vita degna…”. Questo pensiero ha ribaltato tutto, è
subentrata una modalità diversa di stare con quello che c’era nel qui ed ora,
come a dire che la disponibilità a rinunciare a vivere permette di vivere
pienamente. Ciò che è rimasto e accompagna la vita attualmente è la
consapevolezza che esiste un giusto equilibrio con le cose, un giusto distacco
dall’io.
È stato molto interessante ascoltare in successione la testimonianza di
Dharmapala, che ha ribadito questa acquisizione. Il monaco buddista ha portato
il suo vissuto da un punto di vista interiore e da una dimensione spirituale.
Questa prospettiva si evince già dal titolo del libro: “Sull’Arca e dentro la
balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla”. L’Arca ha un significato
simbolico profondo, è uno spazio protetto contro la disumanizzazione che, in
questa metafora, approda nel ventre della balena, ossia la morte, il male,
l’oscuro, ma anche e soprattutto la resurrezione.
Il ventre della balena simboleggia un momento di crisi profonda, di sosta
forzata in cui l’uomo affronta i propri limiti prima di rinascere a una nuova
vita. Partecipare alla flotilla è stata per il monaco una “chiamata” che ha le
sue risonanze nel suo percorso cristiano/buddista e nella catastrofe morale del
mondo ebraico. L’ebraismo, una delle radici del mondo occidentale, patrimonio di
tutti in senso spirituale, è gravemente minacciato dalla scelleratezza dello
Stato di Israele. Il viaggio verso Gaza è un viaggio verso noi stessi, un
viaggio interiore, afferma Dharmapala. Le trasformazioni mondiali attuali
richiedono un rinnovamento spirituale, necessario perché il pericolo è grande:
guerra e tecnica ci allontanano dall’umano. Il rinnovamento arriva da culture
diverse, come quelle rappresentate sulla barca Conscience in viaggio verso Gaza.
Dal punto di vista personale Dharmapala ha fatto i conti con il pericolo fisico,
con la morte che mette in rapporto profondo con la vita. La meditazione,
condivisa con l’equipaggio durante la navigazione, è stata un momento
importante, una preparazione fondamentale e necessaria per stare nel presente e
affrontare quella chiamata a partire, di antico insegnamento biblico, che è
risuonata nei cuori. Non è sempre facile lasciarsi alle spalle noi stessi. Ci
sono stati momenti di profonda ira, “ira che custodisce la dignità umana”,
contro le guardie carcerarie che incarnavano una crudeltà gelida, disumana, in
un’atmosfera da campo da concentramento. Gli spunti di riflessione portati dagli
autori dei due libri sono stati profondi e molteplici e vale la pena di
approfondirli direttamente nei loro libri.
Un tocco di freschezza e bella vitalità è stato portato da Emma Citterio,
ventenne che ha raccontato i progetti di Gaza FREEstyle, una ONG di giovani che
collabora con gruppi di giovani gazawi, promuovendo progetti di sport, break
dance, laboratori di disegno, attività artistiche e musicali, una tenda scuola e
una di sostegno medico attraverso scambi e raccolte fondi. Molte le domande dal
pubblico, interessato alle attività e a questi giovani che si spendono per la
causa palestinese, segno di una speranza che nonostante tutto vogliamo
continuare a coltivare.
Tutti noi possiamo rispondere alla “chiamata”, così come hanno risposto Vanni,
Dharmapala, Emma, quelli che ogni giorno operano per la pace e quelli che
quotidianamente, dal giugno dello scorso anno, partecipano al presidio in piazza
Duomo a Milano dalle 18 alle 19, per mantenere accesa la fiamma che ricorda e
denuncia il genocidio del popolo palestinese, ma non solo: contro l’ingiustizia,
la menzogna, la violenza e l’indifferenza, per un rinnovamento spirituale che
porti verità e pace.
Loretta Cremasco