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SENTENZA OPERAZIONE CITY
Estratti dalla puntata del 20 aprile 2024 di Bello Come Una Prigione Che Brucia SENTENZA DI PRIMO GRADO “OPERAZIONE CITY” E LABORATORIO TORINO Grazie al contributo di una compagna imputata cerchiamo di approfondire alcuni aspetti processuali e politici dell’Operazione City. Nella sentenza di primo grado del processo per i fatti del 4 marzo 2023 – quando un corteo arrabbiato nero attraversò una parte del centro di Torino – si registra la caduta dell’accusa di Devastazione e Saccheggio, mentre le condanne ruotano attorno al concetto di “concorso con ignoti” nei danneggiamenti avvenuti. Uno striscione rinforzato – così come fumogeni e tamburelli – diventa “l’arma del delitto”, nel tentativo di appiattire gli eventi a una “dimensione paramilitare”. Cerchiamo di inserire l’analisi di questa inchiesta all’interno del “Laboratorio Torino”, un contesto repressivo dove sperimentare ed esportare altrove strategie repressive volte a disarticolare il conflitto sociale. In conclusione una riflessione sul corteo come strumento di lotta nella contemporaneità, tra urgenza, rischi ed efficacia.
April 21, 2026
Radio Blackout - Info
91 fermi senza reato: la repressione preventiva è il modello Meloni
della Rete di resistenza legale. Testo ripreso da “Osservatorio repressione”. A seguire un articolo sulla nascita di questa preziiosa “rete” con avvocate/i. La Rete di Resistenza Legale accusa: il fermo preventivo viene usato per neutralizzare il dissenso e trasformare l’ideologia in colpa. Di fronte al fermo preventivo disposto nei confronti di 91 persone, riteniamo necessario intervenire. La storia dimostra che
Antigone al Parco, fra le macerie
Bisogna difendere la società, e che cazzo (per citare Foucault). C’erano ben 91 anarchici (91, più del doppio dei ladroni di Ali Babà), venuti per di più da tutt’Italia, come ha svelato il “Corriere”, che minacciavano di invadere il Parco degli Acquedotti paralizzando una città, il giorno dopo la mobilitazione di 300k vandali assatanati contro Re e Regine. Per le romane e i romani, abituati a condurre nel suddetto parco i cani sciolti dal guinzaglio o a correre essi medesimi ansimando, non c’è bisogno di spiegazioni, ma alle altre e agli altri è giovevole ricordare che si tratta di un vasto appezzamento erboso periferico (ben noto come set filmico e televisivo) poggiato ai resti imponenti di sette acquedotti antichi, sotterranei e in elevato, a volta a doppio ordine. In uno dei casolari sparsi su questo superstite lacerto del devastato Agro Romano si erano rifugiati due presunti bombaroli rimasti sepolti dal crollo del soffitto, forse mentre stavano allestendo un ordigno rudimentale di incerta destinazione. Le e i loro 91 compagne e compagni intendevano rendere un omaggio postumo e deporre dei fiori sui resti del manufatto. Audacia ben presto repressa per il solerte intervento della Digos, che il giorno prima, in un hotel nei pressi della stazione Termini, aveva identificato e interrogato, su input dei validi colleghi tedeschi e ungheresi, una minacciosa martellatrice, che purtroppo avevano dovuto subito mollare per la sua qualità di eurodeputata. Certo, non ci sarebbe voluto molto, ai solerti agenti, per individuare prima dell’irruzione quanto scottasse quel nominativo coperto da immunità e stranoto a livello mediatico. Ma un’irruzione alle 7 di mattina fa notizia ed è una ghiotta provocazione per il corteo che stava per cominciare – non prendiamocela dunque con due piantoni ma guardiamo un pochino più in alto nella catena gerarchica. In ogni caso un flop e per colmo di sfrontatezza il corteo ci ha pattinato sopra. Occorreva rimediare e come, se non sferrando un colpo alla “galassia anarchica”? Che tanti dolori apporta a Piantedosi e alla “figlia del popolo” di cui è il braccio operativo. > Tuttavia facciamo un salto di qualità – dalla cronaca ai sensi riposti della > Storia e domandiamoci: ma noi che abbiamo a che fare con Sara Ardizzone e > Alessandro Marcogliano e con le altre anarchiche e gli altri anarchici fermati > mentre si accingevano a rendere loro omaggio? E con Cospito, per cui > intendevano chiedere, niente meno, la fine del 41 bis? Mica siamo anarchici, > che ce ne sbatte? E infatti, per tanti secoli, che gliene ne sbatteva ai posteri delle intricate vicende dell’antica Tebe, di quella rompicoglioni isterica, figlia di un assassino cecato, che si ostinava a rivendicare il diritto di seppellire il fratello, giustamente lasciato insepolto in base a una legge dello Stato (con la S maiuscola). Quella voleva onorare un nemico dello Stato (sempre con la S) e sfidarne l’autorità in nome del cuore, di un diritto familiare primigenio e prestatale che nessuno sa bene cosa sia e proteggere la nuda vita indifesa e altre sciocchezze simili. E giù per secoli ad arrovellarsi su questa figura della pietà e della disobbedienza, con il rischio di tirar su una generazione di disobbedienti piantagrane, vittime che reclamano giustizia assoluta e via blaterando. Mica la conoscevano di persona – filosofi, tragici, sovversivi e sovversive di ogni banda, come noi non abbiamo mai conosciuto Sara e Alessandro e tanto meno quelli che andavano a portare fiori fra le macerie della casupola. Però tanta gente ne ha discusso in passato e pure oggi, se venissero a prendere me o i compagni che conosco perché ci accingiamo a una protesta o a un gesto di solidarietà, in un pratone deserto o su una tangenziale, se ci sanzionassero arbitrariamente (per ora con successiva comunicazione al procuratore e rilascio una volta cessata l’occasione di pericolo), se – per dirla in termini più generali – in base a qualsiasi provvedimento legale, per quanto ingiusto e incostituzionale incappassimo nel trattamento che si addice a chi non accetta la legge del Padre e della Nazione, a chi diserta la guerra e il potere, beh allora sarebbe davvero un problema nostro e Tebe è la nostra sventurata patria e Meloni e Piantedosi i nostri Creonte. Da operetta, ma pur sempre pericolosi. > E prima o poi ci sarà un giudice – categoria che senza febbrile amore abbiamo > difeso nel referendum – che si accorgerà del carattere incostituzionale del > fermo preventivo come di altre norme del nefasto pacchetto Sicurezza e la > rinvierà alla Corte Costituzionale. Ci accontentiamo di poco, mica pretendiamo di riscrivere la Fenomenologia dello Spirito o di portare fiori a chiunque. Magari – visto che siamo in argomento – ci piacerebbe abolire il 41 bis, sì, e applicarlo brevemente per l’ultima volta a qualche bistecchiere d’Italia riciclatore di soldi mafiosi, e poi basta con questo obbrobrio giuridico. La copertina è di Felipe Tofani (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Antigone al Parco, fra le macerie proviene da DINAMOpress.
March 31, 2026
DINAMOpress
Le “sciagure” del controllo preventivo di polizia. Dal caso Salis agli anarchici
Quanti accaduto sabato alla eurodeputata Ilaria Salis e il fermo di massa degli anarchici a Roma nella giornata di domenica, meritano di non passare sotto silenzio né come normale amministrazione dell’attuazione del nuovo decreto sicurezza. Su quanto accaduto sabato lo lasciamo raccontare alla stessa Salis: “Intorno alle 7.30 sono stata […] L'articolo Le “sciagure” del controllo preventivo di polizia. Dal caso Salis agli anarchici su Contropiano.
March 31, 2026
Contropiano
IL PRIMO FERMO PREVENTIVO COMMINATO A 91 PERSONE “ARMATE” DI FIORI PER UNA CERIMONIA FUNEBRE. “ANARCHICI SPESSO LABORATORIO PER LA REPRESSIONE”
Sono 91 le persone che hanno subito per prime il “fermo preventivo” in nome del famigerato decreto sicurezza – l’ultimo di una lunga serie varato dal governo Meloni – che ha colpito attivisti e attiviste di area anarchica. Le 91 persone sono state fermate preventivamente prima di raggiungere, domenica 29 marzo a Roma, il momento di ricordo funebre nei confronti di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti il 19 marzo nell’esplosione dentro un casolare al Parco degli Acquedotti nella capitale. I fermi sono stati eseguiti per il fotosegnalamento e rilevamento di impronte, sulla base della nuova normativa repressiva. Dopo 8 ore, in serata, sono stati rilasciati con 91 fogli di via. Il fermo preventivo, attraverso l’articolo 11bis introdotto nel d.l. sicurezza 2026 “prevede che ci sia un motivo fondato di pericolo per la pubblica sicurezza se vi sono delle armi o strumenti atti a offendere. In questo caso le persone fermate erano armate solo di fiori quindi è evidente che non ci fossero presupposti di pericolo”, fa sapere l’avvocata Paola Bevere, intervistata ai micrfoni di Radio Onda d’Urto, che insieme a Flavio Rossi Albertini segue attivisti e attiviste. “Il decreto sicurezza ha l’intento di limitare la partecipazione nelle piazze, ha introdotto delle sazioni amministrative molto salate (da mille a 10mila euro) che chiaramente possono essere un disincentivo, soprattutto per i giovani”, aggiunge l’avvocata. Non solo: c’è “la possibilità di fare perquisizioni sul posto e l’accompagnamento preventivo per 12 ore si limita fortemente la possibilità di partecipare alle manifestazioni sulla base di un mero sospetto”. Una norma molto ampia nella “sua applicazione e la sua vaghezza”, fa sapere l’avvocata Bevere. Come ha già fatto sapere l’avvocato Flavio Rossi Albertini, “spesso sono gli anarchici il primo laboratorio per l’attuazione di queste norme più repressiva che preventiva”. Il governo, però, paude. Ma a quale scenario andremo in contro d’ora in poi? L’intervista completa all’avvocata Paola Bevere. Ascolta o scarica.
March 30, 2026
Radio Onda d`Urto