Inceppare la macchina bellica dai porti alle scuole
«Siamo portuali, quindi magari abbiamo le mani sporche,
magari sono macchiate di ruggine, magari sono unte di grasso,
ma non saranno mai sporche di sangue».
Portuale di Liman-İş (Turchia)
COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ
RACCOGLIAMO L’APPELLO DEI PORTUALI PER LA MOBILITAZIONE DEL 30 OTTOBRE E
MANTENIAMO LO SCIOPERO DELLA SCUOLA PER IL 4 NOVEMBRE.
Ieri sabato 3 ottobre a Genova si è tenuta l’assemblea indetta dai portuali del
CALP e da USB per organizzare le mobilitazioni del prossimo 30 ottobre. In
quella data i portuali di quaranta porti in tutto il Mediterraneo incroceranno
le braccia per rivendicare il loro rifiuto della guerra. Si tratta di una grande
convergenza internazionale che stimano sarà in grado di fermare oltre il 60% del
trasporto marittimo del Mediterraneo.
BDS nel suo intervento è stata chiara: «La quasi totalità delle risorse militari
che alimentano il genocidio viaggia per mare. E i porti sono il collo di
bottiglia». Così che per ventiquattro ore quel meccanismo di approvvigionamento
di armi che permette il genocidio in Palestina si incepperà.
Ma questa azione del 30 ottobre non intende limitarsi al comparto portuale.
Questo è il messaggio del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali: tornate nelle
vostre città e chiamate assemblee. Perché non è più soltanto una questione di
coscienza. Non è più solo la necessità di collettivizzare una lotta per cui
singoli lavoratori, civili!, si vedono oggi bersaglio di repressione solo per
essersi rifiutati di trasportare armi a Montichiari come a Napoli.
E il prezzo dei carburanti (e di conseguenza anche di tutto ciò che viene
trasportato) lo dimostra tanto quanto gli alzabandiera con l’esercito in due
scuole di Salerno e Caserta. Le conseguenze fattuali delle scelte della classe
politica, dirigente e militare stanno colpendo la gente, stanno arrivando anche
nel nostro quotidiano. Si parla tanto di difesa, ma da chi e da cosa? Secondo
noi, non dal nemico della Patria, né dal diverso o dallo straniero nelle classi.
Ma dalla guerra stessa, e da chi là ci vuole portare. Le analisi
dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università,
dal ddl antisemitismo alla riforma della difesa attualmente in corso, indicano
che è in atto un attacco alla società attraverso la scuola. Un attacco che mira
a israelizzare la società, costruendo una nuova identità collettiva che sia
funzionale al conflitto permanente e quindi al mantenimento dell’attuale ordine
delle cose.
Dai porti alle scuole si cerca di renderci complici, di fondere “civile” e
“militare” e di militarizzare la società. Diciamo no. Ma un no che è al tempo
stesso anche un sì. Un’affermazione di un’alternativa di pace per tutti i popoli
della Terra. Un’alternativa per cui ora abbiamo una possibilità per agire.
Il 30 ottobre è un venerdì. Il mercoledì successivo sarà già il 4 novembre, la
giornata “dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”. Nonostante la vicinanza
temporale, come Osservatorio abbiamo deciso di mantenere lo sciopero che abbiamo
indetto per il 4 novembre per il comparto istruzione e ricerca. Invitiamo il
mondo della scuola a convergere anche lì, sebbene l’obiettivo stavolta non siano
i numeri ma, come dice Freire, il gesto. Con lo sciopero vogliamo:
* contribuire affinché il 4 novembre diventi una data di contrasto alla
militarizzazione delle scuole e delle università specifica per la scuola e
condivisa.
* dare la possibilità anche ai lavoratori e alle lavoratrici della scuola di
inceppare la macchina bellica, rifiutandosi di partecipare e collaborare agli
eventi di celebrazione militarista che saranno programmati in tante scuole di
tutta Italia.
Per questi motivi come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università partecipiamo alla giornata di mobilitazione del 30,
organizziamo un convegno di formazione per il 3 novembre e manteniamo lo
sciopero del 4 novembre. Parteciperemo con i nostri corpi e le nostre idee nelle
piazze, nei porti e nelle scuole, contro la guerra e il dominio in ogni sua
forma e per un’alternativa di vita e di pace.
A fine assemblea, blocco del varco che conduce al porto
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università