Tutti in marcia 3 ottobre in Val Susa: saremo di nuovo in tanti, là dove tutto è cominciato
Partì proprio da Sant’Ambrogio di Susa, 2 marzo 1996: la nostra prima marcia! Ed
eccoci di nuovo oggi, 3 ottobre 2026, di nuovo qui, di nuovo in marcia, per
l’ultima della serie (per ora).
Diretti questa volta ad Avigliana ma ancora una volta sotto “La Sacra”,
idealmente protetti dalla “Spada di San Michele” che in queste notti di
settembre puntava con la sua luce azzurra in alto, verso Est, quasi pronta ad
abbattersi sullo spreco della “Avigliana/Rivalta”, ennesima tratta dell’inutile,
vecchio, progetto TAV che un tempo doveva collegare Kiev a Lisbona.
Un progetto di origine militare, finanziato con fondi europei per la mobilità
militare, per favorire le guerre che massacrano i popoli e le società civili.
Si, perché le merci sui treni non ci saliranno mai, per questioni logistiche
collegate al territorio italiano e a quella che viene definita la “Città
diffusa”: capannoni ovunque, che rendono troppo costoso e complicato il
trasporto merci su rotaia. E non esistono neppure i milioni di passeggeri
venduti dai vecchi e decrepiti oracoli con la laurea da architetti che ci hanno
ammorbati per anni con fandonie e pozioni magiche che neppure le peggiori
fattucchiere del Medio Evo riuscivano a far digerire al popolo. E infatti…
sparite le madamine, ridotti a pochi umarell ed interessati signori i SI TAV.
Gente che prende regolarmente l’aereo invece che il treno.
Noi invece che il treno lo prendiamo, e sappiamo in che condizioni viene
lasciato il traporto dei pendolari, ci saremo eccome a Sant’Ambrogio! Noi che
viviamo sulla nostra pelle la distruzione del creato, la tocchiamo con mano
nella nostra valle e la osserviamo in tutto il mondo, noi marceremo.
La forza dei NO TAV? Semplicemente quella di imparare a non spegnere ciò che
siamo: esseri pensanti. Talmente razionali, noi che marciamo da 30 anni, da aver
sempre evitato ogni violenza, per indole, ma anche sperando che infine nessuno
possa negare l’evidenza di questo immane raggiro ai danni della collettività che
si chiama Torino-Lione. Un trasferimento di risorse dal pubblico al privato: dal
welfare, sanità, scuola, alle tasche di speculatori, tutta gente che viaggia con
autista, auto blu e aero. Gente che non sa cosa sia la fatica, il risparmio, la
cura del territorio. Gente ricca, riverita e scostante che noi pesiamo da 30
anni.
Vero, il nostro giudizio su costoro conta poco nella realtà dei fatti, ma qui
all’ombra della Sacra di San Michele gli esseri raziocinanti NO TAV possono
perfino credere che sarà infine la bilancia di San Michele a pesare questi
affaristi nel Giorno del Giudizio. E se quella bilancia funziona come si
racconta…
La Storia narra che mille anni fa un nobile e ricco francese compì gravi
misfatti nella sua natia Alvernia, poi si pentì e pagò il suo debito con
pellegrinaggi e opere di bene, vale a dire la realizzazione del monumento che
noi in valle chiamiamo semplicemente “La Sacra”. Oggi nessun affarista e
speculatore si pente ed ogni suo misfatto è peggiore del precedente. Forse aveva
ragione il Giudice Ferdinando Imposimato quando diceva: «si è vero, i ladri
hanno sempre rubato, ma un tempo almeno avevano il senso del limite!».
Insomma son passati mille anni, milioni di persone hanno attraversato la Valle,
nessuno li ha mai ostacolati se venivano in pace. Oggi invece in troppe
occasioni, ed in questo caso solo per risparmiare qualche minuto, si sta
perdendo ogni senso del limite, ogni rispetto per il creato, ogni decenza umana.
Per arrivare prima, che poi bisognerebbe sapere cosa fare col tempo risparmiato!
Non ci possiamo nascondere che ciò che viviamo in Valle è ben poca cosa rispetto
a ciò che di peggio succede nel mondo, ma… neppure dobbiamo dimenticare che fa
parte dello stesso schema. C’è chi lo chiama capitalismo, corretto. Ma perché
non definirlo soprattutto perdita della moralità e del senso di giustizia?
E’ lo stesso fenomeno che poco alla volta allontana le persone e cancella la
solidarietà, che lascia morire la gente in mare, che aumenta i prezzi degli
affitti, che crea disoccupati senza curarsi più di quelle persone.
Chi manifesta contro lo spreco e l’arroganza di un’opera inutile, ragiona anche
su queste vergogne della nostra società. Lo fa con sincera la tristezza nel
cuore ma con la consapevolezza che la goccia d’acqua infine bucherà la roccia.
Ogni passo di una marcia NO TAV è anche una limpida goccia d’acqua. Non si
spiega altrimenti la determinazione di migliaia e migliaia di persone che
arrivano quel giorno dove si manifesta, dalla valle e da tutto il Paese, persino
dalla Francia. E poi cominciano a camminare con le bandiere NO TAV.
Una sorta di pellegrinaggio, di preghiera, che questa volta, il 3 ottobre, alle
ore 14, partirà di nuovo all’ombra della Sacra. Personalmente ho fatto un
calcolo: il mio personale pellegrinaggio NO TAV nell’arco di 30 anni misura
almeno 500 chilometri. Se aggiungessi i pellegrinaggi istituzionali fatti
insieme a molti altri amici e compagni, a Bruxelles, Roma, Torino (quelli a
Torino durati un intero anno, tutti i giovedì presso RFI, li soprannominai i
“giovedì del ferroviere”), i chilometri sarebbero decine di migliaia. In ogni
occasione abbiamo ascoltato cose assurde e poi spiegato a tutti che questo della
Torino-Lione, numeri alla mano, era solo uno spreco di risorse pubbliche.
Di una cosa in particolare oggi mi dolgo, non poter più marciare a fianco di
tanti cari amici che sono andati “oltre”. Come il mio sindaco Elisio Croce, e
alcuni amministratori comunali. E poi Alberto Perino e sua moglie Bianca, tanti
amici dei presidi NO TAV, il giudice Ferdinando Imposimato, Remo Castagneri, che
con le sue battute ci tirava sempre su il morale, Pasquale Cavaliere, uno dei
primi a lasciarci, Stefano Lenzi del WWF che i progetti li ha letti tutti e ci
ha aiutati a scrivere tutte le osservazioni ambientali, Ivan Cicconi, che con i
suoi studi economici e sugli appalti ci ha aperto panorami spaventosi sulle
Grandi Opere. E poi decine, centinaia di persone che continuano a camminare con
noi e che sono lì davanti: in silenzio e senza alzare polvere, in tutte le marce
NO TAV.
Di una cosa mi vanto, di non essere mai stato contro il progresso ma sempre
contro lo spreco, e come migliaia di attivisti NO TAV, ognuno nel nostro
piccolo, aver fatto tutto il possibile per spiegare cosa è veramente
quest’opera. Tutti noi non molleremo mai, più passa il tempo e maggiormente è
chiara la fregatura. La consapevolezza di questa lunga vicenda ha mutato forse
il nostro modo di vedere il mondo, ma non ha piegato la determinazione e
l’ottimismo di chi crede che alla fine ce la faremo a fermare l’inganno.
Perché lo sappiamo: marciare è anche una forma di preghiera. E il fatto sabato 3
ottobre partiamo proprio da lì, Comune di Sant’Ambrogio, proprio sotto la Sacra,
dopo 30 anni in cui sul lato/Italia non si è ancora scavato un solo metro di
tunnel, forse è qualcosa in più di una preghiera!
È un segno del destino, da non mancare: saremo di nuovo in tanti!
Centro Sereno Regis