Tag - libertà di espressione

Diventa reato la solidarietà con la Palestina, il Senato approva
Via libera al ddl che adotta la definizione IHRA contestata da giuristi ed esperti ONU. PD diviso e in gran parte astenuto, mentre M5S e AVS votano contro. Il rischio denunciato da molte organizzazioni: trasformare la critica a Israele in sospetto di antisemitismo Il Senato ha compiuto un passo che […] L'articolo Diventa reato la solidarietà con la Palestina, il Senato approva su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
Nell’Indice di percezione della corruzione l’Italia continua ad arretrare
L’Indice di Percezione della Corruzione, elaborato annualmente da Transparency International, nasce nel 1995 ed è diventato il principale indicatore globale della corruzione nel settore pubblico. L’Indice assegna un punteggio a 182 Paesi e territori di tutto il mondo in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, utilizzando dati provenienti da 13 fonti esterne. Il punteggio finale è determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita). E in tale indice 2025 l’Italia prosegue a marcia indietro, un dietrofront (-1) che rivela un Paese in difficoltà nel quadro di un’Europa e un mondo che arretrano nella lotta alla corruzione. Il punteggio dell’Italia nel CPI 2025 è di 53 e segna un nuovo calo (-1) rispetto al 2024 (54), quando il punteggio ha subito la prima inversione di tendenza dal 2012. Ossia dall’anno in cui il Paese ha scelto di puntare sulla prevenzione della corruzione, con leggi e strumenti per anticipare i rischi e rafforzare la trasparenza. Secondo Transparency International il sistema di prevenzione della corruzione italiano risente delle ripercussioni dovute all’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio. Nel 2025 l’Italia, insieme alla Germania, ha contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione Europea attraverso la Direttiva anticorruzione, proposta dalla Commissione Europea nel 2023 e approvata in via provvisoria a dicembre 2025. Tra le carenze del sistema nazionale di prevenzione della corruzione vi è poi anche la mancanza di una legge organica sul lobbying. La proposta di legge sul tema, incompleta, è stata approvata alla Camera a gennaio e passerà all’esame del Senato. Non meno importanti sono anche: la mancanza di una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure antiriciclaggio. In ordine ai dati globali del CPI 2025, c’è da constatare come le democrazie, solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stiano registrando un preoccupante calo delle prestazioni. Questa tendenza riguarda Paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80). In molti Paesi europei negli ultimi dieci anni gli sforzi anticorruzione hanno subito una battuta d’arresto. Dal 2012, 13 Paesi dell’Europa occidentale e dell’UE hanno registrato un significativo peggioramento, mentre solo sette hanno ottenuto miglioramenti. Un altro fenomeno preoccupante è l’aumento delle restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione. Dal 2012, 36 dei 50 Paesi con un calo significativo dei punteggi CPI hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico. “In un contesto mondiale nel quale i principi dello Stato di diritto e i rapporti internazionali stanno progressivamente mutando”, ha sottolineato Michele Calleri, Presidente di Transparency International Italia, “è fondamentale per ciascuno di noi riaffermare con decisione che valori quali l’integrità, la trasparenza e la responsabilità sociale sono ineludibili. Per questo dobbiamo impegnarci nella realizzazione di un modello di società e di rapporti umani che trovi più conveniente ed etica l’integrità rispetto alla corruzione, la trasparenza rispetto al clientelismo e la responsabilità rispetto all’omertà sociale.” “Dopo il crollo di dieci posizioni dell’Italia nell’indice di percezione della corruzione registrato nel 2024”, ha dichiarato il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia, intervenendo alla presentazione dell’Indice di percezione della corruzione, “ora constatiamo un altro passo indietro. È un lento veloce declino: la situazione nel nostro Paese non è felice. Una tendenza che c’è già ed è quella di prendersela col termometro. Ma questo è un indice che unisce tutto il mondo, che consente di misurare a livello globale, è un termometro che va preso molto sul serio e mai sottovalutato. Il fatto che si vada male, e che anche in Europa si siano fatti purtroppo passo indietro, non deve essere un elemento che non fa guardare con preoccupazione i passi indietro che ci sono stati. (…) Quello di cui abbiamo bisogno è non sottovalutare l’indice che oggi segna un punteggio ma segue un trend, reagire invece tutti insieme, con un colpo di reni, capendo che a questo è legata la qualità della nostra democrazia, la fiducia che i cittadini hanno nelle istituzioni. Questo è un compito che riguarda tutte le istituzioni, tutti i cittadini, la società civile, un compito sul quale ci giochiamo molto del nostro futuro.” Qui per approfondire: https://www.transparency.it/informati/news/cpi-2025-italia-conferma-dietrofront. Giovanni Caprio
February 12, 2026
Pressenza
La Statale di Milano prende posizione contro i ddl che equiparano antisionismo e antisemitismo
VITTORIA: UNIMI PRENDE POSIZIONE CONTRO IL DDL BAVAGLIO! Antisionismo non è antisemitismo Ora facciamolo in tutte le università! A seguito della discussione di ieri in Senato Accademico, oggi l’Università Statale di Milano, sulla base di una mozione che abbiamo presentato, si è espressa pubblicamente contro il DdL 1004 e il […] L'articolo La Statale di Milano prende posizione contro i ddl che equiparano antisionismo e antisemitismo su Contropiano.
February 11, 2026
Contropiano
ddl antisemitismo: ragion di stato filoisraeliana contro dissenso
Le norme in discussione in Parlamento hanno un unico fine: silenziare e reprimere le critiche al genocidio e all’apartheid di Israele. Siamo di fronte a un sequestro a fini geopolitici della memoria dello sterminio di ebree ed ebrei. di Nicola Perugini e Tatiana Montella Memoria strumentalizzata, dissenso criminalizzato: perché la definizione IHRA minaccia la democrazia italiana Negli ultimi mesi, l’Italia
February 10, 2026
La Bottega del Barbieri
Appello dei giornalisti della regione del Kivu, Repubblica Democratica del Congo (RDC)
Un gruppo di giornalisti impegnati nella promozione della pace e della non violenza si trova attualmente in esilio in Burundi, a causa della crescente insicurezza nella regione del Kivu. La redazione di Pressenza desidera fornire loro tutto il sostegno possibile pubblicando qui la loro richiesta, firmata da due giornalisti locali. La loro richiesta: essere accolti presso l’ambasciata della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e poter informare sulla situazione locale. Ecco il contenuto del testo comunicato dalla lettera manoscritta qui sotto, in francese: “Appello sulle difficili condizioni umanitarie dei giornalisti e dei rappresentanti della società civile rifugiati nel porto di Rumonge in Burundi. I giornalisti e gli attori della società civile esercitano la loro professione per promuovere la pace e la non violenza. Noi, giornalisti e soggetti della società civile, chiediamo l’intervento del governo burundese e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani al fine di facilitare il nostro trasferimento all’ambasciata della RDC in Burundi a seguito delle condizioni di vita disumane dei giornalisti e dei soggetti della società civile nel porto di Rumonge. Redatto a Rumonge, il 14 dicembre 2025″. Appello dei giornalisti del Kivu Pressenza IPA
December 15, 2025
Pressenza
Libertà di espressione: in Italia il dissenso è “ostruito”
L’Italia non è un Paese dove la società civile può operare con garanzie piene, bensì uno stato in cui il diritto di protesta, di associazione e di critica incontra ostacoli sistematici. È questo il verdetto severo – ma diciamo la verità, anche prevedibile – del rapporto annuale “Power Under Attack […] L'articolo Libertà di espressione: in Italia il dissenso è “ostruito” su Contropiano.
December 13, 2025
Contropiano
L’espulsione di Mohamed Shahin è una minaccia alla libertà di espressione
La vicenda dell’espulsione dell’imam torinese Mohamed Shahin merita di essere conosciuta nei dettagli e di una mobilitazione che ne pretenda l’immediata scarcerazione dal Cpr di Caltanissetta dove è stato spedito da Torino (con un accanimento vergognoso) e la sospensione dell’espulsione decretata unilateralmente dal Ministero degli Interni. Contro Mohamed Shahin era […] L'articolo L’espulsione di Mohamed Shahin è una minaccia alla libertà di espressione su Contropiano.
December 1, 2025
Contropiano
Genocidio palestinese e dissenso in Italia: le piazze per la Palestina sono scenario di repressione?
Dal boicottaggio dei consumi alle manifestazioni di piazza: cresce in Italia il movimento di solidarietà con il popolo palestinese, mentre si moltiplicano episodi di repressione e dibattiti sulla libertà di espressione. Nel nostro paese stiamo assistendo a imponenti manifestazioni contro l’occupazione israeliana e il genocidio palestinese, attraverso l’attraversamento fisico dello spazio pubblico (presidi di piazza e cortei nelle strade) e anche mediante altri strumenti, come il boicottaggio dei consumi e delle strutture considerate coinvolte nelle violazioni dei diritti umani. Il tema “Palestina” attraversa le nostre coscienze: a partire da un moto di empatia umana, le posizioni di tante e tanti diventano politiche, poiché non piangiamo solo le persone uccise e, soprattutto, i tanti bambini, ma iniziamo a reclamare giustizia per il popolo palestinese e rispetto del diritto internazionale. Il che, tradotto in parole semplici, significa condannare l’intero progetto sionista e le azioni atroci che gli organi governativi che oggi lo portano avanti stanno perpetrando ai danni del popolo palestinese. Forse non sempre si è consapevoli di questo, ma è di questo che si tratta: quando scendiamo in piazza per la Palestina oppure acquistiamo Gaza Cola invece di Coca-Cola, lo facciamo per condannare il genocidio ma anche, necessariamente, per combatterne i presupposti. Vi è un nesso storico tra ciò che è accaduto cento anni fa con l’insediamento dei primi coloni attraverso il “primo aliyah”, “il primo ritorno”, cioè l’immigrazione dei primi coloni sionisti che avvenne tra il 1882 e il 1903, portando migliaia di ebrei in Palestina, e ciò che accade oggi con il colonialismo di insediamento iniziato nel 1948 in Cisgiordania, che ha portato sempre più persone a comprimersi dentro lo spazio della Striscia di Gaza per sfuggire all’apartheid e alla violenta sottrazione delle terre e del diritto di abitarle in modo dignitoso e sicuro. Senza infilarci in complicate ricostruzioni storiche, salta all’occhio che il fulcro della questione sia sempre la terra: la terra dei padri ma, soprattutto, la terra dei figli e per i figli. Il sionismo getta le basi per un’economia giorno dopo giorno sempre più fiorente, fuori e dentro Israele, e sempre più strettamente legata, purtroppo, anche alle operazioni militari. Uno sviluppo basato su un modello di investimento neoliberale, che ha consentito alle aziende israeliane di diventare dei colossi mondiali in alcuni settori; un esempio eclatante è il caso di TEVA, azienda farmaceutica che più volte ha dimostrato di non attenersi ad alcuna regola di controllo sulla produzione dei farmaci né sul divieto di fare cartello per imporre i propri prodotti al mercato. Il suo profilo etico (per quanto dichiarino i suoi siti ufficiali) è ampiamente compromesso dalle sanzioni dell’Unione Europea, che nell’ottobre del 2024 l’ha multata per 462 milioni di euro per concorrenza sleale e abuso di posizione dominante. Inoltre, di recente, la multinazionale sembra essere coinvolta, insieme ad altre realtà, in gravissime azioni contrarie al codice etico sanitario: “Rapporti inquietanti suggeriscono che il Ministero della Salute israeliano avrebbe permesso a grandi aziende farmaceutiche nazionali di testare prodotti sui prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Questa affermazione, fatta dalla professoressa Nadera Shalhoub-Kevorkian e da Mohammad Baraka, capo dell’Alto Comitato di Follow-up per gli Arabi in Israele, solleva serie preoccupazioni etiche. Nel 1997, l’ex politica israeliana Dalia Itzik riferì che oltre 5.000 test erano stati eseguiti su questi prigionieri. Inoltre, storicamente, le autorità israeliane restituiscono sempre con grande ritardo i corpi dei prigionieri deceduti e questo alimenterebbe i sospetti di sperimentazioni mediche.” Fonte: BDS Italia. TEVA, ancora, effettua forniture dirette all’esercito israeliano e finanzia campagne di immagine a sostegno delle azioni belliche a Gaza. Per tutti questi motivi, BDS, il movimento globale per i diritti del popolo palestinese, è attivo da vari anni con una campagna massiva contro TEVA. A tal proposito è bene precisare cosa dice BDS: il boicottaggio combatte la complicità, non l’appartenenza. Può sembrare una precisazione banale, ma è meglio non dare spazio ad equivoci. È necessario farlo perché il terreno si fa sempre più scivoloso. In Italia, il 6 agosto scorso, è stato presentato un disegno di legge (S.1627, cosiddetto disegno di legge “Gasparri”) che si ispira, con molta approssimazione, alla definizione di antisemitismo adottata dalla “International Holocaust Remembrance Alliance” il 26 maggio 2016: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.” Ma l’aspetto innovativo portato nella proposta è un salto, quasi un volo pindarico, di associazione dell’antisemitismo all’antisionismo, nesso che (ci correggano i giuristi) non esiste nel testo della definizione adottata da IHRA. Le domande sono tante. Chi scrive immagina che, tra le persone giuste che attraversano le comunità ebraiche europee e tra le componenti sane della società israeliana, vi sia ampio dibattito per capire come la definizione dell’IHRA possa e debba essere aggiornata alla luce delle recenti accuse mosse dalla Corte Penale di Giustizia e degli avvenimenti storici. Lo testimonia il fatto che il noto storico israeliano Ilan Pappé ha pubblicato un libro che si chiama La fine di Israele e che delinea proprio come la spaccatura interna rispetto al progetto sionista sarà la motivazione del suo annientamento. I fatti sembrano confermare questa visione dello studioso, che forse, ad alcuni, era potuta sembrare poco fondata poiché proiettata in un futuro troppo lontano. È di oggi la notizia della presenza in piazza a Gerusalemme di “una massiccia protesta che ha scosso la città, con la partecipazione di circa duecentomila ebrei ultraortodossi che hanno protestato contro la leva obbligatoria nell’esercito israeliano. Lo riporta il quotidiano Ynet, sottolineando il grande impatto della protesta che ha coinvolto una fetta significativa della comunità haredi locale. La manifestazione, denominata la ‘Marcia di un milione di uomini’, ha purtroppo registrato un tragico incidente: la morte di un ragazzo di 15 anni.” Altro quesito: è necessario un rafforzamento dei dispositivi di legge che puniscono l’antisemitismo nel nostro paese, in tutte le sue forme? Sì, certamente. Purtroppo, la scarsa o distorta conoscenza dei fatti storici porta tutt’oggi ancora troppe persone ad avere una percezione strisciante degli ebrei, considerati, nel pensiero di molti, come entità lobbistica. È ovvio che tale percezione, come tutte le azioni da essa generate, vada contrastata duramente. Ma allo stesso modo, se vogliamo restare in una posizione di correttezza etica e di efficacia giuridica, sono necessarie condanne di tutti i tipi di razzismo ben radicati nel nostro paese: vale per il razzismo anti-nero, l’antiziganismo, l’islamofobia, il razzismo antipalestinese, per tutti i giudizi negativi preconcetti basati su stereotipi riguardo a un gruppo etnico o razziale. Se la vediamo da questa prospettiva, individuando nell’antisionismo, d’emblée, una moderna manifestazione di antisemitismo, il progetto di legge pare promuovere una criminalizzazione del dissenso contro Israele, colpendo anche chi protesta per il riconoscimento dei diritti dei palestinesi e per l’affermazione della giustizia internazionale. È così? C’è chi, nel mondo dei giuristi democratici, solleva dubbi di incostituzionalità qualora la proposta venisse approvata dalle Camere. E ancora, la proposta si alimenta della deriva reazionaria che una sempre più poderosa parte della società civile sta denunciando, con particolare riguardo al modo con cui le forze dell’ordine agiscono nei confronti degli attivisti e delle attiviste per la Palestina? Fatto sta che, in tutta la penisola, da Milano a Torino, poi a Roma e infine a Napoli, si sono registrati episodi di violenza delle forze dell’ordine contro gli attivisti. Nel capoluogo partenopeo, in particolare, a seguito di una contestazione alla presenza di TEVA alla fiera PharmaExpò alla Mostra d’Oltremare, ci sono stati tre arresti. Dalle ricostruzioni della dinamica, effettuate grazie ai tanti video condivisi da parte di persone presenti, anche non direttamente coinvolte nella protesta, vi sarebbe stato un accanimento di alcuni agenti della Polizia e della Guardia di Finanza, che hanno accerchiato un gruppetto di venti attivisti che si stavano pacificamente avviando all’uscita dalla Mostra, dopo aver aperto uno striscione, minacciandoli e malmenandoli. Dopo tre giorni di detenzione, i fermi sono stati annullati senza che venisse convalidata la richiesta di arresti domiciliari mossa dal PM: solo obbligo di firma per gli attivisti, secondo il GIP. Una mitigazione della pena dovuta all’accertamento degli eventi che presenta una verità più vicina alla versione dei manifestanti che a quella della Questura? I fatti andranno accertati nelle sedi opportune. È però lecita una domanda: c’è reale possibilità di manifestare per una causa giusta come l’immediata sospensione della pulizia etnica dei palestinesi? Oppure, quando si toccano obiettivi sensibili economici (quelli che, tra l’altro, ha individuato la rapporteur delle Nazioni Unite per il popolo palestinese, Francesca Albanese, nei suoi due ultimi rapporti come base per le complicità con il genocidio “ongoing” da parte di imprese presenti in sessantatré Stati, tra cui l’Italia), si rischia di impattare con forme di repressione? * Storia degli insediamenti israeliani in Palestina – Vatican News * Colonialismo e apartheid in Israele – BDS Italia * Proteste in Israele: circa 200mila ultraortodossi in piazza, morto un ragazzo – Alanews * Disegno di legge S.1627 – Senato della Repubblica * DDL “antisemitismo”: il piano Gasparri tra università e propaganda – Domani * Napoli: fermi e abusi della polizia durante la protesta contro l’azienda israeliana TEVA – SiCobas * Scarcerati gli attivisti per la Palestina arrestati a Napoli – Rai News Campania * Rapporto ONU sul genocidio palestinese – Il Fatto Quotidiano   Nives Monda
October 30, 2025
Pressenza
In tono di comando
> Il nuovo ambasciatore statunitense presso l’UE intende adeguare le norme > comunitarie agli interessi dell’amministrazione Trump e dell’economia > statunitense. Se ci riuscisse, spianerebbe la strada all’estrema destra sui > social media. Andrew Puzder ha assunto la carica l’11 settembre. Egli chiede che Bruxelles elimini le “barriere normative” che ostacolano gli affari, in particolare quelli delle aziende statunitensi. Ad esempio, le norme sui social media dovrebbero essere abolite per ripristinare la “libertà di espressione”. Con quest’ultima si intende l’eliminazione delle norme volte a limitare l’incitamento all’odio da parte dell’estrema destra. La loro abolizione andrebbe a vantaggio non da ultimo delle organizzazioni di estrema destra con cui collabora, ad esempio, la Heritage Foundation statunitense, per la quale Puzder era attivo fino a poco tempo fa. Anche altri ambasciatori statunitensi in servizio altrove interferiscono nella politica dei loro paesi ospitanti, come ad esempio l’ambasciatore USA in Francia, appartenente al clan Trump. Quest’ultimo ha recentemente chiesto con tono imperioso alla Francia di rinunciare al previsto riconoscimento dello Stato palestinese. Esperienze simili si sono verificate anche in Germania. ABOLIRE LE NORME UE Andrew Puzder, un ex manager di due catene di fast food statunitensi, in passato si è espresso a favore dell’automazione delle fabbriche perché le macchine sono “sempre educate”, non prendono ferie e non arrivano mai in ritardo (come riportato da german-foreign-policy.com [1]). In occasione del suo insediamento la scorsa settimana, in un’intervista ha comunicato quali saranno i suoi primi obiettivi di lavoro come ambasciatore degli Stati Uniti presso l’UE. Secondo quanto affermato, Puzder si impegnerà a modificare o addirittura ad abolire le leggi e le norme dell’UE se non sono nell’interesse delle aziende statunitensi. Ciò vale, da un lato, per la direttiva sulla catena di approvvigionamento (Corporate Sustainability Due Diligence Directive, CSDDD), che impone a tutte le aziende operanti nell’UE obblighi di diligenza nella selezione dei propri fornitori in materia di diritti umani e norme ambientali. Puzder non lascia dubbi sul fatto che intende abolire la direttiva. Ciò vale anche per il rispetto dei fattori ESG (Ambiente, Sociale e Governance), ad esempio negli investimenti. Già a febbraio, il ministro del Commercio statunitense Howard Lutnick aveva dichiarato di essere pronto in qualsiasi momento a utilizzare “strumenti commerciali” qualora tali norme UE ostacolassero le aziende statunitensi. [2] LIBERTÀ DI ESPRESSIONE Puzder chiede inoltre che gli Stati Uniti e l’Unione Europea si oppongano “congiuntamente” alla Russia e alla Cina. Per quanto riguarda la Cina, ciò si riferisce alla dura linea di scontro intrapresa dall’amministrazione Trump non solo sul piano economico, ma anche su quello politico e militare. Per quanto riguarda la Russia, Puzder chiede che in futuro l’UE non si rifornisca più di gas liquido russo, ma statunitense. Non da ultimo, il nuovo ambasciatore statunitense si oppone alla regolamentazione dei mercati e dei servizi online, come previsto in particolare dal Digital Markets Act (DMA) e dal Digital Services Act (DSA). Solo di recente l’UE ha inflitto alla società statunitense Google una sanzione di 2,95 miliardi di euro per violazione delle normative UE in materia.[3] Puzder respinge con forza questa decisione e sostiene che tali sanzioni siano apertamente “rivolte contro le grandi aziende statunitensi” e che ciò sia “inaccettabile”. [4] Inoltre, sostiene che con la sua regolamentazione online l’UE limiti la “libertà di espressione”. Pur dichiarando con condiscendenza che la “libertà di espressione” nell’UE non deve essere esattamente la stessa che negli Stati Uniti, afferma comunque che le norme che vietano, ad esempio, la discriminazione razziale o sessista aperta limitano la libertà di parola in modo inammissibile. VIA LIBERA ALL’INCITAMENTO ALL’ODIO Con la richiesta di indebolire o abolire completamente la regolamentazione delle piattaforme di social media provenienti dagli Stati Uniti, Puzder non solo difende gli interessi delle multinazionali statunitensi, ma anche quelli di un’organizzazione per la quale ha recentemente lavorato come Distinguished Visiting Fellow for Business and Economic Freedom: la Heritage Foundation. [5] La fondazione, che con il suo Project 2025 ha redatto una sorta di programma di governo per l’amministrazione Trump, collabora strettamente con l’alleanza di partiti di estrema destra Patriots for Europe (PfE), di cui fanno parte, ad esempio, il Rassemblement National (RN) francese, il Vlaams Belang belga e la Lega italiana. [6] Intrattiene relazioni particolarmente strette con il primo ministro ungherese Viktor Orbán, il cui partito Fidesz fa parte del PfE. L’abolizione delle norme contro l’incitamento all’odio di destra andrebbe a vantaggio dei partiti membri del PfE e, con essi, anche del loro partner di cooperazione, la Heritage Foundation. INACCETTABILE L’aperta ingerenza degli ambasciatori statunitensi negli affari interni del Paese ospitante sta già causando gravi conflitti altrove. È il caso della Francia, dove gli Stati Uniti sono rappresentati da un membro del clan Trump, Charles Kushner, imprenditore immobiliare condannato per evasione fiscale, il cui figlio Jared è genero del presidente degli Stati Uniti. In agosto, dopo che il presidente Emmanuel Macron aveva prospettato il riconoscimento dello Stato palestinese per il 19 settembre, Kushner aveva trasmesso ai media una lettera indirizzata a Macron. In essa descriveva l’imminente riconoscimento della Palestina come un’“iniziativa” che alimentava il “fuoco antisemita” e chiedeva a Macron in tono imperioso: “Abbandonate le iniziative che servono a legittimare Hamas e i suoi alleati”.[7] Il messaggio di Kushner, la sua prima uscita pubblica come ambasciatore degli Stati Uniti in Francia poco dopo il suo insediamento, ha suscitato forte irritazione a Parigi. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot l’ha definita “inaccettabile”; sottolineando che la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961 impone il non intervento negli affari interni del Paese ospitante. Kushner si è poi persino rifiutato di presentarsi al Ministero degli Esteri francese. OPINIONI ESTREME Im Germania l’ingerenza di un ambasciatore statunitense negli affari interni del Paese è già nota dai tempi del mandato di Richard Grenell (dal 2018 al 2020). Già all’inizio di giugno 2018, in un’intervista alla piattaforma online statunitense di estrema destra Breitbart, Grenell aveva dichiarato di voler “rafforzare a tutti i costi altri conservatori in tutta Europa”. [8] Con “conservatori” si intendevano tutte le forze di estrema destra anche al di fuori dello spettro dei partiti tradizionali. Grenell si è poi distinto per aver inviato lettere minatorie ad aziende tedesche per costringerle a seguire le sue richieste politiche.[9] L’uomo, che attualmente detiene il titolo di “inviato speciale per missioni speciali”, solo pochi giorni fa ha chiesto che al corrispondente della ZDF negli USA Elmar Theveßen venisse revocato il visto. Theveßen aveva esercitato la sua libertà di espressione affermando giustamente che Charlie Kirk, attivista di estrema destra recentemente assassinato, aveva fatto “dichiarazioni razziste” e “ostili alle minoranze” e apparteneva “all’estrema destra negli Stati Uniti”. Riguardo al vice capo di gabinetto di Trump, Stephen Miller, Theveßen aveva giudicato che avesse “opinioni molto estreme”. Grenell ha quindi affermato che Theveßen incitava alla violenza contro gli oppositori politici e che doveva essere espulso. [10] -------------------------------------------------------------------------------- NOTE: [1] Vedi “Imparare dal tornado Trump”. [2] Jeff Green: Il nuovo ambasciatore americano presso l’UE promette di combattere la burocrazia per le aziende statunitensi. bloomberg.com 11.09.2025. [3] L’UE infligge a Google una multa di 2,95 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nel mercato della pubblicità display. ceelegalmatters.com 12.09.2025. [4] Jeff Green: Il nuovo ambasciatore americano presso l’UE promette di combattere la burocrazia per le aziende statunitensi. bloomberg.com 11.09.2025. [5], [6] Cfr. “Imparare dal tornado Trump”. [7] Michaela Wiegel: Lettera con conseguenze (Brief mit Konsequenzen). Frankfurter Allgemeine Zeitung 26.08.2025. [8] Vedi “Ein Oligarch für die AfD“. [9] Vedi “Die Souveränität der Macht”. [10] Emittente tedesca respinge la richiesta dell’ex inviato statunitense di espellere un giornalista. yahoo.com 15.09.2025. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid con l’ausilio di traduttore automatico. GERMAN-FOREIGN-POLICY.com
September 22, 2025
Pressenza
“Questa Lega è una vergogna”
Pino Daniele e il coraggio di dire no al razzismo nei manifesti rimossi a Roma C’è una fotografia che oggi non vedrai in copertina. Non perché non esista, ma perché ogni replica non contestualizzata è una nuova diffusione del messaggio d’odio. Per questo non vogliamo contribuire a diffonderla. È l’immagine di un manifesto affisso in varie zone di Roma e firmato dalla Lega. Uno slogan gridato in maiuscolo: “Occupi una casa? Ti buttiamo fuori in 24 ore”. Accanto, una scena costruita con cura inquietante: persone visibilmente non italiane, con tratti che evocano lo stereotipo del “diverso”, neri, rom, volti caricaturali, vengono fermate dalla polizia davanti a un portone. Non è solo propaganda. È un attacco visivo e narrativo alla dignità umana. Per questo, abbiamo scelto di aprire con un altro tipo di immagine: la copertina dell’album ‘O scarrafone di Pino Daniele, che nel 1991 cantava: Un uomo in blues “Questa Lega è una vergogna”. Un verso che oggi suona come un monitor ancora attuale. Trentaquattro anni dopo, quella denuncia sembra ancora necessaria. Gli stessi pregiudizi, le stesse campagne denigratorie, le stesse immagini stereotipate restano affisse sui muri delle nostre città. Non è solo un ritorno nostalgico a una canzone del passato, ma il segno di una memoria viva e resistente. Una memoria che parla ancora, come quella Napoli profonda e meticcia che ha sempre saputo dire no al razzismo anche quando non faceva notizia. Non è solo un manifesto. È una battaglia del nemico La fotografia, visibile nell’articolo solo per scopi critici, non è documentazione giornalistica. È un set narrativo in scena per alimentare una percezione falsa e pericolosa: che l’abusivismo, l’illegalità, il pericolo per “la brava gente” hanno un volto preciso. E quel volto, guarda caso, non è mai bianco. Manifesto della Lega con contenuti discriminatori Si tratta di razzismo visivo, e la parola non è abusata. È esatto. Quando si usano immagini che assimilano minoranze etniche a comportamenti criminali, si viola un principio fondamentale: l’uguaglianza di tutte le persone davanti alla legge e alla dignità. La rimozione da parte del Comune: censura o responsabilità? Il Comune di Roma ha deciso di rimuovere quei manifesti. Una scelta che ha scatenato l’ira della Lega, che ha parlato di “bavaglio comunista” e attacco alla libertà d’espressione. Ma la libertà di espressione non è il diritto di diffondere odio. Non è il diritto di costruire narrazioni che identificano etnie con criminalità, povertà con pericolosità, disperazione con minaccia. La decisione del Comune non è censura. È difesa della Costituzione, che all’articolo 3 garantisce pari dignità sociale senza distinzione di razza, lingua o opinioni. È una presa di posizione civile, in un’epoca in cui anche l’indifferenza può essere complicità. In un contesto europeo in cui il razzismo è in crescita, come riportato dalla FRA (Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali), la difesa attiva dei principi costituzionali non è una forzatura ideologica, ma un obbligo morale. E lo è ancor di più in Italia, dove articoli come il 3 e il 21 della Costituzione stabilizzano che l’espressione libera non può mai tradursi in incitamento alla discriminazione. Propaganda che semplifica, divide, colpisce Il manifesto affisso a Roma è solo l’ultimo esempio di una strategia comunicativa fondata sulla costruzione di un nemico semplice: lo straniero, il povero, l’abusivo, che minaccia l’ordine. Nessun riferimento a cause strutturali, nessuna proposta di inclusione sociale, nessuna complessità, solo paura e repressione. Chi ha costruito quella fotografia, con ogni probabilità in un set o con un intervento di post-produzione, non ha scelto a caso i volti, gli abiti, le posture. Ha voluto che parlassero da soli. Ha iniettato razzismo nelle immagini, contando sulla rapidità con cui lo sguardo assorbe e giudica. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unione Inquilini, in Italia nel 2023 sono stati eseguiti oltre 29.000 sfratti, il 90% dei quali per morosità incolpevole. La vera emergenza abitativa riguarda famiglie italiane e straniere senza mezzi, non criminali o “furbetti”. Ma questa complessità non fa notizia. Meglio ridurre tutto a uno slogan da affissione. Il paradosso di CasaPound A rafforzare l’ipocrisia di certe narrazioni, c’è il caso di CasaPound. Fondata nel 2003, CasaPound è un’organizzazione politica di estrema destra che si definisce “fascista del terzo millennio”. È conosciuta per le sue azioni provocatorie e per l’occupazione di spazi pubblici. A Roma, in via Napoleone III, questo movimento occupa da oltre vent’anni un palazzo di proprietà pubblica senza pagare affitto, trasformandolo nella propria sede nazionale. Un’occupazione illegale mai realmente sanzionata. Nonostante le denunce, gli appelli e le mozioni approvate dal Consiglio Comunale, lo stabile non è mai stato sgomberato. È solo il caso più noto: altre occupazioni e concessioni opache si sono susseguite negli anni. Una realtà che mostra come le regole, in Italia, sembrano valere in modo diverso a seconda del colore della pelle o della bandiera che si sventola. Qualcuno ha suggerito, con amarezza, che forse la Lega dovrebbe affiggere un manifesto diverso: “Occupi un palazzo da vent’anni a Roma senza pagare affitto? Ti portiamo anche il caffè, basta che sei nostro amico”. Sarebbe più onesto. Fonti e approfondimenti: Unione Inquilini – Rapporto sugli sfratti in Italia 2023 https://www.unioneinquilini.it/index.php/rapporti-sfratti-2023/   Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) – Relazione annuale 2023 https://fra.europa.eu/it/publication/2023/fundamental-rights-report-2023   Costituzione della Repubblica Italiana – Articoli 3 e 21 https://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=3 https://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=21   Movimento del Comune di Roma sullo sgombero di CasaPound (2020) https://www.romatoday.it/politica/casa-pound-via-napoleone-mozione-sgombero.html   Rimozione manifesti Lega a Roma – Notizia ANSA https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/07/27/roma-rimossi-i-manifesti-lega-stereotipi-razzisti Lucia Montanaro
July 28, 2025
Pressenza