Anche Milano ieri per la PalestinaIl tam tam nazionale e internazionale aveva risuonato, ma nelle ultime settimane
tante erano state le iniziative e gli sforzi per respingere quel decreto
vergognoso 1004 che vorrebbe equiparare antisionismo ad antisemitismo.
Invece Milano ha messo insieme i suoi tanti gruppi: centri sociali,
associazioni, partiti, ma soprattutto sono tornati in piazza i giovani, gli
uomini e le donne che in questi 3 anni hanno continuato a partecipare ad
incontri, leggere, assistere a proiezioni, stare in presidi, organizzare cene di
finanziamento, sostenere famiglie di gazawi. Un sottobosco che non ha mai smesso
di esserci, che lo ha fatto in conversazioni, in una sala, volantinando o in
silenzio in una piazza, esponendo bandiere, cartelli: ieri si è riversato nelle
vie di Milano.
A volte le manifestazioni cominciano con concentramenti che si avvertono già
stanchi, con quel filo di rassegnazione, di chi è lì quasi per dovere, quando
fioccano i “purtroppo”… Ieri no: da subito piazza della Repubblica è vivace, la
tensione è quella giusta, c’è voglia di esserci, di colorare la piazza, di
gridare. Oggi non c’è solo la quantità, che non è affatto male, ma è la qualità
che si avverte.
Prima della partenza compaiono anche 5 ragazzotti in moto nere, tutti vestiti di
nero, uno tiene una bandiera palestinese, come fosse un lasciapassare, vogliono
sfidare il corteo passando in mezzo. Stupidi fascistelli che ci provano, ma sono
respinti con 4 insulti e una risata, oggi ci fanno solo sentire quanti di più
siamo, come era successo in mattinata davanti al centro sociale Lambretta.
Diversi camion con musiche e interventi, tanto che gli immancabili Ottoni a
Scoppio devono stare in fondo per farsi sentire. La polizia è distante, chiude
da lontano le tante traverse. Ad un certo punto taglio in bici per raggiungere
la testa del corteo: passo davanti al consolato Usa, lì la strada è chiusa con
diverse camionette, come se si aspettassero chissà cosa. Eppure il corteo passa
lontano di lì, la loro paura è sintomatica, è grande quanto la loro coscienza
sporca.
Il corteo, come spesso avviene, si ingrossa, è fitto, tanto che bisognerà
tornare a montare gli striscioni sui pali se si vuole che si vedano la prossima
volta. Gli slogan sono contro Israele e il suo maledetto governo criminale, ma
anche contro il nostro meschino governo complice.
Quando si arriva alla piazza che era la destinazione finale, San Babila, questa
non è grande abbastanza e si va avanti. Sono le passate quasi 4 ore quando il
corteo entra in piazza Duomo. La memoria va all’anno scorso, le immagini negli
occhi sono quelle delle piazze spagnole e francesi di oggi. Non siamo a quei
livelli, ma ci siamo, ancora e comunque.
Andrea De Lotto