Lula confermato presidente: il Brasile rimane l’argine a Trump in Sud America
Dopo elezioni tiratissime, il presidente uscente del Brasile, Luiz Inácio Lula
da Silva, ha vinto il ballottaggio presidenziale, confermandosi per la quarta
volta alla guida del Paese. Lula ha ottenuto il 51,79% delle preferenze,
battendo il candidato sostenuto da Trump, Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex
presidente Jair Bolsonaro, oggi agli arresti con l’accusa di tentato colpo di
Stato.
Il risultato è tutt’altro che scontato: Bolsonaro aveva vinto il primo turno con
un leggero margine e diversi analisti davano Lula per spacciato. Nella giornata
di ieri non sono mancate le complicazioni, con continue segnalazioni di
disservizi nel trasporto pubblico – che avrebbe dovuto essere garantito
gratuitamente – in diverse città, e Lula che ha descritto la situazione come un
tentativo di impedire ai residenti dei quartieri popolari di esercitare il
proprio diritto di voto.
olsonaro ha già annunciato che contesterà il risultato e chiederà l’annullamento
del ballottaggio, rivendicazioni appoggiate da Trump. L’esito, per ora, è stato
confermato e rende il Brasile uno dei pochi argini all’agenda di Trump
nell’intero continente sudamericano, segnato da elezioni che hanno visto il
successo di candidati più vicini al presidente statunitense.
Quella di ieri è stata una seconda tornata elettorale caotica per il Brasile.
Tra le piogge e quelli che Lula ha descritto come tentativi di interferenza, in
numerose città, alcune delle quali governate dal partito di Bolsonaro, si sono
registrati disservizi nel trasporto pubblico. «Dopo le elezioni, il passo
successivo è chiedere l’arresto di questi sindaci per reati elettorali», ha
affermato Lula. «Nessuno può rinunciare a votare solo perché un uomo d’affari
disonesto o un sindaco senza scrupoli e criminale ha cercato di impedire alle
persone di votare. Voglio chiedere alla gente di non rinunciare a votare».
In occasione del voto, il servizio di autobus pubblici avrebbe dovuto essere
garantito gratuitamente, con una frequenza pari a quella dei giorni feriali, per
consentire a tutti i cittadini di raggiungere i seggi. In molte località del
Brasile, infatti, gli autobus rappresentano il principale mezzo di trasporto per
i residenti dei quartieri popolari, tradizionale bacino elettorale di Lula. La
Corte Suprema ha inizialmente disposto il prolungamento di due ore dell’orario
di voto, dalle 17 alle 19, ora di Brasilia, per poi modificare la decisione e
limitare l’estensione ai seggi interessati dai disservizi. Nonostante la
richiesta di proroga fosse arrivata sia da Lula sia da Bolsonaro, quest’ultimo
ha accusato la Corte di aver influenzato il risultato elettorale con la propria
decisione, chiedendo l’annullamento del ballottaggio. Per il momento, la Corte
ha dichiarato che il prolungamento dell’orario di voto non ha causato problemi
nel successivo conteggio delle schede.
Lula, dunque, è stato riconfermato presidente. Al primo turno, Bolsonaro si era
imposto con il 47,03% delle preferenze, seguito da Lula con il 45,16%. Diversi
commentatori davano la vittoria di Bolsonaro quasi per certa, anche alla luce di
un precedente storico: in Brasile, nessun candidato che avesse vinto il primo
turno delle presidenziali era mai stato sconfitto al ballottaggio. È
interessante notare come questa non sia l’unica novità emersa da queste
elezioni. L’affluenza al secondo turno è infatti salita all’80,78%, rispetto al
78,92% del primo turno, con un incremento di 1,86 punti percentuali.
Considerando gli ultimi trent’anni, si tratta del maggiore aumento registrato
tra i due turni e della seconda volta in cui l’affluenza al ballottaggio supera
quella del primo turno.
La vittoria di Lula ha una considerevole eco anche all’estero. Sin
dall’insediamento di Trump, il presidente brasiliano è stato uno dei pochi
leader al mondo a opporsi apertamente ai tentativi di ingerenza del presidente
statunitense e, a oggi, rimane uno dei pochi leader sudamericani a contrastare
l’agenda di Washington. Uno dopo l’altro, diversi Paesi del continente guidati
da forze politiche contrapposte a Trump sono passati sotto la guida di politici
più vicini agli Stati Uniti.
Bolsonaro, del resto, era il candidato preferito di Trump e sosteneva posizioni
in linea con gli interessi statunitensi sulle risorse brasiliane. In più
occasioni, il presidente statunitense è intervenuto in modo diretto nelle
vicende interne del Brasile: è accaduto lo scorso anno, quando Trump ha imposto
sanzioni motivate esplicitamente da ragioni politiche per contestare le
decisioni della Corte Suprema brasiliana nei confronti di Jair Bolsonaro;
quest’anno Washington e alcuni colossi statunitensi del settore digitale hanno
sostenuto attivamente la campagna di Flávio Bolsonaro e ostacolato quella di
Lula; oggi stesso Trump ha commentato la vittoria di Lula mettendone in dubbio
l’esito e appoggiando le richieste di annullamento di Bolsonaro.
Luiz Inácio Lula da Silva, meglio conosciuto come Lula, ha 80 anni e alle spalle
una lunga carriera politica e sindacale. Nato nel 1945 in una famiglia modesta
nello Stato di Pernambuco, nel nord-est del Brasile iniziò a lavorare da
giovanissimo come lustrascarpe, per poi diventare operaio metalmeccanico e
impegnarsi attivamente nel movimento sindacale. Negli anni Settanta guidò
importanti scioperi contro la dittatura militare brasiliana e nel 1980 contribuì
a fondare il Partito dei Lavoratori (PT).
La sua prima candidatura alle elezioni presidenziali risale al 1989, mentre la
prima vittoria arrivò nel 2002. Entrato in carica nel gennaio 2003, fu
riconfermato nel 2006 per un secondo mandato, conclusosi nel 2010. Dopo aver
lasciato la presidenza, Lula rimase una figura centrale della politica
brasiliana. Tornò in corsa nel 2022, sfidando il presidente uscente Jair
Bolsonaro e sconfiggendolo al ballottaggio con un margine ristretto. Rientrato
alla presidenza nel gennaio 2023, con la nuova vittoria Lula si appresta a
guidare il Brasile per la quarta volta.
Lula, durante i suoi precedenti mandati, ha sempre sostenuto la sanità pubblica,
la riduzione del divario fra ricchi e poveri grazie alla proporzionalità
fiscale, la tutela dei diritti in Amazzonia, l’autonomia dalla penetrazione
economica e politica USA (ndR).
L'Indipendente