Avvoltoio vola via da casa mia, vola via da Puerta de Sol; e avvoltoio andò in Sudan…
Nella nostra consueta analisi parziale dell’involuzione del pianeta stavolta ci
occupiamo di stretta attualità, e come al solito con 24 ore di anticipo sulla
palese complicità delle istituzioni con i fondi avvoltoio e l’epilogo sfrontato
della Ley Maricarmen, con Victor Serri avevamo dipinto gli intrecci tra
struttura economica del comparto immobiliare, istituzioni, speculatori,
gentrificazione… a Madrid, ma vale per molti paesi. Lasciamo le anticipazioni
sulla attualità per inseguire un’incancrenita guerra che si allarga sempre più
nel Sudan, facendosi inglobare da quelle macroregionali che emergono
periodicamente nel Corno d’Africa, con i soliti protagonisti sia locali, sia tra
le potenze di varie dimensioni che usano quel territorio come proxy war… fino a
far deflagrare un’unica Guerra mondiale? Abbiamo sottoposto il dubbio a Irene
Panozzo proprio nei giorni in cui anche il presidente del Sud Sudan Salva Kiir
mette in cantiere una nuova guerra civile. Infine Chiara Crescenzi ci illustra
un ambito poco frequentato delle pratiche dei Data Center, quelli mai
interattivi dei Data Assembly, il disloccamento oltreconfine dei proprio dati
sensibili da parte di un paese che si accorda con un altro per custodire
l’intero proprio scibile burocratico.
LA CASA È LA STRUTTURA CHE “VERTEBRA” LA VITA
La situazione delle locazioni di alloggi in Spagna affonda da decenni
nell’inazione da parte istituzionale e si risale al franchismo per rintracciare
il riconoscimento del problema e una soluzione sbagliata che da allora lascia
spazio al profitto dello sfruttamento immobiliare (affitti di tre tipi, che
ultimamente per la vocazione turistica delle metropoli privilegiano i soggiorni
brevi e più remunerativi), alla speculazione (negli ultimi anni la parte più
feroce è interpretata dai Fondi), alla gentrificazione che subentra
nell’espulsioni delle classi popolari (in assenza di un piano casa che agevoli
l’accesso alla proprietà, se non a favore di giovani che però non hanno il
denaro per acquistare). Alle proteste, che in Spagna sono spesso sollevazioni
dal basso spontanee, il governo socialista aveva cercato di mettere il cappello
scaricando le colpe sui boicottaggi della destra (esterna e interna
all’esecutivo di minoranza), ma la proposta di Psoe/Sumar bocciata dagli alleati
indipendentisti catalani di destra di Junts sospendeva fino al 2030 solo gli
sfratti dei vulnerabili vessati da un fondo speculativo. Riduttivo, ma non
bastava nemmeno quello alla voracità dei fondi e deal speculazione.
Vivienda isquierdista, la misma mierda capitalista
Abbiamo interpellato Victor Serri, giornalista e militante, per andare oltre
alla stretta attualità di acampadas e lotte esplose dopo il caso madrileno di
Maricarmen, combattiva 87enne indigena (dietro la quale ci sono molti suicidi di
sfrattati più deboli: afrodiscendenti, arabi, latinos, rom… donne,
sottooccupati); il problema si è incancrenito per i redditi veramente bassi,
nonostante la Spagna sia presa come esempio tra i paesi europei per sviluppo
economico, ma non per benessere dei cittadini.
Dapprima in Catalogna e poi a Madrid ha cominciato a costituirsi un sindacato
degli inquilini indipendente e combattivo in contrapposizione con i gravi danni
fatti dalle amministrazioni di destra, che è sfociato in questo Movimento
coordinato tra le varie realtà e che esprime richieste chiare che vadano nella
direzione di un cambiamento strutturale, mentre le istituzioni mirano a dare
soluzioni temporanee, che non inneschino la reazione di padroni, fondi e altri
stakeholder del comparto immobiliare. Stavolta diventa ancora più importante che
la forma di lotta risponda a un criterio di mobilitazione permanente, qualunque
sia l’imbonimento da parte di istituzioni al potere o all’opposizione che siano,
tanto tutelano gli stessi interessi, che non sono quelli di chi la casa la
abita. Si tratta di un Movimento diverso da Indignados o M15, ma può mettere
forse persino di più sotto pressione il potere; magari a partire da una huelga
general.
Anche questa volta da parte del governo si è tentato un compromesso che non
risolve nulla, privo di visione politica reale e strutturale, tentando di
barcamenarsi senza scalfire il baluardo eretto dalla alleanza tra rendita
immobiliare e speculazione fondiaria (il Psoe stesso si era astenuto di fronte a
un provvedimento proposto da Sumar che teneva fuori i fondi di investimento
dalle compra-vendite, e proprio questo aveva permesso lo scatenamento del
mercato ancora più selvaggio e la moltiplicazione degli sfratti). Finché Junts
risolve l’empasse, affossando la “Reforma Maricarmen”, una legge assimilabile a
quella in atto in altri paesi europei.
Non sarebbe una soluzione nemmeno edificare nuove abitazioni, perché sono
moltissimi gli alloggi vuoti che potrebbero dare sfogo al bisogno abitativo.
L’unica soluzione è disinnescare il meccanismo che blocca il mercato,
impedendovi l’accesso a chi non ha i mezzi per ottenere una casa, evitando che
la minoranza di piccoli proprietari si trovi a imporre locazioni esagerate per
integrare il reddito, seguendo i fondi nella quadruplicazione delle locazioni:
il problema è l’impostazione del sistema capitalistico, che nega il diritto alla
casa.
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