Francia: esplode la rivolta dei liceali malgrado le brutalità poliziesca
Ancora una volta sono i giovani a scuotere la Francia con una mobilitazione
diffusa in tutto il paese. Le ragioni della protesta sono le stesse che
riguardano le scuole italiane: condizioni fatiscenti o indecenti degli edifici
scolastici, mancanza di personale insegnante e ausiliario, sovraffollamento
delle classi.
Nelle scuole si esaspera sempre più la selettività meritocratica
reazionaria-classista-razzista-sessista, mediante anche l’uso dell’IA. Le
proteste vengono totalmente ignorate e non trovano ascolto le rivendicazioni
degli studenti e dei docenti democratici: «nel percorso delle superiori o si
vendono stupefacenti o si costringe ad apprendere il rispetto dell’autorità
costituita. Ma chi insegna loro a rispettarci?» dicono in massa gli studenti.
La rivolta s’è subito diffusa sia nelle zone rurali che nelle grandi aree
metropolitane. Il 1 ottobre oltre la metà degli istituti scolastici di II° grado
erano bloccati e dappertutto s’erano moltiplicate le manifestazioni di piazza.
Il governo ha reagito con un dispositivo poliziesco stile quello usato contro i
gilets gialli, con anche le famigerate armi che provocano tanti feriti gravi (i
flashball per tirare candelotti all’altezza dei manifestanti e spesso sulle
facce).
Secondo i dati resi pubblici da vari media, solo il 1 ottobre sarebbero stati
fermati quasi duemila manifestanti, 90% minorenni. Non mancano feriti gravi fra
i giovani manifestanti ma il ministro dell’interno pretende che la sua polizia
avrebbe agito “con proporzionalità”, ovvero quella che soprattutto negli ultimi
20 anni ad ogni rivolta scatena eccessi di brutalità da parte di una polizia a
maggioranza fascista-lepenista.
Governo, media di destra e il partito della Le Pen accusano il partito di
Mélenchon (La France Insoumise) di aver fomentato i disordini di piazza e le
violenze mentre dappertutto i manifestanti ne denunciano l’abuso da parte delle
polizie. In realtà la campagna di demonizzazione del partito di Mélenchon
vorrebbe contrastare il suo successo fra i giovani: secondo noti sondaggi si sa
che alle prossime elezioni presidenziali oltre il 40% dei giovani lo voterà e
che è probabilmente al ballottaggio (secondo turno) lo opporrà a Le Pen, una
prospettiva che fa paura perché nulla esclude che alla fine vinca proprio il
vituperato comunista.
Il sindaco insoumis di Saint-Denis, Bally Bagayoko, è sceso in strada tra i
ragazzi cantando e ballando con loro e difendendo anche le azioni considerate
violente dai media in risposta all’illegittima brutalità poliziesca: «La
reazione violenta può essere legittima o comprensibile – a sostenuto il sindaco
– di fronte all’azione delle forze dell’ordine», frase denunciata
strumentalmente dal prefetto come «incitamento a commettere delitti».
Come denuncia Anthony Caillé, seg. Naz. della CGT-police (unico sindacato
francese di polizia democratico), fra i fatti gravi di questi giorni c’è
l’arresto di un liceale che induce il prefetto della zona a scrivere ai
genitori: “comportamento inaccettabile, espulsione possibile su mia richiesta e
richiesta ai genitori di impedire al figlio di manifestare”. Caillé segnala che
il prefetto non ha alcuna autorità per fare ciò che semmai spetta alla procura.
Il che vuol dire che dei poliziotti hanno trasmesso l’informazione al prefetto
violando la procedura che la destina alla procura.
Intanto allievi e insegnanti si uniscono in un movimento comune mentre il
governo pretenderebbe far passare l’insegnamento a distanza.
La rivolta è ancora in corso … seguiranno aggiornamenti
Salvatore Turi Palidda