CESVI: “Le disuguaglianze nella protezione dell’infanzia sono strutturali e non si correggono da sole”
In Italia oltre 2 milioni di bambini e ragazzi con meno di 16 anni vivono in
famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. Il dato nazionale del 26,7%,
raggiunge il 43,6% nel Sud e nelle Isole, a dimostrazione che le condizioni di
vita dei minorenni sono la diretta conseguenza del territorio in cui nascono e
crescono. A preoccupare non è solo l’esposizione alla fragilità sociale, ma
anche la persistenza delle disuguaglianze nella capacità dei territori di
prevenire, intercettare e contrastare il maltrattamento all’infanzia. Le forme
più diffuse sono la patologia delle cure, la violenza assistita e il
maltrattamento psicologico. Dal 2018 al 2026, attraverso sette edizioni
dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, la
mappa della protezione dei minorenni non si è modificata nella sostanza: le
regioni più fragili sono rimaste tali, mentre quelle più attrezzate hanno
consolidato il proprio vantaggio. È quanto emerge dalla nuova Dashboard
dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, a
cura di CESVI. Si tratta del primo strumento digitale interattivo in Italia
dedicato a questo tema, che rende navigabili, confrontabili e consultabili i
dati raccolti nelle diverse edizioni dell’Indice, trasformando otto anni di
ricerca in una risorsa permanente a disposizione di istituzioni, operatori,
ricercatori, organizzazioni del Terzo Settore, giornalisti e cittadini.
L’analisi storica resa possibile dalla Dashboard restituisce un quadro netto: la
Campania ha occupato stabilmente l’ultima posizione della classifica in tutte le
sette edizioni dell’Indice, risultando sistematicamente ventesima sia per
fattori di rischio sia per disponibilità di servizi. Accanto a essa, Calabria,
Sicilia e Puglia hanno costituito in ogni rilevazione il nucleo delle regioni
con le maggiori criticità strutturali. All’estremo opposto, l’Emilia-Romagna ha
conquistato il primo posto in sei delle sette edizioni, cedendolo solo nel 2021
al Trentino-Alto Adige. Nel tempo si è consolidato un gruppo stabile di regioni
con le migliori performance: Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia
Giulia, Veneto, Toscana, Liguria e Valle d’Aosta. Particolarmente significativa
è l’ascesa del Veneto, che nel 2026 raggiunge il secondo posto assoluto,
migliorando progressivamente sia nei fattori di rischio sia nella dotazione di
servizi.
“Otto anni di monitoraggio, ha sottolineato Stefano Piziali, Direttore Generale
di CESVI, ci restituiscono una certezza scomoda: le disuguaglianze nella
protezione dell’infanzia in Italia sono strutturali e non si correggono da sole.
Con la Dashboard mettiamo a disposizione di amministratori, ricercatori,
decisori politici, operatori e giornalisti uno strumento che consente di
verificare, confrontare e valutare l’evoluzione della capacità di ciascuna
regione di proteggere i propri bambini. Non si tratta più di una fotografia
isolata, ma di un film che mostra tendenze, arretramenti e progressi. E la prima
lezione che questo film ci consegna è chiara: dove si investe nei servizi
territoriali i risultati arrivano, dove si disinveste le disuguaglianze si
cronicizzano. Servono politiche continuative di prevenzione, non interventi
emergenziali. Mettere in luce le differenze tra le regioni non significa porle
in competizione, ma comprendere meglio le diverse condizioni in cui crescono
bambini e bambine. Conoscere le fragilità e le risorse dei territori aiuta a
riconoscere i bisogni, definire le priorità e rafforzare le azioni di
prevenzione. Le ultime edizioni dell’Indice mostrano alcuni segnali positivi, ma
confermano anche che il divario territoriale resta una delle principali sfide
per le politiche di tutela dell’infanzia. Partire da una conoscenza più
approfondita dei contesti è essenziale per costruire comunità e sistemi di
protezione più efficaci e vicini ai bisogni di ogni bambino.”
La Dashboard consente di osservare non solo le classifiche regionali, ma anche
l’evoluzione dei singoli indicatori nel tempo. Ed è proprio sul fronte dei
servizi che emergono alcuni dei dati più rilevanti. I servizi a sostegno della
genitorialità mostrano una ripresa dopo la contrazione dovuta alla pandemia: gli
utenti sono passati da 135.527 nel 2018 a 131.630 nel 2020, fino a raggiungere
144.627 nel 2022. Tuttavia, il divario territoriale resta molto ampio: nel Nord
il servizio raggiunge 741 utenti ogni 100.000 abitanti target, contro 322,1 al
Centro e appena 271 nel Mezzogiorno. In altre parole, al Sud la copertura dei
servizi di sostegno alla genitorialità resta inferiore a un terzo rispetto al
Nord. Anche i servizi sociali professionali registrano un aumento dopo la
pandemia, passando da 725.440 utenti nel 2018 a 775.220 nel 2022, con un
incremento del 6,9%. Ma la ripresa non basta a colmare le distanze tra
territori: nelle regioni con reti sociali più solide e servizi più strutturati i
miglioramenti risultano più evidenti, mentre nei contesti segnati da fragilità
economiche, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale
persistono condizioni di rischio più elevate. Preoccupa inoltre la diminuzione
in termini assoluti dei pediatri di libera scelta, passati da 7.499 nel 2018 a
6.962 nel 2022. Il lieve miglioramento del rapporto ogni 10.000 minorenni non
indica un rafforzamento reale della rete pediatrica, ma è legato soprattutto al
calo della popolazione infantile. Particolarmente significativo è il dato
relativo alle dimissioni ospedaliere per disturbi psichici tra minorenni:
l’indicatore passa da 5,51 ogni 10.000 abitanti nel 2019 a 8,1 nel 2023, con un
aumento del 47%. Un segnale che conferma la crescita del disagio mentale tra
bambini e adolescenti e la necessità di rafforzare reti di prevenzione, ascolto
e presa in carico precoce.
Qui per approfondire: https://indiceinfanzia.cesvi.org/.
Giovanni Caprio