Il 3 ottobre, fermiamo Syngenta e il suo colonialismo chimico
Riprendiamo dal sito ahida online
Syngenta, un avvelenatore senza frontiere
Syngenta è un’azienda agrochimica svizzera acquisita dal conglomerato cinese
ChemChina nel 2017. Insieme a Monsanto-Bayer, BASF e Corteva (fusione tra Dupont
e Dow Chemical), queste quattro aziende dominano il mercato dei pesticidi e
delle sementi trattate. L’impero tossico di Syngenta si estende su quasi 90
paesi, avvelenando i corpi dei lavoratori e delle lavoratrici, delle popolazioni
locali, le loro terre, le loro acque e i loro raccolti in tutto il mondo.
I pesticidi di Syngenta sono noti per la loro tossicità – paraquat, tiametoxam,
clorotalonil, atrazina, diquat – usciti direttamente dalle viscere dei loro
laboratori. Alcuni sono vietati in Europa a causa dei loro effetti deleteri
sulla salute, ma possono comunque essere esportati nei paesi del Sud, in
particolare in Brasile, India o Kenya. Questo doppio standard normativo protegge
le popolazioni occidentali mentre avvelena i contadini e le comunità locali del
Sud in un contesto di razzismo ambientale. Il paraquat e il diquat sono inoltre
tra i pesticidi più utilizzati dai contadini per suicidarsi, poiché intrappolati
in una dipendenza economica da questi prodotti.
Syngenta uccide e intimidisce per mettere a tacere le rivolte contadine. Nel
2018 è stata condannata per aver ingaggiato una milizia responsabile
dell’omicidio di Keno, uno dei leader del Movimento dei Senza Terra in Brasile.
Quest’ultimo aveva occupato nel 2007 una fattoria di soia transgenica di
proprietà di Syngenta per denunciare l’accaparramento di terreni da parte
dell’azienda.
Seminare i semi del neocolonialismo in Africa
Syngenta porta avanti una logica di sfruttamento coloniale con la complicità
dello Stato francese, che autorizza l’esportazione dei suoi veleni – vietati in
Europa – verso paesi africani dove i lavoratori agricoli non indossano
dispositivi di protezione e registrano i tassi di povertà più elevati (Mali,
Etiopia, Benin, Costa d’Avorio…). In Burkina Faso, è il Gramoxone, un erbicida a
base di paraquat, ad essersi distinto come il prodotto all’origine del maggior
numero di avvelenamenti tra gli agricoltori.
Con il pretesto degli aiuti «allo sviluppo» o dell’«innovazione», Syngenta
intrappola i contadini in una corsa all’acquisto di fattori di produzione e
all’indebitamento. In Tanzania, l’azienda ha stretto una partnership con Yara,
Bayer, Rabobank e l’Alliance for a Green Revolution in Africa, fondata dalla
Fondazione Bill & Melinda Gates, per promuovere MkulimaHub, una piattaforma
digitale che indirizza i piccoli agricoltori verso sementi, pesticidi e
fertilizzanti delle multinazionali, mettendoli al contempo in contatto con
istituti di credito. Syngenta sfrutta le devastazioni causate dalle
destabilizzazioni imperialiste e dai conflitti in Africa, creando condizioni
favorevoli a nuove dipendenze tra i contadini in condizioni di precarietà:
tecnologica, economica e chimica. In Sudan, dove la repressione della
rivoluzione, la guerra e la carestia hanno profondamente disorganizzato i
sistemi agricoli, la distruzione delle filiere locali di sementi rappresenta
un’opportunità redditizia per le sue sementi ibride e i suoi pesticidi.
Pesticidi in tempo di pace, armi chimiche in tempo di guerra
In tempo di guerra, le aziende agrochimiche come Syngenta sono state incaricate
di garantire la produzione di esplosivi, i cui composti sono gli stessi di
quelli dei fertilizzanti. L’ingegneria chimica ha saputo trovare nuove strategie
industriali e redditizie per vendere i propri prodotti di morte: distruggere
l’autonomia contadina in tempo di pace, distruggere la resistenza
anti-imperialista in tempo di guerra. L’antenata di Syngenta, l’Imperial
Chemical Industries, fu un importante fornitore di esplosivi durante le due
guerre mondiali.
L’ICI fornì inoltre al governo britannico un ingegnoso mix di 2,4-D e 2,4,5-T da
spruzzare contro i partigiani malesi negli anni ’50. Questo cocktail tossico
ispirerà in seguito l’esercito degli Stati Uniti nella produzione dell’agente
arancione, che verrà utilizzato durante la guerra del Vietnam, causando quasi 3
milioni di vittime in Vietnam, Cambogia e Laos.
Syngenta, un monopolista delle sementi che cancella il sapere contadino
La produzione industriale di pesticidi è intrinsecamente legata al controllo
delle sementi e, di conseguenza, alla perdita di autonomia dei contadini e delle
contadine. L’oligopolio costituito da Bayer, Corteva, Syngenta e BASF controlla
oltre il 50% del mercato delle sementi commerciali. Affinché crescano, è
necessario irrorarle con prodotti chimici fabbricati proprio da queste stesse
aziende.
Questi semi commerciali sono protetti da certificati di protezione delle varietà
vegetali o da brevetti che ostacolano la libera circolazione dei semi. Questa
privatizzazione blocca millenni di tradizioni di scambio di semi locali tra
contadini e di conoscenze ancestrali ad essi associate.
Anche le banche dei semi sono bersagli delle guerre imperialiste da cui traggono
profitto le aziende agrochimiche. Nel 2003, l’esercito degli Stati Uniti ha
bombardato la banca nazionale dei semi dell’Iraq. Da allora, il governo di
transizione ha autorizzato le aziende a brevettare i semi nel Paese.
Di fronte agli agricoltori indigenti, Syngenta ha trasformato la miseria
agricola e le terre irachene in un nuovo mercato per imporre la vendita e la
dipendenza dai propri semi.
Adama, la filiale di Syngenta che colonizza la Palestina e il Libano
Il prossimo 3 ottobre, su iniziativa di Cancer Colère, della Confédération
Paysanne, del Collectif de Soutien aux Victimes des Pesticides de l’Ouest
(CSVPO) e dei Soulèvements de la terre, si terrà una mobilitazione
internazionale contro l’azienda produttrice di pesticidi Syngenta, a
Saint-Pierre la Garenne, nel dipartimento dell’Eure (a 100 km da Parigi).
Per combattere la guerra che Syngenta sta conducendo contro i contadini e le
contadine di tutto il mondo, uniamoci al corteo internazionalista e
anticolonialista il 3 ottobre e convergiamo con la lotta dei lavoratori agricoli
e per la liberazione della Palestina.
In solidarietà con i popoli del mondo che resistono al colonialismo chimico e
sementiero di Syngenta, la nostra mobilitazione del 3 ottobre si svolgerà in
parallelo ad altre azioni in tutto il mondo dove Syngenta imperversa: Costa
Rica, Pakistan, Svizzera, Belgio, Indonesia, Hawaii, Stati Uniti, Svezia, Kenya,
Argentina e altri. Il giorno della mobilitazione saranno presenti una
delegazione di contadini internazionali e un corteo decoloniale e
internazionalista. Questo corteo segnerà l’inizio di un mese di mobilitazione
per la Palestina lanciato da Urgence Palestine e Stop Arming Israël.
«Pesticidi, Syngenta, né qui né altrove!» La nostra mobilitazione vuole essere
un punto di raccolta delle lotte contadine, ecologiste, decoloniali e per la
salute dei lavoratori e delle lavoratrici della terra e delle vittime del
colonialismo chimico in tutto il mondo. Basta con Syngenta e il suo colonialismo
chimico!
Primi firmatari
ActionAid France, Action Antifasciste Paris Banlieues, Association des amis de
la République Arabe Sahraouie Démocratique, Bloque Verde, Cancer Colère,
Collectif de Soutien aux Victimes des pesticides de l’ouest, Collectif Vietnam
Dioxine, Frente Ecologista de Cipreses (EcoCipreses), Génération Panasiatique,
GRAIN, Guerre à la guerre, Hawaiʻi SEED, La Confédération paysanne, MIRA
(Mouvement Indépendant de Riposte Antifasciste), Pakistan Kissan Rabita
Committee, Palestine action, Soulèvements de la terre, Saharoui.es en révolte,
Survie, Stop Pillage, Transnational Palm Oil Labour Solidarity Network, Tsedek !
Collectif juif décolonial, Urgence Palestine, Union syndicale Solidaires,
Uniterre.
nota:
“Soulèvements de la Terre”, le Sollevazioni della Terra, è una rete di
collettivi ecologisti costituitasi in Francia nel 2021, a partire della lotta
contro l’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes. Costituita da agricoltori e
attivisti, conduce lotte locali cercando di sviluppare un movimento di
resistenza all’industria agroalimentare a livello nazionale e di costruire
alternative al modello dominante ddell’agricoltura. Nel 2023, il governo
francese ha pronunciato il suo scioglimento, ma il decreto è stato annullato dal
Consiglio di Stato.
Dicono di se stessi: “Siamo giovani ribelli cresciuti con la catastrofe
ecologica come sfondo e la precarietà come unico orizzonte. Abbiamo lottato
contro la legge sul lavoro, le violenze della polizia, il razzismo, il sessismo
e l’apocalisse climatica. Siamo abitanti in lotta, legati al proprio territorio.
Dai ricorsi legali all’azione diretta, abbiamo strappato vittorie locali. Di
fronte ai costruttori di cemento, le nostre resistenze si moltiplicano ovunque.
Siamo contadini e contadine. In Francia non ne sono quasi più rimasti. Ci
sforziamo di instaurare un rapporto di cura quotidiana con la terra e con gli
esseri viventi per nutrire i nostri simili”.
Redazione Italia