Da Odessa a Leopoli: l’Ucraina non è un Paese semidistrutto, è un Paese che può ancora scegliere la pace
Diario di un lungo viaggio di ritorno in pullman.
Sto attraversando questo immenso Paese da Odessa a Leopoli, fino al confine con
la Polonia.
A volte suona la sirena, ma vi assicuro: questo non è un Paese semidistrutto.
Le macerie più dure stanno a Est, lungo il fronte da Kherson a Sumy e dall’altra
parte, dove finora non sono mai stato.
Perché sottolinearlo?
Perché malgrado l’escalation, questa non è ancora una guerra totale. E se non è
ancora una guerra totale, il “nemico” non è il male assoluto da annientare, ma
la controparte con cui scambiare prigionieri e salme, costruire un cessate il
fuoco vero e definitivo e trattative per una pace giusta.
Poi è vero, servirà giustizia e per questo servono decenni di esperienze reali
di giustizia transizionale che non è la vendetta del vincitore contro il vinto.
Questo è il valore della giustizia riparativa: riconoscere torti e ragioni e,
soprattutto, riconoscersi come esseri umani.
Distributore automatico di mazzi di fiori in una stazione di servizio.
Mauro Carlo Zanella