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La dichiarazione dell’IFOR per la protezione degli obiettori di coscienza bielorussi, russi e ucraini
Il Centro per i Diritti Umani e gli Aiuti Sociali Hour House pone all’attenzione che alla 63ª sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite l’IFOR ha presentato una dichiarazione scritta sull’obiezione di coscienza redatta con il contributo di Yurii Sheliazhenko e Christian Renoux e pubblicata il 22 settembre 2026. “L’International Fellowship of Reconciliation (IFOR) è un movimento internazionale per la pace fondato in risposta alla Prima Guerra Mondiale Riunisce sezioni, gruppi e affiliati in oltre 40 paesi e promuove la nonviolenza, la riconciliazione e il diritto all’obiezione di coscienza. Gode dello status consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite”, precisa Hour House commentando la dichiarazione Promotion and Protection of Human Rights to Peace and Conscientious Objection to Military Service in the Context of Russian Aggression Against Ukraine – A/HRC/63/NGO/67: > La rivendicazione centrale è chiara: il diritto di rifiutare il servizio > militare per motivi di coscienza deve rimanere valido anche quando un Paese è > in guerra. > > Gli autori collegano tale diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di > religione, e sostengono che gli Stati dovrebbero offrire alternative civili > accessibili e non punitive al servizio militare. Inoltre, auspicano che gli > obiettori di coscienza possano contribuire, anche al di fuori dell’ambito > militare, alla sicurezza e alla resilienza delle proprie comunità. > > Questa distinzione è importante. Un obiettore di coscienza è una persona il > cui rifiuto di prestare servizio militare è motivato da coscienza, religione o > credo. La dichiarazione non intende valutare ogni singolo caso di persona che > evita la coscrizione. Sottolinea tuttavia la necessità di garantire una > protezione efficace a coloro che subiscono persecuzioni a causa di un rifiuto > di coscienza. > > La dichiarazione denuncia la persecuzione di attivisti per la pace e obiettori > di coscienza in Bielorussia. > > Descrive arresti, multe e condanne al carcere in base a disposizioni > sull’estremismo formulate in termini molto ampi, e invita le autorità > bielorusse a porre fine alla persecuzione di chi esprime opinioni contro la > guerra e promuove azioni non violente. > > La protezione non può fermarsi alla frontiera. Gli obiettori di coscienza e > gli attivisti pacifisti bielorussi potrebbero incontrare ostacoli anche nel > tentativo di entrare in Europa o ottenere protezione internazionale. > > La presente comunicazione sollecita pertanto l’Unione europea a fornire > protezione umanitaria e asilo agli obiettori di coscienza provenienti da > Bielorussia, Russia e Ucraina. > > La dichiarazione condanna la guerra di aggressione della Russia contro > l’Ucraina e descrive la repressione degli attivisti pacifisti russi, dei > disertori e degli obiettori di coscienza. > > Inoltre evidenzia l’imposizione illegale del servizio militare ai residenti > dei territori ucraini occupati. > > L’IFOR chiede alla Russia di porre fine alla guerra, di ritirarsi dai > territori occupati e di cessare la persecuzione di coloro che resistono > pacificamente al militarismo. > > Al contempo, il documento riconosce il diritto dell’Ucraina all’autodifesa, > sostenendo che la difesa nazionale non può prevalere sulla libertà di > coscienza. > > Esprime preoccupazione per l’assenza di un servizio civile alternativo > efficace in tempo di guerra e per il trattamento riservato a coloro che > rifiutano il servizio militare per motivi di credo. Chiede all’Ucraina di > garantire il diritto all’obiezione di coscienza e di consentire agli obiettori > di coscienza di contribuire attraverso il servizio civile. > > Gli autori citano casi specifici e rapporti di organismi delle Nazioni Unite e > organizzazioni della società civile. > > Il loro scopo è dimostrare che la tutela dell’obiezione di coscienza è una > questione pratica che incide sulla sicurezza, la libertà e la capacità delle > persone di vivere secondo le proprie convinzioni. > > Una responsabilità degli stati europei: per le persone fuggite, il > riconoscimento formale di un diritto ha scarso valore se non possono > raggiungere un luogo sicuro o ottenere una valutazione equa delle proprie > esigenze di protezione. > La dichiarazione critica le restrizioni all’ingresso, ai visti e all’asilo per > gli obiettori di coscienza russi e bielorussi, nonché le misure che potrebbero > limitare la protezione per gli uomini ucraini in età di leva. > > Esorta l’UE a preservare la tutela dei diritti umani pur rispondendo alle > sfide alla sicurezza.L’IFOR propone inoltre che le Nazioni Unite prendano in > considerazione la nomina di un relatore speciale dedicato all’obiezione di > coscienza e alla protezione della pace non militare. > > Si tratta di una raccomandazione dell’organizzazione, non di un mandato già > esistente delle Nazioni Unite. La proposta darebbe a queste questioni un ruolo > più costante nel monitoraggio e nel dialogo internazionale. > > Il Centro per i Diritti Umani e gli Aiuti Sociali Hour House accoglie con > favore l’inclusione degli obiettori di coscienza bielorussi in questo appello > internazionale: “Ringraziamo Christian Renoux, Yurii Sheliazhenko e IFOR per > il loro costante impegno a favore di coloro che si rifiutano di uccidere e di > coloro che difendono i loro diritti. Stiamo diffondendo la dichiarazione su > tutte le nostre piattaforme e continuamo a collaborare con i nostri partner > per documentare i rischi affrontati dagli obiettori di coscienza e dagli > attivisti per la pace, anche dopo aver lasciato i loro paesi d’origine”. Redazione Italia
September 30, 2026
Pressenza