Taranto spartana: open day militare in caserma, bambini tra armi, navi e sommergibili
> All’epoca in cui vivranno i nostri nipoti,
> qui nascerà una città.
> Ovidio
A settembre è arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole
e delle università, corredata da inequivocabili immagini fotografiche, una
segnalazione di un genitore, relativa all’open day svoltosi il 14 dello stesso
mese presso il Centro di Addestramento Aeronautico della Marina Militare di
Taranto, il Maricendatt, sito nella bella borgata San Vito (clicca qui per le
informazioni).
Come si legge sul sito del Ministero della Difesa, il Maricentadd è un grande
complesso, ben sette Reparti Speciali, parecchi uffici amministrativi e,
all’interno della struttura una sede distaccata del COBAR. Se cerchiamo in rete
cos’è questo ultimo ufficio in elenco, troviamo due informazioni. La prima, di
carattere prettamente militare sembrerebbe riferita alla sigla della Sezione
Studi e Rappresentanza della Difesa, con tanto di casa editrice di riviste
specializzate, di fascicoli di propaganda per l’arruolamento, di testi sulla
storia e sulle attività dei diversi corpi armati.
La seconda – e si direbbe più attinente al Maricentadd – è riferita al nome di
una società per azioni che restaura e costruisce edifici di grandi dimensioni,
in genere ad uso pubblico (teatri, musei, caserme) e importanti infrastrutture:
fatturato dichiarato 340 milioni di euro. Vocata alla bellezza come recita il
sito, è attualmente impegnata nella costruzione di una nuova caserma, la
Farinati di Taranto, ad uso della Flottiglia Sommergibili (clicca qui).
Inutile dire che i denari sono dei contribuenti, forse del PNRR che non è un
cortese regalo europeo all’Italia. Ma, come dice, in uno dei pochi dialoghi
apprezzabili in Minerva: la scuola (mini serie Netflix), il comandante in capo e
preside del liceo militare a una professoressa, «se i soldi vanno alle accademie
militari, al bilancio della difesa e non alla sanità e all’istruzione, è perché
rappresentano una priorità. Infatti, grazie alla educazione all’ordine, alla
disciplina, all’obbedienza e all’onore nella difesa della patria, si preparano
cittadini migliori, e in migliori condizioni fisiche» (cito a memoria).
Così, rincuorati da questa convinzione e abbagliati dalla bellezza del complesso
Maricendatt, entriamo – come ha fatto il genitore che segnala – con i nostri
bambini e le nostre bambine all’open day organizzato dai marinai, nonché
aviatori. Cos’è un open day a scuola lo sappiamo bene. Si tratta di mostrare le
strutture, le materie prime (culturali, disciplinari e dispositivi tecnologici)
e presentare l’offerta di prodotto finale di un istituto scolastico perché le
famiglie lo scelgano per i loro figli e figlie. L’americanata del giorno aperto
arriva in Italia con l’Autonomia Scolastica. La mostra di mercanzia di
competenze professionali impiegata a ottenere migliori competenze scolastiche da
parte degli alunni è, nei fatti, concorrenza fra i migliori, è lotta per le
iscrizioni. Ormai uno squallido rituale annuale.
Quale mercanzia sui banconi del Maricendatt si offrono alle famiglie in visita?
Ovviamente armi, modellini di aerei, navi, sommergibili. Forze giovanili da
arruolare per la guerra, che è già qui, per cui è meglio abituare anche i più
piccoli al futuro che li aspetta, se non in divisa, almeno a supporto civile
durante e dopo il disastro. Gli Spartani bellicosi sono utilissimi, anche solo
per mostrare le spade affilate al nemico eventuale, al barbaro che stiamo
aspettando attacchi la fortezza Italia. Le foto inviate sono chiarissime, e sono
fra le tantissime che, nei nostri tre anni di vita come associazione,
quotidianamente riceviamo.
Una domanda mi sorge spontanea: il/la genitrice/tore che le ha scattate perché
non ha prontamente allontanato il suo bambino da un luogo dove, sicuramente in
buona fede, lo ha portato in visita? La parola chiave è responsabilità, che non
è l’accountability con cui si ha a che fare in una logica procedurale di
ottenimento di risultato, ma è etica, è la chiamata rivolta all’adulto affinché,
con il suo habitus quotidiano di comportamento e con la sua capacità di
allontanare dal pericolo il minore, sia esempio e riferimento nella sua
crescita.
Quando Ovidio scrisse le parole in esergo si riferiva ad altre città dell’Egeo,
perché Taranto era già vecchia di oltre 700 anni. Vecchiezza che mostrano le sue
rovine, rughe e cicatrici che segnano il suo aspetto ancora superbo, il
meraviglioso affaccio sui due mari. Dal porto, portando lo sguardo sulla destra
si vedono le ciminiere e i fumi dell’Italsider, paesaggio surreale, come lo è
Marghera vista dal campanile di San Marco. Sembra che lo sviluppo industriale
italiano abbia dovuto, per una qualche ragione irragionevole, collocare le
aziende più inquinanti e dannose nei luoghi più magici del paese, tentando poi,
dopo anni di disastri economici, svendite del capitale nazionale e
avvelenamenti, di disfarsene.
E allora, Taranto è anche il Quartiere Tamburi, la città a-normale, dove per
lavorare si muore e si fa morire spesso proprio quell’infanzia che di cui siamo
responsabili. Ma il discorso si allargherebbe oltre gli scopi di questo
commento. Magari chi legge dia un’occhiata al Piano Taranto elaborato da un
comitato di cittadini con collaborazioni professionali eccellenti, costantemente
rinnovato con nuove ricerche e nuovi elementi di contesto. Altrettanto
costantemente ignorato da TUTTI i governi negli ultimi anni (clicca qui).
E, visto che l’immaginario collettivo è fatto anche di storie, servirebbe vedere
il film Palazzina Laf del regista e attore tarantino Michele Riondino. Fra
nazionalizzazioni striscianti e strani connubi con proprietà straniere, arresti
eccellenti, sentenze della magistratura, silenzio dei sindacati, vige sempre il
ricatto fra perdita del lavoro (anche cassa integrazione,ovviamente) e il
rischio di malattia e morte. In una acciaieria che, come dice amaramente un
operaio nel film, non ha mai prodotto nemmeno una forchetta, ma forse, aggiungo
io, si riconvertirà in produzioni di armi.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente