Monterotondo, l’impegno dei giovani ai tempi dell’Ufficio per la Pace. Prima parte
Intervista ad Alvaro Romei, 81 anni, fisico, amico e attivista dei movimenti per
la Pace (27 Marce Perugia-Assisi). Alvaro non è originario di Monterotondo, ma
vi risiede da molti anni e ha respirato in prima persona la cultura e
l’attivismo per la Pace che Monterotondo ha vissuto, pur con alti e bassi, fin
dai primi anni Ottanta.
Alvaro, ci racconti qual era l’atmosfera a Monterotondo soprattutto nel mondo
giovanile quando l’Ufficio per la Pace iniziò a muovere i primi passi e il
percorso fatto per giungere alla sua nascita?
L’Ufficio per la Pace di Monterotondo nasce dalle ceneri dell’Associazione per
la Pace, attiva dai primi anni ‘80, anni in cui il tessuto culturale giovanile
di Monterotondo era dinamico e vivace e manteneva ancora viva l’eredità di
associazioni e centri di aggregazione degli anni ‘70: c’erano il Collettivo
femminista, il Collettivo di Lotta Continua e molti giovani erano iscritti al
PCI.
Incontrai l’Associazione per la Pace di Monterotondo nel 1986, anno del
referendum, tramite il locale Comitato antinucleare. L’iniziativa più bella cui
partecipai, oltre alle tante gioiose marce Perugia-Assisi, fu, nel 1996, quando
25 ragazzi e ragazze bosniaci che vivevano in un centro profughi per vittime
civili della guerra serbo-croata dei primi anni’90 furono accolti per tre
settimane da famiglie di Monterotondo. Fu un’esperienza intensa che rafforzò il
tessuto solidale e umano della cittadina, con la partecipazione fattiva di
singoli cittadini, associazioni, esercizi commerciali, parrocchie. Siamo in
molti a ricordare con emozione quel progetto: il Comune, dopo qualche iniziale
reticenza, collaborò anche con un contributo economico sostanzioso.
In quegli anni si diffondeva sempre di più in Italia il Servizio Civile
sostitutivo di quello militare, la cui legge istitutiva risaliva al 1972 e che
non va confuso con il Servizio Civile Universale di oggi: era riservato solo ai
ragazzi, le modalità di accesso erano impegnative, una dichiarazione scritta di
obiezione di coscienza motivata con un elaborato sottoposto al giudizio di una
commissione. Nonostante queste difficoltà il numero dei giovani che sceglievano
il Servizio Civile aumentava sempre di più, fino ad arrivare al 50% dei giovani
di leva. Ricordiamo che, prima del 1972, rifiutare di fare il servizio militare
era un reato punito con il carcere militare. L’Associazione per la Pace di
Monterotondo si attivò per creare i canali di accesso al Servizio Civile,
inizialmente in collaborazione con la Caritas. Io stesso scrissi una ‘Guida al
Servizio Civile’ con una tiratura di alcune migliaia di copie a un prezzo
simbolico, che andò presto esaurita. La morte di Claudio Di Giacinto, lo
straordinario coordinatore dell’Associazione per la Pace locale, portò di fatto
alla sua chiusura.
Il testimone fu allora raccolto dall’AON (Associazione Obiettori Nonviolenti),
la seconda associazione a livello nazionale dopo la LOC (Lega Obiettori
Coscienza).
L’AON di Monterotondo divenne così gestore del Servizio Civile, non solo per la
cittadina; fu anche l’unica struttura alternativa alla Caritas sul territorio a
Nord di Roma e cominciò ad accogliere obiettori provenienti da Mentana, Tivoli,
Guidonia, Montelibretti, Capena, Castelchiodato, addirittura da Roma-nord.
L’altra attività istituzionale fu, in quegli anni, la promozione e la
partecipazione della comunità locale alla Marcia della Pace Perugia-Assisi.
L’AON Monterotondo era uno dei pochi enti gestori che svolgeva effettivamente e
con grande impegno la formazione degli obiettori, vista come un prezioso momento
di contatto e di dialogo con i giovani. Il regolamento prevedeva infatti 36 ore
+ 18 ore di formazione differita. I libri adottati furono L’obbedienza non è più
una virtù di don Milani e la Costituzione della Repubblica Italiana, libri
letti, studiati e commentati collettivamente nei primi giorni di servizio.
Come Ufficio per la Pace organizzavate o suggerivate anche viaggi all’estero?
Qual era l’atmosfera fra i gruppi giovanili più impegnati e come avvenne
l’organizzazione del viaggio ad Auschwitz?
L’Ufficio per la Pace ha promosso solo i viaggi ‘della memoria’: per il campo di
concentramento di Auschwitz e per il campo di prigionia di Fossoli.
Poiché il numero dei giovani interessati era superiore alle risorse economiche
del Comune di Monterotondo, si organizzava una selezione: il numero definitivo
dei partecipanti era di 30-35 persone, ma gli iscritti a inizio anno scolastico
superavano il centinaio.
Dopo la presentazione del progetto nelle scuole gli studenti partecipavano a 4-5
incontri con esperti e/o sopravvissuti – indimenticabili le testimonianze di
Shlomo Venezia e di Piero Terracina – sulle loro terribili esperienze e sugli
eventi storici e sociali che avevano portato ai campi di sterminio: un percorso
di formazione/informazione.
Seguivano poi la presentazione di un elaborato, nelle forme più varie, dal
saggio breve, a una coreografia danzata, un pezzo di musica o un disegno e la
selezione finale dei partecipanti al viaggio. Alcuni posti erano riservati a
esponenti della società civile del territorio: Anpi, parrocchie, associazioni di
volontariato.
Il secondo livello di formazione prevedeva la lettura collettiva dell’opera di
Primo Levi Se questo è un uomo.
Il viaggio in treno durava 27 ore: partenza dalla stazione di Roma Tiburtina
fino a Cracovia, seguendo il percorso compiuto dei treni della morte attraverso
Austria, Repubblica Ceca e Polonia. Il lungo viaggio in treno dava la
possibilità di incontrare e socializzare con gli altri gruppi che giungevano da
altre regioni italiane.
Il nostro gruppo si univa così a quelli provenienti dalla Toscana e dall’Emilia.
Sul treno era presente un vagone cinema/biblioteca/luogo di aggregazione.
All’arrivo a Cracovia eravamo affidati a una guida bilingue. La
preparazione/formazione de* nostr* ragazz*è stata spesso oggetto di encomio da
parte dei responsabili degli altri gruppi.
Il viaggio prevedeva la visita di Cracovia, città molto bella e spesso a fine
gennaio innevata e momenti serali con concerti e incontri.
La visita al campo vero e proprio prendeva un’intera giornata: un’esperienza
dura con la visita alle camere a gas e ai reperti in mostra: capelli, vecchi
vestiti, scarpe, denti d’oro. Negli ultimi anni il Museo è un po’ cambiato: è
diventato leggermente ‘pop’, pur conservando sempre i suoi reperti e lasciando
immutato il percorso fino alla catarsi finale nella piccola piazza dove si erge
la forca a cui fu impiccato Rudolf Hess, l’ultimo direttore del campo di
Auschwitz.
Quali furono altre iniziative dell’Ufficio per la Pace?
Tante e diverse e mi limiterò solo ad alcune: le Marce, non solo la
Perugia-Assisi, straordinaria quella del 2001 con la partecipazione di 507
persone con dieci pullman, ma anche quella di Roma nel 2003 contro la guerra in
Iraq, con 700 persone, un treno intero, che si unirono ai due milioni di
partecipanti da tutta Italia; la raccolta di foto firme per la campagna mondiale
“Control Arms” lanciata da Amnesty International, Oxfam e Iansa: 500 foto di
persone e personalità, 350 delle quali furono raccolte proprio dal solo Angelo.
Ricordo ancora lo stupore ammirato degli organizzatori quando consegnai il
dischetto.
Il viaggio in Palestina a cui partecipò Angelo Frammartino nel 2006 nasceva
sotto lo slogan ‘Studiare per la Pace, la Pace per studiare’ ed era organizzato
dall’ARCI e dalla CGIL. Il Comune di Monterotondo vi aveva aderito e l’Ufficio
per la Pace si occupò della promozione e della selezione dei partecipanti.
Vinsero tre giovani: Angelo Frammartino, Michela Serpietri e Silvia Bassoli:
Angelo scrisse 6 pagine di pensieri e osservazioni di una vivezza e di una
maturità straordinarie.
Il loro impegno sarebbe stato quello di animatori presso il Centro sociale la
‘Torre del Fenicottero’ (Burj Al Luq Luq) nella Città vecchia di Gerusalemme,
che accoglieva bambin* orfani di guerra, poveri e anche disabili mentali e
fisici.
Spesso arrivavano bambin* con sacchettini che contenevano soltanto un pezzo di
pane secco; i loro occhi si illuminavano quando arrivava l’ora del pranzo o
della merenda e mangiavano tutto. Una scatola di pennarelli o di colori a dita
erano una gioia per loro.
La responsabile del Centro, Dyala Husseini, era una figura straordinaria che
impiegava tutte le sue energie per mantenere un’atmosfera di serenità e di
fiducia per le/gli ospiti più piccol*, e per difendere l’esistenza stessa di uno
spazio che fungeva da consultorio per le famiglie in condizioni di vita molto
difficili. Angelo, Michela e Silvia partirono il 1° agosto 2006. Angelo era
sempre molto attivo anche per i costanti aggiornamenti che ci inviava,
soprattutto i video. Aveva una personalità poliedrica con un carattere allegro e
socievole, giocava a basket, ballava, parlava bene l’inglese, aveva una mailing
list di circa 1.500 contatti e un serio impegno politico in Rifondazione
comunista.
A volte siamo riusciti a comunicare anche tramite il telefono internazionale del
Comune di Monterotondo e questa possibilità ci fu, purtroppo, molto utile dopo
la sua morte, per organizzare il rientro della salma e il suo funerale.
Redazione Italia