La Sardegna: da periferia del mondo a laboratorio di etica e diritto politico.
Raccogliere e sviluppare alcuni elementi cardine del pensiero politico di
Roberto Loddo potrebbe fare della Sardegna, ora microcosmo periferico con dentro
“tutti i mali del mondo”, un laboratorio alternativo di politiche sociali
avanzate
Mi ha colpito moltissimo un frammento del pensiero di Roberto Loddo (la cui
recentissima scomparsa ci lascia tuttora, e ci lascerà a lungo, increduli e
affranti) riportato dal giornalista Costantino Cossu nel suo bellissimo e
toccante articolo su Il Manifesto del 9 settembre scorso “.. Il nostro obiettivo
è intercettare dalla Sardegna, periferia del mondo, le contraddizioni del
sistema in ogni dimensione della società. E immaginare un’alternativa..».
Mi ha colpito ma non sorpreso: si tratta di un concetto del tutto
riconoscibilissimo nella cornice, tanto estesa da comprendere l’umanità nella
sua naturale interezza, della nitida visione politica, ed etica, di Roberto.
Visione di un intellettuale “non di regime”* che vuole, come direbbe Gramsci
indicarci la strada per sostituire a questa incivile e illegittima** dirigenza
politica (in realtà ridotta a un disastroso “dominio” fondato su odio e
violenza) il primato della Costituzione, del diritto e dell’etica.
Quello che mi sembra essenziale in questa frase è il suo potere simbolico: nel
senso proprio di una parola che vuole indicare il recupero, attraverso
l’incontro progettuale tra persone, di un oggetto-significato di importanza
fondamentale***. Si tratta di un Incontro concretamente fattivo dunque, perché
fin dalla sua in-tenzione mira ad una con-divisione di frammenti prima isolati,
che solo insieme acquistano un significato dalle potenzialità decisive e
determinanti per una intera comunità.
Roberto ci ha detto e ripetuto (e ora forse con ancora più forza che mai
continua a dirci) che la Sardegna, nonostante (e forse grazie a) la sua
marginalità geografica, sociale, anagrafica, produttiva, è un microcosmo
peculiare in cui possiamo ritrovare quanto di più orribile e contorto attraversa
oggi il mondo e la società, ma anche risorse naturali, umane, culturali per
molti versi uniche e incomparabili.
Questa terra ci offre dunque l’opportunità di farne un laboratorio attivo e
eticamente ricco, per una ri-costruzione di un ambiente e di un futuro
dignitosamente vivibile: impegno la cui enorme rilevanza consentirebbe di
riporre insieme risorse, ma soprattutto ricomporre gli sparsi membri che oggi
subiscono un disfacimento totale del luogo fisico e di quello sociale in cui si
trovano “gettati”.
Roberto aveva, ha, ben presenti le priorità intorno a cui ritrovarsi in questo
urgentissimo presente programmatico, e le ribadiva sul suo Manifesto Sardo,
scrivendone o accogliendo con generosità i contributi di chi le condivideva (ma
non solo).
Credo che ora il nostro compito sarebbe riprenderle in mano queste priorità,
queste esigenze improrogabili, e insieme riaprire lo sguardo verso una visione
“giusta” del nostro ruolo etico e del nostro futuro. Compito obbligato, se non
vogliamo assistere ad una dissoluzione ulteriore, e irreversibile, di questa
terra. Compito e proposito intorno al quale vorrei invitare a “convergere” tutte
le organizzazioni impegnate nel sociale.
In fondo tra i sardi la visione di un nuovo futuro circola da tempo: sono sempre
di più le mobilitazioni per la Pace, contro il Genocidio, per la salvaguardia
dell’Ambiente, della Sanità pubblica, del Lavoro pulito e salubre, contro le
innumerevoli speculazioni e servitù (dalla madre di tutte, quella militare, che
vorrebbe ridurre l’isola ad una “piattaforma strategica” inabitabile, se non da
mostri in divisa votati a distruggere e autodistruggersi, a quella carceraria,
ignobile e sprezzante verso la dignità, e la vita stessa, dei reclusi e dei
migranti).
Si tratta di “accoglierla” questa visione, in una rete attiva che metta insieme
i cocci dispersi di un proposito unitario, dandogli corpo e forza perché si
possa pretendere che venga tradotto in azione politica da chi noi, attraverso il
nostro voto, riterremo idoneo a rappresentarci politicamente.
Questi gli argomenti prioritari da salvaguardare e/o affrontare:
* Ambiente e salvaguardia degli equilibri ecologici****, strettamente connessi
con i due seguenti punti fondamentali:
* Salute e istruzione pubbliche (non può non essere posto un accento
particolare sulla salute mentale: facendo riferimento ai diritti sanciti con
la l. 180 “BASAGLIA” e successiva 833/1978, diritti oggi calpestati; e in
quanto, dichiara l’UNICEF, “alla base della capacità umana di pensare,
provare sensazioni, imparare, lavorare, instaurare relazioni profonde. La
prevenzione, promozione e cura della salute mentale è una delle principali
priorità..ed è tutelata all’art. 24 della Convenzione sui diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza).
* Questione palestinese: può fare tantissimo quest’isola, proprio perché ora
così ignobilmente coinvolta con l’Apartheid Israeliano e con l’olocausto
palestinesi. Può intervenire decisamente con una coraggiosa torsione
politica, interpretando la presenza dell’RWM Italia e la funzione servile dei
porti, da cui passano armi e petrolio funzionali ai massacri e genocidi, per
quello che sono: elementi estranei e infernali, da estirpare, in un’isola
istituzionalmente votata alla Pace
* Giustizia ed eguaglianza tra gli esseri umani: con prese di posizione
concrete e fattive in solidarietà con tutti i popoli vittime della violenta,
continuativa, reiterata ingordigia coloniale (come, tra i tanti, i popoli
cubano o i sudanese). Infatti la pace con la nostra terra (perché diventi un
laboratorio privilegiato in (e per) un mondo eticamente devastato, deve
comportare il rispetto delle persone, e dei popoli, senza alcuna distinzione)
contro ogni suggestione illegale all’odio, alle guerre e all’annientamento
dell’altro. In tal senso i nostri rappresentanti politici dovranno avere una
posizione inequivocabile, alla luce della certezza e solidità etica e
giuridica delle norme del diritto costituzionale e universale.
* Accoglienza, dei migranti, dei profughi (contro respingimenti, torture,
“remigrazione”, lager come i CTR) e in favore di un inserimento
socio-lavorativo congruo e responsabile.
* Condizioni dei detenuti, ora sottoposti a trattamenti inumani, che emanano un
sentore di intenti di fatto punitivi-vendicativi. Un sistema moderno, civile,
costituzionale, responsabile dell’ “avere in custodia” la vita di esseri
umani, deve assicurare ai reclusi condizioni umane di detenzione e un
trattamento impostato al recupero sociale e lavorativo..
Tutto ciò nella convinzione che la condivisione operativa sui punti tracciati
non è un punto di arrivo definitivo, ma è un processo ineludibile che per
tradursi in programmi politici ha bisogno della convergenza delle tante sigle,
organizzazioni, persone che si devono finalmente rendere conto di avere in
comune molto di più di quello che le separa.
Trovandoci alla vigilia di elezioni di fondamentale importanza i punti indicati
sopra potrebbero essere dunque trasmessi da questa vasta base proponente ai
rappresentanti politici che chiedono i nostri voti, con la richiesta di una
risposta programmatica netta, definita e definitiva, ed
eticamente-giuridicamente-politicamente vincolante sui singoli punti.
Ecco dunque: nell’intercettare tutti insieme “da questa terra alla periferia del
mondo le contraddizioni del sistema”, nell’“immaginare un’alternativa” e
nell’imporla alla politica possiamo concretamente costruire un futuro per la
nostra isola e, insieme, onorare nel migliore dei modi la memoria di una persona
e un amico eccezionale.
*Gaetano Azzariti: Una costituente non dichiarata, la destra riscrive la
Repubblica, art. Il Manifesto, 23/01/2026
** L’illegittimità salta subito all’occhio nel momento in cui si confrontano gli
atti di governo (in gran parte sotto forma di d.l. “urgenti”) anche solo con gli
articoli fondamentali della costituzione. Per quel che riguarda la UE il
confronto deprimente si può fare con la carta dei diritti fondante e con il
diritto internazionale.
***Qui uso la parola simbolo nel suo significato originale: Nell’uso degli
antichi Greci, mezzo di riconoscimento, di controllo e sim., costituito da
ognuna delle due parti ottenute spezzando irregolarmente in due un oggetto (per
es., un pezzo di legno), che i discendenti di famiglie diverse conservavano come
segno di reciproca amicizia. (Enciclopedia Treccani).
****È evidente che il tutto può essere approfondito, ma questa non è una
semplice cornice, in quanto rimanda interamente a quanto gli articoli della
Costituzione in primis (ma anche i Codici nazionali e internazionali del
diritto) impongono. Questo vale per tutti i punti che, tra l’altro sono
naturalmente interconnessi proprio come i valori fondamentali dei diritti umani
sono assoluti: non scindibili l’uno dall’altro!
Aldo Lotta
Redazione Sardigna