Le Città Vicine oggi: attività, pensiero, orizzonti
Pubblichiamo il comunicato sul Convegno in presenza e online de le Città Vicine
e MAG Verona che si terrà nel novembre prossimo all’Ostello degli Elefanti – via
Etnea 28, Catania – nelle giornate di sabato 14 (ore 17-20) e di domenica 15
(ore 10-13). I temi degli incontri del convegno 2026 “sono stati pensati –
scrivono i promotori – per parlare delle nostre attività, delle nostre
esperienze, del nostro pensiero e degli orizzonti che potremo allargare. Abbiamo
una lunga esperienza alle spalle – affermano con orgoglio – ma forse dobbiamo
riflettere su quanto siamo o non siamo riuscite/i nelle nostre città a incidere
e a cosa possiamo pensare di nuovo per un salto di qualità della nostra azione
politica”[accì]
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In questo ultimo anno abbiamo potuto apprezzare e anche partecipare a pratiche
ed esperienze trasformative collegate, per la peculiarità espressivo-artistica
del loro linguaggio, al campo dell’arte visiva e concettuale e che con i loro
contenuti e significati hanno risvegliato nel profondo sensibilità sopite e
suscitato risonanza e partecipazione in varie città d’ Italia e del mondo.
Ci riferiamo al movimento degli stupendi arazzi della pace realizzati dalle
molteplici realtà di donne in Italia che da oltre un anno danno vita alle
manifestazioni della rete “10, 100, 1000 piazze di donne per la pace”, promosse
dalla Biblioteca delle donne dell’UDI di Palermo, dalle donne delle Comunità
Cristiane di Base di Pinerolo e dalle donne di Caltanissetta. Ci riferiamo,
altresì, alla missione della Global Sumud Flotilla, al senso di umanità bellezza
e creatività politica messo in essere dalle centinaia di donne e uomini
componenti gli equipaggi di mare e di terra. Le variopinte e provvisorie navi
delle spedizioni, accompagnate nei porti di partenza da migliaia di donne e
uomini, hanno solcato il mare per raggiungere Gaza e superare il blocco
israeliano con il loro carico di farmaci, beni di prima necessità, di pace,
solidarietà e amore. Carico destinato alle donne agli uomini e ai bambini e
bambine palestinesi. Idee e azioni queste che risentono e riflettono anche la
creatività e l’unicità del pacifismo attivo nella storia delle donne, impegnate
a scongiurare e fermare le guerre con linguaggi, forme e strumenti attinenti
alla sacralità della quotidianità, della convivenza, della natura, della
bellezza, dell’arte, della vita.
In questi anni abbiamo visto affermarsi parole come cittadinanza attiva e
democrazia partecipata. Ma la riflessione di Lia Cigarini, che ci è stata vicina
nel cammino percorso dalle Città Vicine e ci ha spinto sempre verso una “pratica
politica originale”, ci aiuta, ancora oggi, a coglierne il limite quando queste
formule chiedono alle donne semplicemente di partecipare a forme politiche già
date, costruite su una pretesa neutralità che troppo spesso assume la misura
maschile come universale. Di come le donne, che hanno scelto di stare dentro
quelle formule politiche e amministrano le città, ne hanno cambiato o no la
forma e con quali pratiche, discuteremo con donne sagge che con noi dialogano da
tempo.
La questione politica è trarre beneficio, sempre, dal riconoscere la natura
costituente delle pratiche delle donne: partire da sé, dalla relazione,
dall’esperienza, dai corpi, dai desideri e dal lavoro quotidiano per creare
libertà e trasformare il modo stesso di vivere insieme. È una lezione che
sentiamo viva nel pensiero di Luisa Muraro, nella centralità che ha dato alla
parola, alla relazione e alla libertà femminile, e nella sua capacità di
riconoscere autorità a ciò che nasce dall’esperienza e dalla relazione tra
donne.
Da qui, come abbiamo sempre fatto, possiamo guardare alla città con occhi
diversi. Elena Granata ci invita a pensare la città come spazio di condivisione,
biodiversità sociale, riuso, immaginazione e incontro. Un’idea di città non
mercificata ma viva, che sa valorizzare ciò che già esiste e trasformarlo in
possibilità di relazione e di vita comune.
Le pratiche delle donne ci hanno insegnato cosa significa abitare: prendersi
cura delle persone e dei luoghi, creare cultura, difendere uno spazio, costruire
relazioni, contrastare la violenza, custodire ciò che è fragile. Sono pratiche
che producono comunità e, quindi, producono città. Possiamo noi agire con il
nostro sapere nelle città in cui tutto è governato dal guadagno e dove corpi e
storia hanno perso ogni significato? Noi crediamo ancora di sì. Ed è qui che la
riflessione di Simone Weil sul radicamento diventa per noi particolarmente
preziosa. L’essere umano ha bisogno di luoghi, memoria, relazioni, cultura,
responsabilità: di un ambiente capace di nutrire l’anima. Lo sradicamento,
prodotto dalla perdita dei legami, dalla mercificazione della vita e dalla forza
esercitata sui più fragili, genera solitudine e impoverimento umano.
La città può allora essere pensata come un luogo di appartenenza nel quale la
bellezza, la cultura, la memoria e le relazioni costituiscono qualcosa di
fragile e prezioso da custodire. Salvare la città significa salvare qualcosa che
appartiene alla civiltà e che nessuno dovrebbe avere il diritto di distruggere.
Ripartiamo da tutto questo per affinare la nostra pratica politica in città, per
riflettere sulle attività che già facciamo, per produrre pensiero, dando parola
a ciò che viviamo. Mettiamo in relazione le nostre esperienze per aprire nuovi
spazi, nuovi orizzonti.
Ci incontriamo a Catania il 14 e 15 novembre per ritrovarci, con passione e
fiducia, per dare maggior senso alle nostre pratiche.
PER INFO: TEL. 045-8100279; INFO@MAGVERONA.IT
Redazione Sicilia