Tag - contributi analitici

Appunti sulla Germania di oggi
In questi giorni sono stati tanti gli amici e conoscenti che mi chiedevano un parere sulla schiacciante vittoria del partito AfD (Alternative für Deutschland) nelle elezioni in Sassonia-Anhalt. ”Sono dei neonazi” dicevano, “dei nostalgici del Führer!” E io rispondevo,”Mah, il loro leader a Magdeburgo, quello che si chiama Ulrich Siegmund, è innanzitutto un tiktoker, uno che vanta 600 mila follower, il suo programma lo ha scritto uno certo Hans-Thomas Tillschneider, laureato in islamistica che parla arabo, la figura più rappresentativa del partito e in parlamento è Alice Weidel, una lesbica sposata a una ragazza di origine del Sri Lanka… chiamarli neonazi – e con questo si pensa di aver detto tutto – magari è un po’ sbrigativo, non vi pare?” Poi arrivano i risultati delle elezioni in Pomerania Anteriore-Meclemburgo e a Berlino-Brandenburgo. E tutto cambia, dal panico per l’arrivo dell’orda di estrema destra si passa all’euforia per la vittoria dell’estrema sinistra a Berlino. In Pomerania, dove l’AfD ha vinto con un rispettabile 38,2%, non riesce lo stesso a fare un governo perché l’unico partito disposto ad allearsi con loro, quello di Sara Wagenknecht, non ha superato la soglia del 5%, come la CDU. Inoltre in Pomerania, la SPD, che governava dal 2017, ha tenuto piuttosto bene, grazie a una figura di un certo rilievo, Manuela Schwesig, già due volte Ministra con Angela Merkel, che segue ben poco la linea del suo partito. Non posso dirlo con certezza, ma il suo partito, la SPD, (e in parte anche i Grünen) si è lasciato convincere sulla natura dell’estrema destra tedesca da un gruppo di sociologi di Lipsia che dal 2002 sono stati finanziati dalla Friedrich Ebert Stiftung per condurre ogni due anni delle analisi psicosociali sulla propensione all’autoritarismo nella popolazione, note come Autoritarismus-Studien. Credo che abbiano contribuito non poco alla teoria del “cordone sanitario” nei confronti dell’AfD. Io li ho incontrati a un seminario internazionale a Madrid qualche anno fa e debbo dire che ne ricordo più l’arroganza che l’acume. Dopo le elezioni in Sassonia anch’io, malgrado frequenti la Germania da quasi 70 anni (dal 1958 per la precisione), volevo chiarirmi le idee. Quindi ho fatto una piccola indagine tra amici vecchi e nuovi e ho riscontrato che ci sono posizioni con giudizi diametralmente opposti. C’è chi dice: sono nazisti, vanno messi fuori legge. Punto. Il problema è essenzialmente delle regioni dell’ex DDR, nella parte orientale della Germania, quella che confina con la Polonia e la Repubblica Ceca. A ovest è un’altra storia. Queste posizioni vengono considerate semplicistiche da chi ragiona in maniera diversa e si chiede per prima cosa chi sono gli elettori di AfD, perché la votano e perché la votano soprattutto a est. Ricordiamo innanzitutto che le regioni (Länder) chiamate Sassonia (Sachsen) sono tre: Niedersachsen con capitale Hannover, Freistaat Sachsen con capitale Dresda e Sachsen-Anhalt con capitale Magdeburgo. Le condizioni economiche di quest’ultima sono particolarmente critiche a seguito di un processo che ha portato alla scomparsa d’industrie di grandi dimensioni e alla diffusione di un tessuto d’imprese fortemente frammentato, che ha prodotto un cambiamento nella composizione della forza lavoro – fenomeno che in Italia conosciamo molto bene. “I giovani se ne vanno, le donne se ne vanno, le persone con titoli di studio elevati e buone prospettive professionali se ne vanno, assieme a quelli ai quali la globalizzazione può offrire opportunità” mi scrive un insegnante che vive e lavora a Dresda. E continua: “la CDU ha amministrato il Land con persone incompetenti, inaffidabili, poco impegnate. Nel settore della scuola i miei colleghi della Sassonia Anhalt mi parlano di una politica non solo ingiusta verso il personale scolastico, ma condotta da persone incapaci. Quelli della AfD che fanno politica a livello comunale si sono dimostrati molto più impegnati, più vicini alla gente, di quelli della CDU e della SPD. Se le persone sono andate a votare in massa, è perché volevano impedire alla CDU di tornare al governo. Per questo il partito del Cancelliere ha visto dimezzare i suoi voti in Sassonia Anhalt”. Ora, dopo i risultati in Pomerania e la tenuta della SPD in quel Land i ragionamenti dell’insegnante trovano un riscontro sul terreno opposto. Mentre in Sassonia si assiste a un vero e proprio declino, la Pomerania ha un PIL superiore alla media tedesca, le donne che lavorano a tempo indeterminato sono in misura maggiore che in qualunque altra regione. Se ciò malgrado la AfD ha raggiunto il 38,2% allora ha ragione chi dice che l’AfD non conquista solo i voti di chi sta male. Ci sono motivi che trovano la loro ragion d’essere molto indietro nel tempo. Uno in particolare: le differenze salariali tra regioni dell’est e regioni dell’ovest – all’interno della stessa azienda! – persistono dal tempo della riunificazione tedesca. Si sono attenuate ma persistono. Nessuno può negare però che l’affermazione della AfD ha subito un’accelerazione impressionante negli ultimi tempi, ci sono alcuni fattori emersi negli ultimi anni che hanno inciso profondamente sul sentimento degli abitanti: un forte flusso migratorio proveniente dall’Ucraina o riconducibile alla guerra in Ucraina a cui è stato riservato un trattamento di particolare favore nel godimento di prestazioni previdenziali e un orientamento del governo Merz verso una politica di peggioramento dei trattamenti pensionistici – fenomeno anche questo che ci ricorda in parte le riforme del governo Monti. Tutti questi fattori concentrati nel tempo hanno colpito il nucleo centrale della forza-lavoro, già provato negli ultimi anni dall’inflazione. In Sassonia il dato impressionante che ha colpito tutti è stata quello dell‘affluenza alle urne: 80% (Meloni nel 2022 ha vinto con il 16% dei voti degli aventi diritto, aveva vinto grazie all’astensione). Alcuni sociologi da tempo osservano la penetrazione dell’AfD nelle fabbriche sindacalizzate, una penetrazione cauta, senza alzare la voce, con un discorso vecchio come il cucco, contro i “bonzi” sindacali, come si diceva una volta. Però anche questa penetrazione discreta ha contribuito a rimpolpare l’adesione alla AfD da parte di quello che abbiamo chiamato “il nucleo centrale della classe”, ma che è formato anche da una middle class impoverita e da una gioventù iperprecarizzata. Quelli della posizione opposta, che vedono una via d’uscita solo nel “cordone sanitario” dicono che l’AfD non viene votata perché le persone stanno male economicamente. Al contrario, l’AfD “opera una culturalizzazione dell’economico, come fanno Trump e altri”. Le persone votano l’AfD non perché si trovino in difficoltà economiche, ma per la questione dell’immigrazione, per il sostegno a Putin, per l’odio nei confronti delle politiche di genere, delle persone queer e del femminismo, la wokeness, perché sono favorevoli all’energia nucleare e all’uso del carbone, perché ce l’hanno con l’UE. Non esisterebbe “una causalità diretta tra precarietà economica e razzismo, antifemminismo, voto all’AfD, ecc. L’AfD è inoltre ostile ai sindacati, favorevole agli interessi imprenditoriali, fortemente neoliberale e contraria ai trasferimenti e alle prestazioni sociali dello Stato. Per le persone povere e precarie l’AfD non rappresenta alcun aiuto, così come Trump e la sua amministrazione non lo rappresentano”. Per un altro dei miei interlocutori la dinamica è diversa: “la maggioranza dei giovani in Sassonia Anhalt se ne va; rimangono i genitori, rimangono i nonni. E non apprezzano i vantaggi che la storia di quei territori comunque ha portato, avere casa di proprietà, gestire una piccola attività imprenditoriale, godere di sussidi statali che non trovi in certi altri paesi. Perché? Perché non associano queste cose a un’idea di progresso, perché nel futuro non vedono prospettive positive”. Interessante quanto testimoniano degli amici che sono funzionari sindacali. Dicono che è molto difficile che sul posto di lavoro ci siano dei colleghi con posizioni apertamente neonaziste, alla fine il risentimento per come vanno le cose è ancora quello del mugugno del bravo lavoratore socialdemocratico. Infatti sono tutti d’accordo che il successo della AfD non è dovuto all’attrattività delle espressioni che ricordano il vecchio regime, anzi tutti sottolineano come l’AfD sappia anche sfruttare la nostalgia per il vecchio regime comunista (non c’è da meravigliarsi, perché ci sono degli esponenti dell’AfD che erano prima membri della SED, il partito comunista, e qualcuno pure ex funzionario della Stasi). L’attrattiva del partito di estrema destra è anche dovuta – per alcuni soprattutto – alla capacità che ha avuto di dirottare verso gli immigrati tutto il risentimento e l’impotenza della gente di fronte all’avanzare della crisi; colpa degli immigrati se c’è insicurezza, se c’è precarietà, se i salari sono bassi, se le strade non sono pulite, se a scuola i ragazzi che parlano tedesco sono una minoranza. Tutti, senza eccezione, riconoscono all’AfD l’abilità nel ricorrere al linguaggio dei social. Quindi in definitiva sarebbe una potenza comunicativa. Esattamente, dico io, com’è stato Hitler coi suoi Goebbels, le sue Leni Riefenstahl, ha saputo usare la radio e il cinema come oggi l’AfD sa usare i social. Per questo dire che Siegmund è un tiktoker è meno vago che dire che è un neonazi, secondo me. Continuare a chiedersi se quelli di AfD siano neonazisti o meno non ha senso. Il discorso, a mio avviso, dovrebbe essere spostato sulla natura della nuova destra europea o occidentale, che è qualcosa di molto diverso dalla natura del nazifascismo perché allora quello interpretava il modello fordista, era la trasposizione del modello fordista su territorio europeo, mentre oggi la nuova destra interpreta un modello che nasce dalla dissoluzione del postfordismo e al quale ancora non abbiamo dato un nome condiviso. CONTINUA INTEGRALMENTE AL SOTTOELENCATO LINK DI  Redazione Italia
September 26, 2026
Pressenza