Fuori dalla nostra scuola c’è uno striscione nuovo
Capita che nelle scuole si discuta di cosa accade del mondo, ad esempio di cosa
dice l’ultimo decreto scuola di cui tanto si parla in tv. Capita di condividere
domande, paure, opinioni, ma anche letture, come il testo dell’articolo 34 della
Costituzione: “La scuola è aperta a tutti…”. “Una bambina, con le lacrime agli
occhi, ha detto: «Maestra, possiamo usare un’altra parola, “straniero” non mi
piace»… – racconta Cinzia Pennati da Genova – Da oggi, fuori dalla nostra
scuola, c’è uno striscione nuovo, deciso dalle insegnanti insieme alle famiglie,
scritto in più lingue…”. La Digos ha rimosso lo striscione, genitori e
insegnanti della scuola Daneo hanno protestato e la scuola lo ha riappeso.
Intanto, un altro striscione simile è apparso nella Don Milani
Qualche giorno fa un bambino è entrato in classe chiedendoci se avessimo sentito
il discorso della presidente Meloni sulle alunne e gli alunni stranieri. Come
insegnanti siamo abituate a rispondere sempre alle loro domande, e così in
classe si è aperta spontaneamente una discussione. Le mie colleghe hanno
chiesto: «Chi definiamo straniero?». Un bambino ha alzato la mano e ha risposto:
«È considerato straniero chi ha i genitori che non sono nati in Italia».
Un’altra bambina ha subito obiettato: «Ma tutti e due i genitori?». Perché nella
nostra classe ci sono parecchi bambini che hanno un genitore italiano e uno che
arriva da un altro paese.
A un certo punto una bambina di un’altra nazionalità, con le lacrime agli occhi,
ha detto: «Maestra, possiamo usare un’altra parola, “straniero” non mi piace».
Una mia collega, anche per rassicurarla, ha detto: «Per me una persona straniera
è quella che non conosco. Quando voi siete arrivati in prima, eravate stranieri,
ma quando ci siamo conosciuti è cambiato tutto». Poi abbiamo chiesto: «Quanti di
voi sono nati in Italia ma hanno i genitori nati all’estero?». Molti hanno
alzato la mano. Successivamente abbiamo domandato quanti avessero almeno un
genitore nato fuori dai confini. Alla fine abbiamo fatto, forse, l’unica domanda
possibile: «Chi si sente italiano?». Si sono guardati negli occhi, si sono
cercati, e si sono quasi tutti alzati. Alcuni non sapevano bene cosa fare. Una
ha detto: «Io mi sento italiana, ma mi sento anche di un’altra nazione». Ma un
bambino le ha risposto: « Infatti, siamo compagni e da dove veniamo non dovrebbe
interessare a nessuno»
Il più “matematico” del gruppo ha fatto i conti: «Se in classe siamo in 20 e in
ogni classe ci dovrebbe essere solo il 30% di bambini stranieri, vorrebbe dire
che solo sei potrebbero rimanere. Ma siccome i bambini di origini straniere sono
molti di più, dovremmo cacciare via la maggior parte di noi!». Si sono cercati
ancora con gli occhi per rassicurarsi.
Giovedì 24 settembre è stato approvato un decreto scuola che sa tanto di mera
propaganda politica.
In questi giorni abbiamo riascoltato il discorso del presidente Mattarella, in
classe abbiamo riletto l’articolo 34 della Costituzione.
“La scuola è aperta a tutti…”.
I miei bambini frequentano la quinta elementare, e sono cinque anni che leggiamo
articoli della Costituzione, ripetiamo che la Costituzione è la nostra legge
fondamentale: ora, come glielo spieghiamo? Come spieghiamo che pur essendo tutti
unici e diversi hanno gli stessi diritti? Che la giustizia non è una questione
di percentuali, confini o luoghi di nascita, ma di dignità e di futuro. E che la
scuola, quella vera, continuerà a essere il posto dove si impara a stringersi la
mano, a guardarsi negli occhi e a riconoscersi parte dello stesso domani, senza
lasciare indietro nessuno.
Da oggi, fuori dalla nostra scuola, c’è uno striscione nuovo, deciso dalle
insegnanti insieme alle famiglie, scritto in più lingue. Inclusivo in tutto,
anche nel linguaggio. Il coraggio pedagogico insieme ai dettami della
costituzione ci fanno gridare a gran voce che qui, nel nostro paese, nel nostre
scuole, nessuno è straniero.
Comune-info