“La Russia attaccherà il Sud Europa”: l’allarme basato sul niente che domina le prime pagine
La CIA avrebbe avvertito Italia, Francia e Spagna: Mosca prepara droni nascosti
su navi mercantili, da lanciare nel Mediterraneo per provocare «distruzioni su
vasta scala». Il quotidiano spagnolo El Mundo offre ai lettori anche il modello
dei velivoli, i Gerbera, e una mappa che mette quasi tutta l’Italia nel loro
raggio d’azione. Sono dettagli che danno al racconto l’apparenza di un piano
accertato, mentre non viene mostrata alcuna prova dell’attacco imminente. La
fonte citata per lo “scoop” è niente di più che una presunta fonte anonima
all’interno del ministero della Difesa della Lituania, lo stesso governo da cui
negli ultimi mesi sono stati lanciati ripetuti allarmi su attacchi russi
rivelatisi poi del tutto infondati. Tuttavia, senza nessuna verifica, e spesso
senza nemmeno l’utilizzo del condizionale, su molti media mainstream italiani ed
esteri ora campeggiano titoli come: “Mosca vuole colpire l’Italia con droni dal
mare”. Titoli che possono far piombare nel panico per una guerra imminente,
tanto da aver spinto lo stesso ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, a
diffondere un invito a non gettare «benzina sul fuoco».
L’“inchiesta” di El Mundo comincia con un fatto reale: il direttore della CIA
John Ratcliffe è andato a Mosca il 25 agosto. Secondo le indiscrezioni del Wall
Street Journal, avrebbe messo in guardia la Russia da provocazioni contro la
NATO; Politico ha riferito anche di colloqui sul sostegno russo all’Iran. Da
nessuna delle due ricostruzioni emerge, però, un benché minimo piano per colpire
le coste italiane. A descriverlo, nel giornale spagnolo, è invece una fonte
anonima vicina alla Difesa lituana: droni Gerbera nascosti nei container di navi
mercantili e lanciati dal Mediterraneo. Lunghi circa due metri, con un’apertura
alare di 2,5 metri, un peso fino a 18 chilogrammi, sono in grado di raggiungere
velocità intorno ai 160 chilometri orari e con un’autonomia massima dichiarata
di 600 chilometri. Sono dati sulle capacità di un’arma, non sulle intenzioni di
chi dovrebbe usarla. Le specifiche dei Gerbera danno un’apparenza di precisione
alle parole dell’ennesima fonte anonima. Ma sapere quanto lontano può volare un
drone non dimostra che qualcuno stia per lanciarlo: non c’è una nave
individuata, una data, un bersaglio, né un elemento pubblico che colleghi il
viaggio di Ratcliffe al presunto attacco. El Mundo riempie questi vuoti con
dettagli tecnici e illustrazioni. Quanto ai disegni a corredo, hanno lo stesso
valore di prova della fialetta mostrata da Colin Powell all’ONU mentre parlava
di antrace o della bomba disegnata con cui Netanyahu illustrò la minaccia
iraniana: fanno scena, riempiono i titoli e non dimostrano il piano che
pretendono di rappresentare.
Anche la provenienza della fonte richiede cautela. Il 13 giugno un segnale radar
fece scattare l’allarme nella regione di Vilnius e attivare i caccia NATO:
l’oggetto fu poi identificato come un pallone meteorologico. Il 20 e 21 maggio
altri allarmi mobilitarono la difesa aerea, ma i velivoli cercati non furono
trovati. Due droni precipitati davvero, a marzo e il 17 maggio, furono invece
identificati dal ministero della Difesa lituano come ucraini, probabilmente
deviati dalla guerra elettronica russa. Questo mostra quanto sia rischioso
trasformare un rilevamento in un’identificazione e un’identificazione in
un’attribuzione politica prima delle verifiche. Il quotidiano spagnolo compie un
ulteriore passo: poiché Italia, Francia e Spagna voteranno nel 2027, l’attacco
potrebbe favorire forze contrarie al sostegno all’Ucraina. Anche il movente è
dunque ipotetico e serve per spaventare l’opinione pubblica, dietro lo
spauracchio dell’avanzata di forze sovraniste filorusse. A Bruxelles, la
Commissione dice di non conoscere un’allerta specifica; a Roma Crosetto afferma
che l’allarme non trova conferma, eppure, il presunto piano che non trova
conferme da nessuna parte domina le prime pagine ed è già diventato un caso
politico.
Non è la prima volta che un sospetto, arricchito di dettagli, viene venduto come
una prova. I racconti di presunti droni oltre confine occupano ormai
quotidianamente i media, saturano l’opinione pubblica e abituano a vivere sotto
una minaccia permanente: il clima ideale per le istituzioni di Bruxelles che
spingono verso il riarmo e la militarizzazione. A Ispra, il «drone russo» che
avrebbe sorvolato il centro di ricerca europeo si è rivelato un falso segnale
prodotto da un amplificatore telefonico difettoso; la Procura di Milano ha
chiesto l’archiviazione. In Polonia, il tetto sfondato di una casa durante
l’incursione di droni russi del settembre 2025 era stato attribuito a uno dei
velivoli: Rzeczpospolita ha indicato invece un missile lanciato dalla difesa
polacca, mentre la procura non aveva ancora concluso gli accertamenti.
Contestare quella prima attribuzione non significa negare lo sconfinamento: il
problema è la certezza con cui si racconta ciò che è ancora da stabilire, perché
serve a fini di mera propaganda. Perfino il drone abbattuto in Lituania durante
la visita di Crosetto è stato letto come un messaggio diretto al ministro, senza
che quell’intenzione fosse provata. È successo anche con il presunto sabotaggio
russo al GPS dell’aereo di von der Leyen, che si è rivelato non essere mai
avvenuto, e con l’altrettanto falso attentato a Zelensky: il drone era caduto a
160 chilometri dall’aeroporto, 43 minuti prima del decollo. A Lipsia, Berlino ha
attribuito alla Russia il tentato attacco con un drone esplosivo, ma non ha
divulgato gli elementi investigativi su cui fonda l’accusa.
A smentire l’urgenza dell’allarme sono proprio le fonti che i giornali citano
quando alimentano la paura. Il 30 agosto Reuters riferiva che Ratcliffe aveva
sollevato a Mosca la possibilità di un’operazione russa contro un Paese NATO.
Nello stesso articolo, però, un funzionario dell’Alleanza precisava: «Al momento
non vediamo alcuna minaccia imminente di attacco». Il rapporto dell’intelligence
estone escludeva l’intenzione di Mosca di aggredire militarmente un membro della
NATO nell’anno successivo; il presidente finlandese Alexander Stubb diceva di
non vedere «né prove né fatti» a sostegno dei pronostici di guerra entro il
2029. Valutazioni che non escludono incidenti od operazioni clandestine, ma
tolgono fondamento al racconto di un attacco imminente. Sui media che evocano
ogni giorno l’escalation, queste conclusioni ricevono ben meno spazio – quando
lo ricevono – delle ipotesi più allarmanti. El Mundo prende la visita del capo
della CIA, aggiunge una fonte anonima, le specifiche tecniche di un drone e una
mappa: ne esce un piano contro l’Italia che nessuna delle valutazioni citate
conferma. La possibilità diventa notizia, la notizia diventa minaccia. Quando
arriva la smentita, se arriva, la paura ha già fatto il suo lavoro.
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