TURCHIA: PERCHÉ L’OPERAZIONE REPRESSIVA CONTRO LA COMUNITÀ LGBT+ DOVREBBE PREOCCUPARCI. IL PUNTO CON MURAT CINAR
Nella notte tra il 12 e 13 settembre ha preso il via in Turchia una massiccia
operazione di polizia denominata “La mia famiglia è al sicuro”.
Un blitz repressivo su scala nazionale che, in nome della “famiglia
tradizionale” e dell'”ordine sociale”, ha posto le fondamenta per una
persecuzione capillare delle comunità LGBT+ e delle organizzazioni per i diritti
umani attive nel Paese.
L’operazione ha previsto perquisizioni a tappeto in 15 province del Paese,
l’oscuramento di siti e profili social e decine di attivistə arrestate o
fermate.
Nel mirino del governo, sedi di associazioni, di organizzazioni non governative
e di collettivi, ma anche locali e abitazioni private. Una dura stretta
repressiva motivata dal ministro della giustizia, Akın Gürlek, per “la tutela
dei bambini, della famiglia e dell’ordine pubblico” contro realtà, individui e
organizzazioni accusate di presunte attività di “condizionamento di minori sui
temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere”, di “diffusione di
materiali ritenuti osceni”, di “spaccio e favoreggiamento della prostituzione”.
Immediata la reazione delle comunità e realtà LGBT+ coinvolte che, nei giorni
immediatamente successivi, sono scese in piazza in diverse città per protestare
e chiedere la liberazione dellə attivistə detenutə, ma la risposta del regime di
Erdoğan è stata ancora una volta muscolare, con nuovi arresti e un ampio uso di
gas lacrimogeni da parte della polizia.
“La novità non è l’ostilità del governo turco verso le persone lgbtqi+, ormai
esplicita e istituzionalizzata – scrive Murat Cinar su Il Manifesto – ma la sua
trasformazione in un apparato che coinvolge polizia, magistratura, censura
digitale e controllo degli spazi culturali”. Un articolato apparato repressivo,
dunque, cresciuto negli anni e spia di una trasformazione politica più ampia,
che sembra mirare allo smantellamento delle libertà fondamentali e che raccoglie
i frutti di decenni di propaganda misogina e omolesbobitransfobica portata
avanti dalle destre cattoliche di tutto il mondo – Stati Uniti, Russia ed Est
europeo in primis. Una narrazione che il regime di Erdoğan ha abbracciato,
riattualizzato nel tempo e fatto propria, elevandola ora al livello successivo.
Ai nostri microfoni di Radio Onda d’Urto, abbiamo fatto il punto con il
giornalista Murat Cinar Ascolta o scarica