Campi di guerra
Nelle città trasformate in campi di guerra, gli affari sono affari… di cosa
nostra e i governi sono scia-calli, duri da estirpare: tengono la democrazia in
un pugno di ferro tra criminali di guerra che producono e usano
le de-testate cariche… di lancio prolungato nell’avvento di un futuro ignorato e
malandato.
Nelle città trasformate in campi di guerra, i fascisti del nuovo secolo
riscrivono la storia con le violenze di casa e di strada e il papa americano
viaggia e s’imbatte nella gloria dei sostenitori s-fasciati di testa… che
abbracciano le armi per una difesa ottusa, con perdite di coscienza fuori
controllo.
Nelle città trasformate in campi di guerra, scorre la nobiltà di un sangue
infetto, ripulito e riciclato dai figli dell’obbedienza, che fanno quadrare i
torna-conti elettorali nelle camere della paranormalità criminosa e nei cerchi
bestiali delle re-migrazioni con-fermate obbligatorie… alla fine del mondo.
Nelle città trasformate in campi di guerra, ci sono i cervelli bacati di un
governo longevo, dove la vita si sconta vivendo tra malfattori impenitenti che
fanno nuotare la gente in un fiume di lagrime e ci vuole tanto coraggio per
propagan-dare la scuola ai soli italiani che sanno amare e sanno legare, per
grazia divina, la loro lingua, la loro famiglia e la loro patria.
Pino Dicevi