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Inceneritore a Cavaglià, Ramella Pralungo: perché facciamo appello al Consiglio di Stato.
La partita sul termovalorizzatore di Cavaglià subisce una svolta. Il TAR del Piemonte ha infatti accolto il ricorso di A2A, annullando il provvedimento con cui la Provincia di Biella aveva detto no alla realizzazione dell’impianto nella già ambientalmente abusata area della Valledora, situata tra Biella e Vercelli. Al centro della sentenza c’è un nodo chiave: la competenza amministrativa, che secondo i giudici del TAR spetta alla Regione e non all’ente provinciale. Una decisione che riapre i giochi su un’opera da tempo al centro di forti tensioni territoriali. Abbiamo fatto il punto della situazione con il presidente della Provincia, Emanuele Ramella Pralungo, per capire quali saranno le prossime mosse istituzionali e politiche. EM: Il TAR del Piemonte ha annullato il diniego con cui la Provincia di Biella aveva bloccato la realizzazione del termovalorizzatore A2A a Cavaglià, stabilendo che la competenza decisionale spetta alla Regione. Come ha accolto questa notizia? Emanuele Ramella Pralungo: Ho accolto la notizia leggendo e analizzando la sentenza. Secondo me, secondo l’ufficio e secondo il nostro legale ci sono i margini per proporre appello al Consiglio di Stato. Non è che ci siamo inventati la nostra competenza che, invece, ci deriva da una legge regionale. Il TAR sostiene che questa sia superata. Se così fosse allora il problema non si limita solo al nostro singolo caso, ma alle decisioni di tutte le province. Noi riteniamo invece di aver agito in buona fede applicando la legge regionale, oltretutto rispettata anche dallo stesso proponente che ha inoltrato domanda a noi e non alla Regione Piemonte. EM: Come si è arrivati a questo cortocircuito istituzionale, visto che durante il procedimento lei stesso aveva chiesto più volte e con chiarezza un maggiore protagonismo proprio della Regione? Emanuele Ramella Pralungo: Ci siamo arrivati perché la Regione, come spesso fa la nostra Regione, su materie come queste delicate e complicate, preferisce delegare a terzi le decisioni. Secondo il TAR, la legge regionale di delega non era più efficace, in quanto è stata superata dalla legge nazionale che ha allocato presso lo Stato o presso le Regioni determinate competenze, dando la possibilità alle Regioni di delegare, ma la nostra non lo avrebbe appunto fatto e la legge precedente non era più valevole. La Regione in tutti questi casi scottanti mantiene un profilo pilatesco. EM: Adesso che cosa pensa di fare? L’ente provinciale valuta di impugnare la sentenza al Consiglio di Stato oppure la partita passa interamente nelle mani della Regione? Emanuele Ramella Pralungo: Ho già risposto con gli atti. La risposta è sì, abbiamo già dato mandato per proporre appello al Consiglio di Stato EM: Il ruolo della società civile è cruciale nella salvaguardia di un’area come la Valledora, già fortemente gravata da decenni di cave e discariche. Avete in programma incontri pubblici o momenti di confronto con la cittadinanza? Emanuele Ramella Pralungo: Il ruolo della società civile è sempre cruciale in qualsiasi luogo, in qualsiasi area. È chiaro che stiamo parlando della Valledora, un’area sottoposta a pressioni storiche maggiori dal punto di vista ambientale. In questo momento, nella realtà, un incontro con la popolazione non è previsto per un semplice motivo: parleranno ancora le carte bollate. Se i Comuni dovessero ritenere che serve una spiegazione, naturalmente io non mi nascondo mai dietro un dito, quindi ben venga organizzare una riunione alla quale parteciperò. Ettore Macchieraldo
September 23, 2026
Pressenza