Difesa civile non armata . Il contributo dell’Emilia-Romagna
Bologna, 28 settembre 2026
La proposta di legge per la Difesa civile non armata e nonviolenta va in
Parlamento.
Il contributo essenziale della mobilitazione emiliano-romagnola
Venerdì 25 settembre si è conclusa a Roma la prima fase della Campagna “Un’altra
difesa è possibile” per la legge di iniziativa popolare per la Difesa civile,
non armata e nonviolenta, che in Emilia-Romagna ha visto una grande
mobilitazione dal basso, dando un importante contributo al raggiungimento del
risultato.
Le Reti promotrici della Campagna hanno depositato al Senato della Repubblica le
firme raccolte a sostegno della proposta di legge: 57.136, ben oltre il quorum
di 50.000 richiesto dalla normativa.
Quello compiuto al Senato è un passaggio cruciale per il movimento italiano per
la pace il disarmo e la nonviolenza: un risultato storico, che dimostra la
capacità delle reti e organizzazioni della società civile di trasformare la
mobilitazione dal basso in proposte concrete di cambiamento, e che si inserisce
in un lavoro più ampio e non concluso, quello di costruire vere e proprie
istituzioni di pace.
La Campagna “Un’altra difesa è possibile” è promossa e coordinata dalla
Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile (CNESC), dalla Rete Italiana Pace e
Disarmo e da Sbilanciamoci!
La proposta di legge di iniziativa popolare chiede l’istituzione di un
Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta presso la Presidenza
del Consiglio dei ministri, che coordini Corpi civili di pace Servizio civile
universale e Protezione civile, e un Istituto di ricerca per la pace e il
disarmo: il tutto finanziato attraverso sia un fondo nazionale in bilancio sia
una quota del 6 per mille dell’IRPEF.
L’Emilia-Romagna è stata la prima in Italia nella raccolta delle firme (10.212
firme), e ben 3 città capoluogo risultano fra le prime 12 con i risultati
significativi di Bologna (3.165 firme, le stesse di Roma Milano e Torino),
Reggio Emilia (1.493) e Modena (1.391).
La Campagna in regione si era aperta il 25 Aprile a Casa Cervi (Reggio Emilia) e
a Monte Sole (Marzabotto) per segnare la continuità tra Resistenza italiana,
ripudio della guerra, Costituzione e costruzione di strumenti non armati e
nonviolenti a difesa del Paese: tra gli altri i Corpi civili di pace con compiti
di prevenzione mediazione e assistenza nelle aree di crisi, e l’Istituto di
ricerca per la pace e il disarmo a supporto scientifico e formativo del
Dipartimento.
Oltre alle adesioni sul piano nazionale di importanti esponenti politici,
segretarie di partito e personalità della cultura, in regione tantissimi
attivisti e molte organizzazioni (tra le maggiori CGIL, ANPI, ARCI, Emergency)
hanno presidiato con i volantini piazze feste ed eventi: a tutti loro va la
nostra riconoscenza.
Con il deposito della proposta di legge parte l’appello a Comuni e Regione,
perché ne sostengano l’approvazione chiedendo al Parlamento a nome dei propri
cittadini una pronta calendarizzazione.
Di fronte alla corsa al riarmo e ai venti di guerra sempre più forti, non basta
mettere a verbale il proprio dissenso ma è necessario mettere in campo politiche
attive di pace e costruire sedi politiche decisionali, infrastrutture e
strumenti per un’effettiva difesa della Patria non armata e nonviolenta.
Reti nazionali e locali si sono caricate oggi di una responsabilità legislativa
diretta che consegnano a Parlamento e partiti, ma non in bianco: la seconda fase
della Campagna chiede a tutte le forze politiche e ai segretari e segretarie
sottoscrittori della proposta di legge di portare a termine l’impegno assunto.
Rete Regionale Pace e Nonviolenza Emilia-Romagna
Redazione Bologna