Sanità, al via le nuove tariffe: cosa cambia per esami e visite
Da ieri, 21 settembre 2026, è in vigore il nuovo tariffario nazionale per una
parte delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e assistenza protesica.
La revisione riguarda in particolare 448 prestazioni e 222 codici protesici tra
visite, esami diagnostici, procedure ambulatoriali e dispositivi per persone con
disabilità, aggiornando gli importi con cui il Servizio sanitario nazionale
remunera strutture pubbliche e private accreditate. Non si tratta dunque del
prezzo pagato dal cittadino: quanto resta a carico dell’assistito dipende da
compartecipazione, esenzioni e specifiche regole regionali. L’aumento medio
delle tariffe interessate è stimato al 5,8%, con variazioni diverse da
prestazione a prestazione.
Il decreto del Ministero della Salute, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19
settembre 2026, arriva dopo l’apertura di un contenzioso: il precedente
tariffario del novembre 2024 era stato impugnato e il TAR del Lazio ne aveva
disposto l’annullamento, differendone gli effetti di 365 giorni. I Ministeri
hanno presentato appello e la controversia è ancora pendente. Per superare le
criticità, è stata avviata una nuova rilevazione dei costi, coinvolgendo
strutture pubbliche e private accreditate, e i valori sono stati ridefiniti.
La distinzione fondamentale è quella tra tariffa e ticket. La tariffa indica
quanto il Servizio sanitario nazionale riconosce alla struttura che eroga una
determinata prestazione; il ticket è invece la quota eventualmente pagata dal
paziente. Nella maggior parte delle Regioni il ticket ordinario resta soggetto
al tetto massimo di 36,15 euro per ricetta. Per questo l’aumento degli importi
stabiliti dal nuovo nomenclatore può tradursi solo in parte, o non tradursi
affatto, in una maggiore spesa per il cittadino. Ad esempio, per una prima
visita cardiologica con elettrocardiogramma la tariffa nazionale sale a 38 euro:
dove si applica il tetto di 36,15 euro, il paziente non esente non pagherà
comunque più di quella cifra. In tal caso, l’aumento effettivo rispetto ai
precedenti 33,60 euro sarebbe di 2,55 euro. Anche per l’agoaspirato della
mammella, nelle stesse condizioni, il ticket passerebbe da 31,25 a 36,15 euro.
Le prime visite specialistiche sono state in generale rivalutate: per molte di
esse la tariffa si colloca intorno ai 26 euro. Il prelievo di sangue venoso
aumenta invece di 50 centesimi.
L’aggiornamento riguarda inoltre la riabilitazione, la dialisi e l’assistenza
protesica su misura, riferita a dispositivi quali ortesi, protesi per gli arti,
calzature ortopediche, protesi oculari e ausili ottici. Per quest’ultima il
Ministero ha rivisto gli importi tenendo conto dell’aumento dei costi di
materiali, componentistica e manodopera specializzata. Particolarmente rilevante
è l’incremento del 44% previsto per 98 codici relativi agli ausili ottici, che
erano rimasti esclusi dagli aumenti previsti dal precedente decreto del novembre
2024. I requisiti per accedere ai dispositivi garantiti dai Livelli essenziali
di assistenza, però, non cambiano.
Per finanziare la revisione sono stati stanziati 100 milioni di euro per il 2026
e 183 milioni annui dal 2027. Secondo le stime del Ministero, l’impatto
complessivo sui ticket sarà contenuto e riguarderà soltanto i cittadini non
esenti (si parla di una media di 1,50 euro in più a utente ogni anno). Restano
infatti valide le esenzioni per reddito, patologia o età. Il decreto conferma
infine la validità massima di 180 giorni delle ricette specialistiche, salvo
termini più brevi stabiliti dalle Regioni. È sufficiente prenotare visita o
esame in tempo: la prescrizione resta valida fino al giorno dell’appuntamento,
anche se fissato oltre i sei mesi.
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