Assemblea Pubblica No MUOS: “La guerra è già qui”
Il movimento No MUOS ha lanciato un forte appello alla mobilitazione e ha
invitato tutte le realtà a partecipare all’assemblea pubblica dal titolo “La
guerra è già qui” che si è svolta a Niscemi domenica scorsa.
Con questa iniziativa si vuole mettere mano all’urgenza di fermare la deriva
sociale, ambientale ed economica in cui i nostri territori stanno affondando, a
causa di scelte politiche strutturalmente asservite ai profitti bellici e al
tecnocapitalismo.
Le esercitazioni e le installazioni militari continuano a contaminare gravemente
l’aria, la terra e le falde acquifere della nostra isola. Il costo di questa
militarizzazione è insostenibile per la collettività: ogni singolo volo di un
caccia F-35 non solo accelera il collasso climatico, ma sottrae risorse
equivalenti a 1.000 posti letto nei nostri ospedali. Mentre la spesa militare
mondiale tocca la cifra record di 2,2 trilioni di dollari, trainata dal
conflitto in Ucraina e dal genocidio a Gaza, l’Unione Europea pianifica
investimenti nella difesa cinque volte superiori al passato. In Italia, a fronte
di una spesa militare pro-capite di circa 50 euro dal 2022 e a un impegno al
riarmo da 34 miliardi di euro che grava sulle spalle dei contribuenti, oltre 5,7
milioni di cittadini versano in condizioni di povertà assoluta.
Il sistema bellico si impone attraverso una cultura patriarcale e
tossico-machista, che alimenta le destre populiste, restringe gli spazi
democratici e impone l’omologazione e l’oppressione delle comunità.
Da anni Il movimento no Muos è un laboratorio concreto per il contrasto al
sistema militare statunitense e della NATO, denunziando la partecipazione della
Sicilia e dell’Italia alle guerre. Dalla base militare statunitense partono
ordini per le operazioni in Medio Oriente, entrando a gamba tesa nelle
operazioni delle attuali guerre a fianco dell’ Ucraina, di Israele e degli Stati
Uniti e divenendo così Niscemi e la Sicilia obiettivo bellico di primaria
importanza per il ruolo strategico che la investe, Il titolo “ la guerra è qui”
si riferisce anche alle installazioni militari che hanno depredato paesaggi e
zone naturali della nostra terra: dalla base di Sigonella alla sughereta di
Niscemi, dove poggiano le tre parabole del MUOS (Mobile User Objective System),
insieme alle 46 antenne che coordinano gli attacchi di guerra, oltre
all’aeroporto di Birgi a Trapani — futura scuola di pilotaggio per gli F-35 —,
al porto di Augusta e alla base militare di Licata.
A Niscemi, le priorità del territorio vengono sistematicamente ignorate, così
come le necessità primarie restano irrisolte. Ancora oggi non si interviene
contro la terribile frana del 15 gennaio scorso: nessun atto per fermare il
dissesto idrogeologico, invece abbiamo decisioni per le quali si accelera il
rilascio di autorizzazioni per ampliare le basi militari.
A questa devastazione si risponde con la resistenza pacifica, come le tante
manifestazioni accanto alla comunità niscemese. Lo scorso 28 marzo nella piazza
di Niscemi è stato organizzato un presidio aderendo a livello nazionale al
progetto “10,100,1000 piazze per la pace”. Riassumendo, il movimento delle
donne No Muos di Palermo, Catania, Gela, Comiso, Ragusa ed alcune Mamme No MUOS
si sono opposte alle parole di guerra con i colori degli arazzi.
La risposta delle istituzioni a chi esprime dissenso è la repressione preventiva
come i recenti provvedimenti fogli di via e le pesanti accuse notificate agli
attivisti che hanno pacificamente manifestato partendo dal Presidio del
campeggio No Muos di Niscemi. Questo utilizzo degli strumenti di polizia punta a
limitare la libertà di parola e la capacità delle persone di organizzarsi.
Ultimamente attivisti del movimento No Muos che hanno contestato pacificamente
davanti al cancello della base militare sono stati raggiunti da pesanti accuse.
E così la repressione serve per smantellare e svilire gli attivisti del
movimento.
Come assemblea e movimento No MUOS denunciamo la legittimazione di uno stato di
polizia che vincola la libertà di tutte e tutti.
Non c’è più tempo, siamo troppo avanti e davanti alle crisi globali (collasso
climatico, crisi energetica, alimentare e bellica) non basta una conversione
culturale per decostruire il patriarcato, bisogna prendersi carico
dell’indifferenza e abbracciare l’ecologia delle relazioni.
Pensiamo a una conversione culturale che denunci tutte le contraddizioni e stia
dentro le relazioni nel rispetto di ogni diversità. Quindi occorre ripensare
all’unione nella lotta come fanno tanti movimenti “post sviluppo” che agiscono
a livello globale e sono i movimenti indigeni, transfemministi, ecologisti, per
la pace e il disarmo, dei lavoratori e lavoratrici, per i migranti,
antirazzisti, antisessisti, studenteschi.
Tutti verso un processo che punta all’ecologia delle relazioni in tanti e tante
hanno compreso come sia prioritario riconciliarsi con l’altro e l’altra per
sostenere collettivamente una appropriata alternativa alle pressioni e
oppressione odierne.
Aprirsi accogliendo la pluralità delle esperienze valoriali che rafforzano
un’idea di processo alternativo. Per restare umani e agire concretamente
attraverso pratiche di lotta condivise. Abbiamo un esempio: il processo
rivoluzionario avvenuto nella Siria del Nord; il Confederalismo Democratico e la
Jineoloji indicano come si può stare insieme nelle diversità.Tanti anni di
condivisione tra culture e gruppi etnico-religiosi, in un modello di convivenza
interetnica basato sul pluralismo contro le logiche che stanno alla base del
sistema capitalistico.
All’assemblea attivamente sono intervenute diverse realtà territoriali e sono
state ribattute le storiche rivendicazioni per il futuro del territorio:
* Blocco immediato dell’invio di armi e riconversione civile delle fabbriche
belliche.
* Smilitarizzazione completa dei nostri territori.
* Uscita dell’Italia dalla NATO.
* Solidarietà attiva ai disertori russi e ucraini, al popolo e alle donne curde
del nord della Siria minacciati dal governo di Damasco e al popolo e alle
donne palestinesi che lottano per la loro sopravvivenza.
Virginia Dessy attivista del Comitato NoMuos di Palermo
Virginia Dessy