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Kraft, la lotta al BDS e i due milioni senza destinatario
DAL CASO MACKLEMORE AI FINANZIAMENTI DELLA FONDAZIONE DI ROBERT KRAFT: IL CONFINE TRA LOTTA ALL’ANTISEMITISMO, SOSTEGNO A ISRAELE E LIBERTÀ DI ESPRESSIONE. Il 16 settembre Robert Kraft, proprietario dei New England Patriots e del Gillette Stadium di Foxborough, ha affidato ai canali social dello stadio una dichiarazione in cui racconta che Ed Sheeran gli ha chiesto di impegnare due milioni di dollari per aiuti nella regione, senza dire esplicitamente di aver accettato. Nel testo rivendica anche di aver sostenuto per decenni iniziative che creano opportunità per i palestinesi. Il messaggio arriva poche ore dopo che Macklemore ha destinato a sei organizzazioni a favore della popolazione palestinese il milione guadagnato con il tour, invitando Kraft a fare altrettanto, e due giorni dopo l’esclusione del rapper dalla tournée. Non ci sono beneficiari né tempi, e il Kraft Group non aveva risposto a Billboard che chiedeva chiarimenti. Molti hanno letto quelle righe come un impegno concreto, osserva Haaretz, ma né Kraft né Sheeran hanno indicato un solo destinatario. Sulle circostanze dell’esclusione le versioni divergono. Macklemore era stato allontanato dopo aver detto «Free Palestine» durante due concerti di Sheeran nel New Jersey, e sostiene che Sheeran gli abbia riferito di un ultimatum dei proprietari degli stadi. Il 18 settembre Haaretz scriveva che Kraft non aveva risposto all’accusa, mentre TicketNews riporta che il Kraft Group contesta la ricostruzione. Kraft ha comunque confermato di aver contattato personalmente Sheeran. Perfino Jeremy Burton, che guida il Jewish Community Relations Council di Boston e ha difeso la scelta di Kraft, ha scritto che dire «Free Palestine» non è necessariamente antisemita, mentre Macklemore respinge le accuse che gli sono state rivolte. Sheeran, dal canto suo, attribuisce la decisione al promotore. I conti li ha guardati The Intercept, in un’analisi firmata da Jonah Valdez e pubblicata il 18 settembre, che ricostruisce le dichiarazioni fiscali della Kraft Family Foundation e del Kraft Group dal 2006. La fondazione risulta aver versato 196.000 dollari a Friends of the IDF, in sette donazioni destinate, secondo la causale indicata da Kraft, all’istruzione di giovani soldati ebrei, e altri 123.000 dollari a Brothers for Life e a Friends of Israel Disabled Veterans, due organizzazioni che assistono direttamente militari israeliani. I venti milioni che ricorrono in alcune ricostruzioni riguardano invece il programma per i soldati soli finanziato da Friends of the IDF dal 2020, e non i versamenti di Kraft. Tra le cifre più rilevanti figurano tre milioni, versati dal Kraft Group dal 2022 allo United Democracy Project, il super PAC legato all’AIPAC, e i venti milioni con cui nel 2019 Kraft ha fondato la Foundation to Combat Antisemitism, oggi Blue Square Alliance Against Hate, nata per contrastare il movimento BDS. Il BDS, sigla di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, è un movimento nato il 9 luglio 2005 da un appello firmato da oltre 170 realtà della società civile palestinese, un anno dopo il parere con cui la Corte internazionale di giustizia aveva dichiarato illegale il muro costruito nei territori occupati. Chiede a cittadini e istituzioni di tutto il mondo di colpire le politiche di apartheid con gli strumenti applicati al Sudafrica dell’apartheid, finché non rispetterà il diritto internazionale su tre punti: la fine dell’occupazione e della colonizzazione delle terre arabe con lo smantellamento del muro, la piena uguaglianza dei cittadini arabo-palestinesi di Israele e il diritto al ritorno dei rifugiati. Si definisce nonviolento, respinge l’accusa di antisemitismo e dice di avere il sostegno di sindacati, chiese e organizzazioni di ogni continente. La cornice giuridica europea gli è favorevole. Nel 2020, con la sentenza Baldassi e altri contro Francia, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto che condannare per incitamento alla discriminazione economica undici attivisti, colpevoli di aver invitato i clienti di un supermercato a non comprare prodotti israeliani, violasse la libertà di espressione, perché l’invito al boicottaggio resta espressione politica finché non degenera in incitamento alla violenza, all’odio o all’intolleranza. Il precedente vale per tutti i quarantasette Stati del Consiglio d’Europa, Italia compresa, e un commento pubblicato su Opinio Juris vi legge il rifiuto dell’idea che il BDS sia di per sé discriminatorio o antisemita. Quanto all’accusa di apartheid, è stata avanzata anche da B’Tselem, Human Rights Watch e Amnesty International. Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha ritenuto che le misure che separano coloni e palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est violino l’articolo 3 della Convenzione contro la discriminazione razziale, che vieta segregazione razziale e apartheid. Contro questo movimento si è schierato Kraft il 20 giugno 2019 a Gerusalemme, ricevendo il Genesis Prize e promettendo venti milioni di dollari per combattere l’antisemitismo e il boicottaggio promosso dai palestinesi. Gli organizzatori del premio precisarono che la fondazione si sarebbe occupata anche del BDS e di altri tentativi di delegittimare Israele. Secondo Haaretz l’ente è riemerso nel 2023 con la campagna Stand Up to Jewish Hate, e dopo il 7 ottobre Kraft ha stanziato altri cento milioni di dollari. Nell’ottobre 2025 ha cambiato nome, eliminando dalla denominazione la parola antisemitismo, con Adam Katz alla presidenza. Lo stesso quotidiano nota che, pur avendo Kraft promesso nel 2019 di contrastare le narrazioni antisemite che contestano il diritto di Israele a esistere presentandosi come dibattito legittimo, l’ente ha adottato in genere un linguaggio più ampio contro l’odio, evitando di definire esplicitamente antisemita l’attività antisionista. La fondazione ha finanziato anche gruppi di media e di analisi. Ha versato 63.500 dollari al Committee for Accuracy in Middle East Reporting and Analysis, che ha condotto campagne di pressione contro giornalisti, studenti e studiosi ritenuti ostili a Israele, 150.000 al Middle East Media Research Institute e 50.000 all’Investigative Project on Terrorism, che il Council on American-Islamic Relations considera parte di una rete islamofoba. Sono valutazioni riportate da The Intercept, e come tali vanno lette. Il caso Kraft mostra dove porta questa impostazione. Un ente nato per combattere la discriminazione ha inserito tra i propri bersagli un movimento nonviolento il cui invito al boicottaggio, per la Corte europea, è espressione politica tutelata, e il suo fondatore sostiene gruppi che i loro critici accusano di alimentare un altro odio. Dave Zirin ha scritto su The Nation, nel gennaio 2024, che la fondazione contribuisce al problema che dichiara di combattere, e Lila Corwin Berman, che studia la filantropia ebraica alla New York University, ha detto a Haaretz che il caso Macklemore rende evidente quanto sia difficile separare l’impegno contro l’antisemitismo dalle posizioni politiche di Kraft su Israele, con il rischio di indebolire lo sforzo stesso. A mio giudizio l’esito è questo. Quando la critica a uno Stato viene trattata come odio e un artista è escluso per aver detto «Free Palestine», parole che perfino un difensore di Kraft giudica non necessariamente antisemite, cresce la discriminazione verso chi dissente e la parola antisemitismo perde forza proprio dove servirebbe a proteggere chi ne è davvero vittima. Le dichiarazioni fiscali sono pubbliche e permettono di confrontare ciò che un magnate dice con ciò che ha finanziato. Dal 2006 i versamenti verso organizzazioni schierate sono documentati, mentre l’annuncio dei due milioni non indica ancora un destinatario. Il caso Macklemore pone poi una questione che va oltre Kraft, cioè dove passi il confine tra la critica a Israele e l’odio antiebraico e a chi spetti tracciarlo quando chi decide è anche il proprietario dell’impianto. La neutralità apolitica rivendicata da molti nomi della musica diventa, a mio giudizio, più difficile da difendere quando chi possiede lo stadio usa il suo potere per stabilire chi può parlare. Se un impianto può filtrare in anticipo ciò che si dice dal palco, a rispondere di questa scelta davanti al pubblico che ha comprato il biglietto deve essere chi l’ha compiuta. Fonti The Intercept, “Robert Kraft Claims His Donations Help Palestinians. Turns Out He’s Funding Friends of the IDF.” (18/09/2026) Haaretz (18/09/2026) Billboard Pro (16/09/2026) Times of Israel/AP (21/06/2019) Jewish Insider (10/10/2025) The Nation (31/01/2024) TicketNews (09/2026) BDS Movement, appello del 9/07/2005 Corte EDU, Baldassi e altri c. Francia (11/06/2020) Opinio Juris (16/06/2020) Human Rights Watch (2024) Francesco Russo
September 21, 2026
Pressenza