I Ponti della Pace: in cammino per la pace e la non violenza anche in bicicletta
I Ponti della Pace: quando la pedalata si fa testimonianza attiva a Firenze
Superare la logica del confine e trasformare l’ostacolo in spazio di relazione.
Con questo spirito ha preso il via “I Ponti della Pace“, un’iniziativa promossa
da FIAB Firenze Ciclabile con il patrocinio del Comune di Firenze, della Regione
Toscana e l’adesione di un’ampia rete di realtà civiche e associative.
L’itinerario di circa 13 chilometri, snodato lungo piste ciclabili e strade a
basso traffico da Piazza dell’Isolotto fino al piazzale dell’Abbazia di San
Miniato al Monte, non ha avuto soltanto il significato di un evento di mobilità
sostenibile, ma ha rappresentato una concreta testimonianza attiva per la pace e
la nonviolenza, un ulteriore seme in un cantiere aperto per una cittadinanza
consapevole.
Il valore della pedalata come metafora dell’essere “in cammino” e come “testo
narrativo”
Come ricordato nella presentazione del progetto, il percorso ha attraversato
ponti, passerelle e piazze toccando i luoghi simbolo di figure e storie di pace
della tradizione fiorentina, coinvolgendo la cittadinanza, le istituzioni, le
scuole e una folta rappresentanza del terzo settore per sostenere e rinnovare
quel connubio virtuoso fra la vocazione storica di Firenze come “Città
Operatrice di Pace“, i linguaggi della nonviolenza, l’impegno per una mobilità
dolce e l’ecologia.
Il “ponte” smette così di essere un semplice manufatto architettonico e diventa
metafora dinamica della nonviolenza: l’architettura dell’incontro che rifiuta i
muri e l’isolamento, il disarmo interiore prima ancora che bellico. Pedalare
insieme a passo lento ha permesso di riappropriarsi dello spazio pubblico e di
trasformare la città in una mappa viva di diritti, giustizia e accoglienza. Un
mosaico di voci: le tappe e le testimonianze del percorso
Un mosaico di voci: le tappe e le testimonianze del percorso
Lungo le sei soste del tragitto, il racconto della città non si è affidato ad
una singola voce, ma si è articolato come una rete di interventi coordinati. Più
che una sequenza di relazioni, le testimonianze hanno rappresentano un dialogo
continuativo attorno ad alcuni grandi nuclei concettuali che ogni personaggio o
luogo rappresentavano.
La partenza ha visto i saluti istituzionali dell’assessora allo Sport Letizia
Perini e del presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni; a dare il via
ufficiale al percorso è stata la stessa assessora Perini, intervenuta in
rappresentanza della sindaca.
Comunità, ecologia e profezia del quotidiano (Isolotto)
Nella prima tappa, tra la Passerella Alex Langer, le Baracche Verdi e il murales
di Tiziano Terzani, le voci di Andres Lasso, Claudia Daurù, Silvia Falcioni e
Gloria Germani hanno richiamato l’eredità di Alexander Langer, Tiziano Terzani,
Don Enzo Mazzi, la Piccola Scuola di Pace e di un quartiere nato secondo linee
guide che ancora oggi sarebbero all’avanguardia e una valida risposta ai
problemi climatici e urbanistici che affliggono la nostra città. La pace nasce
dal basso, dalla cura del territorio e della comunità, intrecciando ecologia
profonda e dialogo interculturale.
La nonviolenza attiva e la “Città Operatrice di Pace” (Ponte Gandhi, San Marco,
Piazza Signoria)
Attraverso gli interventi di Gloria Germani sul Ponte Gandhi, di Grazia Bellini
(Fondazione Balducci) e Pietro Giovannoni (Fondazione La Pira) in Piazza San
Marco, fino ai contributi profondi e partecipati dei rappresentanti
istituzionali in Piazza della Signoria – con il presidente del Consiglio
comunale di Firenze Cosimo Guccione, la vicepresidente della Regione Toscana
Bintou Mia Diop e la presidente della Commissione Pace del Comune Stefania
Collesei –, si è cercato di riannodare il filo della “diplomazia delle città” e
dell’Uomo Planetario, cuore pulsante di Firenze Città Operatrice di Pace. La
verità (Satya) e la nonviolenza (Ahimsa) diventano la bussola per una politica
che supera le logiche di potenza. Il senso di questo è stato rappresentato dai
tanti partecipanti che, con i loro corpi, le loro biciclette, le loro bandiere
della pace sono diventati simbolo della nonviolenza e del cammino necessario a
partire da ogni individuo, dalle associazioni, dalle istituzioni.
Direzione diritti, disarmo e solidarietà concreta (Ponte Santa Trinita)
Nella sosta in piazza Santa Trinita si è attraversato idealmente il “ponte della
pace” di Santa Trinita, gli apporti dei volontari di Emergency Firenze
(Francesca Testa), degli attivisti di Amnesty International (Cecilia Nava), di
Viviana Ballini e Linda Berti (Cammino di Don Milani / Associazione Don Milani)
e di Marco Pasquini (Museo Bartali) hanno intessuto un filo di testimonianze e
riflessioni convergendo su un punto fermo: il rifiuto della guerra e
dell’obbedienza cieca, la difesa intransigente dei diritti umani e il coraggio
silenzioso della solidarietà.
Spiritualità attiva e disarmo delle comunità (San Miniato al Monte)
All’arrivo sul colle di San Miniato al Monte, la parola è tornata all’abate
Padre Bernardo Gianni. La dimensione spirituale della pace non si traduce in
un’astrazione isolata, ma in una “geografia di grazia” e in una pratica attiva
di ascolto e disarmo interiore a cui l’intera cittadinanza è chiamata per dare
continuità a un impegno diffuso e permanente.
L’iniziativa firmata FIAB Firenze Ciclabile dimostra che promuovere la pace oggi
significa proporre gesti feriali, trasversali e aperti a tutti. In un’epoca
segnata da crescenti polarizzazioni e conflitti, la mobilità attiva si rivela
così un linguaggio potente per costruire, pedalata dopo pedalata, ponti stabili
di partecipazione e democrazia.
Foto attivisti e partecipanti
Paolo Mazzinghi