Minacce sioniste al giurista Fabio MarcelliLa bara per Marcelli è pronta’: perché difendere la Palestina mi sta costando
minacce di morte
Come ho riferito alle Forze dell’Ordine, assai cooperative e disponibili,
ritengo che il macabro messaggio sia riconducibile ai gruppi sionisti
“Qui l’agenzia di pompe funebri. Volevamo avvisare il signor Marcelli che la
bara è pronta”. Giovedì 8 ottobre alle ore 12.30 circa ho ricevuto questo
sibillino e minaccioso messaggio.
Quali gli autori?
Come ho riferito alle Forze dell’Ordine, prontamente avvisate e assai
cooperative e disponibili, ho motivo di ritenere che il macabro messaggio sia
riconducibile alla mia attività in difesa del popolo palestinese e contro il
genocidio.
Si tratterebbe quindi delle frange estremiste e organizzate del sionismo che da
qualche tempo stanno praticando, in particolare a Roma, una sorta di terrorismo
a bassa intensità fatto di attentati, aggressioni e intimidazioni di ogni
genere.
Il fenomeno non va sottovalutato e prima o poi potrebbe scapparci il morto.
Eppure devo constatare che, al di là dell’indiscutibile buona volontà e
professionalità dei singoli tutori dell’ordine, le alte sfere del ministero
dell’Interno, con in testa il buon Piantedosi, e quindi il governo Meloni nel
suo complesso, appaiono più che altro intente a perseguitare i critici di
Israele, comprimendo arbitrariamente la libertà di pensiero e di informazione,
che a identificare e reprimere coloro che, forti innanzitutto della loro
assoluta impunità, vorrebbero importare in Italia la guerra e il genocidio
scatenati da Netanyahu & C.
Nessun provvedimento è stato infatti mai adottato nei confronti di costoro, i
cui nominativi e indirizzi sono tuttavia ovviamente noti a Digos e Carabinieri.
Basti pensare che il ventunenne Eitan Bondi, autore confesso della sparatoria
del 25 aprile, se l’è cavata con qualche giorno di arresti domiciliari.
Questa evidente impunità è intollerabile e confligge in modo aperto col
principio dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e con il compito
istituzionale di prevenzione e repressione dei reati e tutela dell’ordine
pubblico che spetta alle autorità di polizia.
Mentre Mohammed Hannum e altri palestinesi sono ancora in cella sulla base di
accuse formulate sulla base di materiale prodotto in buona parte da organismi
facenti capo al governo genocida israeliano, e Piantedosi e Valditara reprimono
cittadini, studenti e insegnanti che osano denunciare i crimini di Israele, i
terroristi o aspiranti tali sionisti imperversano tranquilli e sicuri della loro
impunità.
Si tratta d’altra parte dell’altra faccia della complicità del governo italiano
col genocidio che abbiamo denunciato alla Procura di Roma e alla Corte penale
internazionale e che continua, nonostante il tentativo vergognoso di
nasconderla, confermato ad esempio dal rifiuto anticostituzionale delle Dogane
di rivelare la natura, quantitativo e destinazione del materiale bellico in
transito per il porto di Ravenna o altri porti.
Il governo italiano è purtroppo parte integrante del meccanismo che alimenta la
guerra, non solo in Palestina, e il genocidio.
La guerra viene promossa mediante un uso scriteriato delle Forze armate e delle
risorse erariali, sostenendo il regime corrotto e guerrafondaio di Zelensky, che
fa di tutto e di più per far scoppiare la Terza Guerra Mondiale allontanando
così la propria inevitabile fine, o mandando contingenti militari malamente
mascherati a puntellare il regime saudita che si trova in forte difficoltà di
fronte alla controffensiva yemenita.
Anche il regime criminale, terrorista e genocida di Bibi Netanyahu è
inevitabilmente alla frutta. I
I partiti arabi sono destinati a svolgere un ruolo decisivo nella prossima
legislatura israeliana.
Ciò non comporterà l’abbandono immediato delle attuali politiche, ma il governo
del generale Eisenkot o di altri dovrà fare i conti con pressioni interne e
internazionali crescenti e si apriranno nuove prospettive per un assetto di
quella cruciale regione finalmente conforme al diritto internazionale e al
rispetto dell’umanità oggi martoriata nelle carni dell’eroico popolo
palestinese.
Personalmente ho sempre nutrito il massimo rispetto e considerazione per la
cultura ebraica che considero parte importante del patrimonio ideale comune
dell’umanità.
Così pure per la storia e l’identità delle comunità ebraiche.
Queste ultime non possono però in nessun caso tramutarsi nella longa manus di
uno Stato che attualmente si qualifica come criminale, terrorista e genocida, e
i loro membri devono osservare i loro doveri normativi e costituzionali alla
pari con qualsiasi altro cittadino italiano.
Uno Stato di Israele depurato da Netanyahu & C. e da ogni ideologia
suprematista, al cui interno ebrei, arabi, drusi ed altri convivano
fraternamente, potrebbe costituire il perno di un nuovo ordine mediterraneo
improntato ai principi della pace e della cooperazione internazionale.
Sembra un sogno irraggiungibile, ma costituisce in realtà un obiettivo
irrinunciabile, da perseguire combattendo strenuamente l’attuale sciagurata
politica estera di Meloni e dei settori che, anche all’interno del cosiddetto
“campo largo” continuano a considerare se stessi e tutti noi come sudditi
sciocchi e ciechi dell’Occidente in declino anziché come fautori del futuro
condiviso dell’umanità basato sui principi fondamentali consacrati dalla Carta
delle Nazioni Unite e dalla Costituzione italiana.
Redazione Roma