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È il momento giusto per l’animazione italiana
Pubblichiamo una sintesi del lunghissimo articolo lanciato dal blog di Acta-Associazione sindacale freelance, con il quale si ricostruisce la vertenza-Netflix,  in merito alla terza serie “Due Spicci”del fumettista Michele Rech (Zerocalcare),  condotta da Un!ta-Unione Italiana Animatori, di cui hanno lamentato anche l’assoluto silenzio dalla gran parte della stampa sopratutto di “sinistra”. Un!ta è tornata sulla vicenda allo scopo di richiedere il più vasto sostegno a perorare la loro ultima proposta per organizzare un’importante mobilitazione di questi lavoratori[accì] _________________ Il 27 maggio 2026 usciva su Netflix Due Spicci, la terza serie del fumettista Michele Rech (Zerocalcare), realizzata dallo studio DogHead Animation. Lo stesso giorno un’associazione sindacale informale – Un!ta, Unione Italiana Animatori – apriva sulla sua pagina Instagram un canale per raccogliere testimonianze anonime sulle condizioni di lavoro durante la produzione della serie. Le testimonianze raccolte denunciavano compensi orari molto bassi, finte partite iva, ritmi di lavoro estenuanti. Il tempismo dell’iniziativa di Un!ta, in concomitanza con l’uscita della serie preannunciata da mesi di battage pubblicitario, ha portato il tema al centro del dibattito pubblico. Solo per qualche giorno, però, per poi scomparire rapidamente dai radar. Le reazioni di media, partiti politici e sindacati all’iniziativa di Un!ta tratteggiano un quadro paradossale: silenzio dell’estrema sinistra, cronaca superficiale al centro, sostegno appassionato della destra. L’accusa principale, mossa soprattutto da voci della “sinistra” per delegittimare Un!ta, è stata quella di nascondere le testimonianze raccolte dietro l’anonimato. Un’obiezione contraddittoria, se si pensa che proprio la disciplina sul whistleblowing, storicamente sostenuta dalla sinistra, tutela l’anonimato di chi denuncia in ragione della sua vulnerabilità lavorativa. Una sorta di antimateria politico-sindacale che è stata in buona parte alimentata da dinamiche opposte e complementari di attacco/difesa dell’autore della serie, Zerocalcare, riferimento della parte avversa o della parte amica. Un cortocircuito che ha sviato l’attenzione dalle ragioni di chi denunciava il proprio sfruttamento. > NOI DI ACTA, CHE DA OLTRE VENT’ANNI CI OCCUPIAMO DI LAVORO AUTONOMO, RITENIAMO > CHE L’INIZIATIVA SINDACALE DI UN!TA SIA UNA TAPPA IMPORTANTE, UN CASO > ESEMPLARE PER LE MOBILITAZIONI DEL LAVORO FREELANCE Il clamore mediatico sollevato dalla pubblicazione delle testimonianze di sfruttamento ha avuto ricadute favorevoli e concrete: oltre alla presa di coscienza di centinaia di animatori e animatrici, sono seguite un’interrogazione parlamentare con richiesta di ispezione del Ministero del Lavoro e un appello al Parlamento europeo per indagare sul settore dell’animazione in Italia e verificare se le condizioni di lavoro riscontrate si configurino come una violazione delle norme antitrust. In altre parole, le aziende che sfruttano i lavoratori farebbero concorrenza sleale a quelle che rispettano i minimi salariali. Siamo di fronte a una concatenazione virtuosa tra lotte sindacali e strumenti antitrust che anche noi come Acta abbiamo fatto nostra da alcuni anni. > DOGHEAD, LO STUDIO DIETRO DUE SPICCI DogHead è lo studio di animazione 2D più importante in Italia, e ha una grande sede operativa alla Manifattura Tabacchi di Firenze. È nato nel 2018 dalla Movimenti Production di Milano, che lo controlla e che è a sua volta controllata dal 2022 da Banijay, il principale gruppo di produzione televisiva in Europa, frutto di numerose fusioni. Cruciali per lo sviluppo di DogHead-Movimenti sono stati il fondo permanente per l’audiovisivo e il tax credit previsti nella legge cinema del 2016, grazie ai quali l’animazione italiana è passata da una dimensione artigianale a una industriale. In Italia esistono altri studi di animazione, come quello di Enzo D’Alò o Rainbow, che svolgono ruoli minori in un settore in cui è DogHead-Movimenti l’azienda che fa “sistema”. DogHead-Movimenti  controlla infatti una fetta consistente del mercato, si aggiudica i progetti più grandi, firma la maggior parte delle produzioni Rai, salvo affidare parte del lavoro a studi più piccoli. In sostanza, ad oggi è quasi impensabile per un animatore e un’animatrice italiani non lavorare, almeno per un certo periodo, per DogHead-Movimenti. > UN!TA, UNIONE ITALIANA ANIMATORI Oltre al tax credit, a sostenere la crescita del settore negli ultimi dieci anni è stata la comparsa di numerose scuole di animazione che hanno formato centinaia di giovanissimi lavoratori e lavoratrici – non sono corsi post laurea, per lo più basta il diploma. Un settore in espansione, lavoro ad alta intensità, manodopera giovane, era solo questione di tempo prima che nascesse un’entità capace di raccogliere le problematiche dei lavori per metterle a fattor comune. Come Acta seguiamo l’animazione da anni, sin da quando l’abbiamo studiata come parte dell’audiovisivo nella ricerca Dietro le quinte che abbiamo realizzato con l’Università di Verona. Così nel 2025 in Acta nasce l’idea di creare un’entità sindacale per il lavoro autonomo dell’animazione. Contattiamo alcuni animatori e animatrici, li sproniamo a tentare, loro iniziano presto a auto-organizzarsi. È questo il gruppo originale che fonderà Un!ta. In poco tempo creano un server Discord a cui aderiscono velocemente centinaia di animatori e animatrici (oggi conta oltre 700 iscrizioni). > FALSE PARTITE IVA E ANIMAZIONE: UN PROBLEMA ITALIANO Un!ta insiste molto sulla questione delle finte partite iva perché, in particolare per le grandi produzioni, è la natura stessa del lavoro di animazione a implicare un inquadramento da lavoro subordinato. Si tratta di progetti in cui molte persone lavorano sugli stessi secondi/frame e se ognuno decidesse in autonomia anche solo i propri orari, sarebbe difficile procedere in modo efficiente. Spesso gli studi chiedono ai freelance di lavorare in sede con i computer aziendali anche per scongiurare leak, ovvero anticipazioni non autorizzate delle serie. In paesi europei come Francia e Irlanda, gli animatori sono quasi tutti dei subordinati assunti a tempo determinato o indeterminato. Le associazioni datoriali Anica e Cartoon Italia hanno pubblicato comunicati stampa di solidarietà a DogHead-Movimenti. Netflix, che ha affidato la realizzazione di Due Spicci a Movimenti-DogHead, non si è mai espressa sulla questione. “Siamo dispiaciuti – aveva controbattuto lo scorso giugno – che da una lotta sindacale legittima si sia passati a una gogna pubblica di una personalità nota come Zerocalcare”. Un!ta è consapevole che la popolarità di un noto personaggio è servita a catturare l’attenzione mediatica sulla propria iniziativa, ma in breve tempo si accorge che quell’attenzione si concentra sul personaggio e occulta le ragioni della lotta.  (…)  il fumettista esce dal silenzio e replica attraverso un video a fumetti sul suo account Instagram (1,5 mln di follower). Nella replica dichiara di essere solo l’autore, estraneo alle decisioni sull’organizzazione del lavoro, nonostante risulti produttore esecutivo della serie… Di recente, Michele Rech è tornato sulla vicenda in un’intervista di Michela Rossi [la versione completa è dietro paywall] su Domani, intitolata “Zerocalcare: «Pensavo di poter fare il megafono di istanze collettive. Ora non ci riesco più»” > NON È TROPPO TARDI PER SOSTENERE UN!TA È davvero ingeneroso mettere l’iniziativa di Un!ta nel calderone delle “polemiche più o meno pretestuose” dal momento che questo gruppo è riuscito a fare una cosa che, nella mobilitazione del lavoro autonomo/precario/atipico, non accade quasi mai: portare al centro del dibattito pubblico, almeno per qualche giorno, le condizioni lavorative di un settore culturale che, in quanto tale, è allo stesso tempo idealizzato (il mantra del lavoro dei sogni), invisibilizzato e tenuto in piedi da una manodopera estremamente frammentata. E lo ha fatto in un settore in cui – lo abbiamo notato durante le nostre interviste per Dietro le quinte e per scrivere questo pezzo – tutti sono consapevoli dell’ampia diffusione di pratiche scorrette e/o illegali, ma raramente si ha il coraggio di esporsi.  (…) Oltre a segnalare i problemi di DogHead, Un!ta ha iniziato a raccogliere adesioni per un’azione collettiva ad ampio spettro su tutta la filiera. Non sappiamo in cosa si concretizzerà, se in una sorta di class action o altro, immaginiamo che dipenderà da quanti aderiscono e dalle loro motivazioni. Un!ta ha fatto tutto questo nonostante la pressoché totale assenza di solidarietà a questa lotta da parte della “sinistra”. A differenza di altre vertenze, come quella dei rider, che hanno ricevuto ampio sostegno politico e mediatico, questa battaglia non ha ottenuto alcun appoggio, con la scusa delle obiezioni sollevate sul metodo delle segnalazioni anonime.   Redazione Italia
September 18, 2026
Pressenza