Verona, il progetto INDIRE offre Patti Educativi Territoriali con forze armate e dell’ordine
Quest’anno alla Mostra di Venezia c’era anche l’Arma dei Carabinieri, con il
docufilm “E’ più difficile” riguardante i temi del cyberbullismo e
dell’inclusione sociale. Nel servizio televisivo trasmesso su Rainews24 il 12
settembre un rappresentante dell’Arma ha invitato i ragazzi e le ragazze a
cercare «valori veri, modelli positivi» informando che per questo l’Arma ha
coinvolto gli e le atlete del proprio Centro sportivo, che «dimostrano che i
veri valori ci sono».
Il cortometraggio sarà diffuso nelle scuole oltre che alle varie occasioni di
incontro in contesti extrascolastici che i Carabinieri hanno con gli e le
studenti. Le Forze Armate e di Polizia, se non ci saranno insegnati vigili, che
si oppongono, entreranno nelle scuole sempre più, con mezzi innovativi di
attrazione per la popolazione giovanile.
Un’altra porta aperta alla militarizzazione delle scuole arriva dai Patti
Educativi Territoriali del progetto dell’Istituto Nazionale di Documentazione,
Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), diffuso su tutto il territorio
nazionale e volto ad ampliare l’offerta formativa delle scuole e rafforzarne i
rapporti enti pubblici e territoriali e con il terzo settore. Nei Patti
Educativi è «la scuola che sceglie le sue allenze di prossimità, alleanze quindi
che chiamano in causa il territorio più prossimo, gli attori più prossimi, per
intervenire in suo supporto».
Il problema che solleviamo come Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università è che nellla tre giorni di Verona (città pilota del
progetto INDIRE) dedicati ai patti educativi territoriali e organizzati dal
Comune nei giorni 2-4 settembre, hanno presentato le loro offerte anche La
Polizia locale, la Questura e l’Arma dei Carabinieri (con ben 17 percorsi di
“formazione”, compreso il bullismo e il cyberbullismo), l’Aereoporto Militare di
Villafranca, i Vigili del Fuoco e l’Associazione Nazionale Alpini (ANA).
Queste possibili “offerte formative” sono invece da problematizzare perché se
presentate equiparandole a occasioni di crescita e formazione valide e senza
secondi fini, concorrono a rendere naturale, nel pensiero degli e delle alunne,
dei e delle docenti nonché delle famiglie, la presenza di uomini e donne in
divisa nella scuola e permettono la diffusione di quella “cultura della
sicurezza” su cui si basa in modo fondamentale uno stato poliziesco o
autoritario.
Come Osservatorio riconosciamo il valore del progetto di INDIRE ma invitiamo ad
un approccio critico rispetto alla scelta dei patti proposti. In un contesto
storico di riarmo, guerra cognitiva, ritorno della leva e valutazione
dell’utilizzo di armi nucleari, occorre prendere coscienza della complessità in
cui viviamo e agire conseguentemente. Questo è il primo patto educativo che
abbiamo come comunità educante, e ce l’abbiamo nei confronti di chi ha ancora
tutta la vita davanti.
Diffidiamo quindi qualsiasi istituzione dal proporre ai ragazzi e alle ragazze
qualsiasi progetto che favorisca il ritorno della guerra e l’orientamento a
percorsi di vita che portano al fronte e da esso non fanno ritorno. Comunque, la
scelta di chiamare o meno le Forze dell’Ordine all’interno dei Patti Educativi
Territoriali è dei e delle docenti, dalle materne alle superiori, che per
aderire devono compilare appositi moduli di prenotazione… Un invito a disertare.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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