La strategia militare-elettorale di Netanyahu e il ‘progetto’ coloniale
IL BILANCIO DELLE VITTIME NELLA STRISCIA DI GAZA È SALITO A 73˙786 PALESTINESI
UCCISI E 174˙771 FERITI. UN’INCHIESTA DI B’TSELEM DIMOSTRA CHE ISRAELE STA
ATTUANDO UN “PIANO DI ELIMINAZIONE” DEI PALESTINESI IN CISGIORDANIA.
I dati divulgati oggi da fonti mediche riferiscono che le vittime dell’assedio
cominciato il 7 ottobre 2023 sono stimate a 73˙786 morti e 174˙771 feriti e
dall’entrata in vigore del falso cessate il fuoco (11 ottobre 2025), sono stati
uccisi 1˙372 e feriti 4˙659 palestinesi.
Ieri sera, lunedì, un palestinese è stato ucciso e altri sono stati feriti in un
raid aereo israeliano nella zona di al-Safatawi, a nord di Gaza City. Un veicolo
in movimento è stato preso di mira nei pressi di un supermercato.
Nella Striscia di Gaza il primo ministro israeliano (ricercato a livello
internazionale per crimini di guerra) sta attuando una “strategia fuori
controllo”, continuando a bombardare e distruggere interi quartieri, al fine di
presentare all’opinione pubblica israeliana un’immagine di “determinazione e
vittoria schiacciante”.
Questa escalation è uno strumento chiave nella propaganda elettorale: una
tattica di pressione per placare i suoi sostenitori di estrema destra e
garantire la coesione della coalizione al governo.
E ieri, in coincidenza con le festività ebraiche, in Cisgiordania le aggressioni
dei coloni hanno avuto un’impennata: oltre 54 attacchi alle proprietà
palestinesi, con lancio di pietre contro le case di notte, incendio di raccolti,
sradicamento di ulivi e alberi da frutta, occupazione di terre e insediamento di
nuovi avamposti coloniali.
Inoltre nella giornata di ieri sono state svolte 33 operazioni di invasione di
città e villaggi palestinesi da parte dell’esercito, con rastrellamenti che
hanno portato dietro le sbarre oltre 60 palestinesi.
Il Ministero della Salute palestinese ha annunciato stamattina, martedì 15
settembre, l’uccisione di Ziad Muhammad Jaber (54 anni), colpito con colpi
d’arma da fuoco dalle forze di occupazione israeliane nella zona di Umm
al-Sharayet, nella città di Al-Bireh, e a un mese e 7 giorni dall’inizio
dell’assedio, il sindaco di Qusra, Abdul-Azim Wadi, ha dichiarato che
l’isolamento imposto alle 3 famiglie palestinesi e agli abitanti della zona
rimane in vigore, sottolineando che le forze di occupazione impediscono anche il
completamento della costruzione di 18 case attualmente in fase di realizzazione.
Wadi ha spiegato che l’arrivo di cibo e beni di prima necessità alle famiglie è
intermittente e richiede un preventivo coordinamento con le autorità di
occupazione. Ottenere le autorizzazioni può richiedere fino a tre giorni,
rendendo difficile garantire il sostentamento quotidiano dei residenti. Ha
aggiunto che le misure di assedio hanno avuto un impatto negativo sulla vita dei
membri delle famiglie, ostacolando il loro accesso a scuole e luoghi di lavoro,
nonché impedendo loro di muoversi liberamente, di far visita ai parenti e di
partecipare a eventi sociali.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha presentato il
rapporto The Elimination Project in cui dimostra che Israele mira a consolidare
la propria presenza e sovranità in Cisgiordania attraverso una serie di
politiche e misure che minano la capacità dei palestinesi di mantenere la
propria “esistenza come comunità nella loro patria”.
L’inchiesta dimostra che questo piano coloniale viene attuato in Cisgiordania
attraverso 5 meccanismi principali: “violenza e diffusione del terrore,
imposizione di restrizioni alla libertà di movimento, impatto sui mezzi di
sussistenza e sull’economia, indebolimento della vita sociale e politica e
appropriazione indebita di terre”.
L’organizzazione ha spiegato che “la cancellazione non si limita all’uccisione o
allo sfollamento, ma include anche lo smantellamento delle condizioni che
consentono ai palestinesi di vivere sulla propria terra, impedendo loro
l’accesso alla terra e ai mezzi di sussistenza, limitando la loro libertà di
movimento, indebolendo le loro istituzioni sociali e politiche e riducendo la
loro capacità di pianificare il futuro”.
Osservando che “dalla fine del 2022 è iniziata una nuova fase nella politica
israeliana in Cisgiordania, una politica basata sul controllo, la violenza e
l’espropriazione, che viene attuata apertamente, chiaramente e a un ritmo sempre
più violento e accelerato”, rileva che “Le comunità palestinesi vengono
sfollate, l’economia è sull’orlo del collasso e milioni di persone vivono nel
costante timore della violenza dell’esercito israeliano o dei coloni”.
ANBAMED