Due biciclette in giro per il mondo, prima e dopo le Torri gemelle
Ho visto nei giorni scorsi in TV il documentario “Due biciclette in giro per il
mondo” sulla straordinaria storia di due torinesi, Valentino Rolando e Adriano
Sada, che tra il 1956 e il 1958 avevano fatto il giro del mondo in bici. Da
Torino a Torino, 28.000 Km macinati verso est con ritorno ovviamente da ovest
visto che di vero giro del mondo si è trattato.
Dato che la visione è stata alla vigilia del 25° anniversario delle Torri
gemelle è sorto il paragone tra quel fine anni 50 e il mondo di 70 anni dopo.
Quanto e come si poteva girare il mondo allora e quanto e come al giorno d’oggi.
Nel libro “Due biciclette in giro per il modo” i due torinesi raccontano come,
con la tipica sana incoscienza giovanile, avessero deciso a settembre ’56 di
prendersi una settimana di ferie per pi avvisare a casa, una volta giunti a
Trieste , che la “vacanza” sarebbe stata piuttosto lunga perché avevano deciso
di fare il giorno del mondo con le loro due bici con annesso carretto
portabagagli. Naturalmente immaginiamo le bici di fine anni 50 in confronto a
quelle superleggere e tecnologiche di oggi e alle strade in gran parte di terra
battuta a 10 anni dalla fine della guerra mondiale. Ma erano anni di eccezionale
speranza e slancio in cui tutto sembrava possibile, in cui fioriva una nuova
vita dopo 20 anni di dittatura e l’orrore della guerra.
Attraversata la Yugoslavia di Tito i due attraverso la Turchia erano approdati
in Medio oriente, fino in Iraq dove avevano trascorso l’inverno lavorando in un
cantiere stradale e poi, in primavera, via verso i monti fino in Iran e poi
ancora Afghanistan, India (dove avevano posato con Nerhu) e quindi Indonesia e
su fino in Giappone dove avevano trascorso un nuovo inverno nevoso. Il 1958 li
aveva visti attraversare gli USA coast to coast da Los Angeles a New York
incontrano un Paese profondamente segnato dall’apartheid verso i neri. E quindi
la traversata dell’Atlantico in nave che due anni dopo la loro partenza li aveva
riportati in patria.
Ciò che mi preme qui sottolineare è che i due avventurosi giovani avevano
attraversato senza problemi Paesi come Siria, Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan,
che ci oggi parlano di guerre, conflitti etnici e religiosi, confini
invalicabili, territori minati. Anzi squattrinati come erano l’accoglienza delle
popolazioni locali e in particolare da parte dei più poveri era stata sempre
commovente. Persino coi predoni del Kyber Pass avevano socializzato tanto da
essere ritratti in una foto con loro. Del resto, anche se la loro per il mezzo
di trasporto usato risulta un’impresa assolutamente epica, anche persone che
conosco ancora a inizio anni 70 potevano tranquillamente permettersi di
intraprendere su auto scassate avventurosi ma possibilissimi viaggi fino in
India attraversando esattamente i Paesi percorsi dai nostri due eroi su due
ruote.
Certo, anche Valentino a Adriano, quale disavventura l’avevano avuta. Qualche
giorno in galera in Siria nei giorni della guerra di Suez perché scambiati per
spie inglesi (su due ruote e con carretto a rimorchio!), poi in Indonesia erano
sfuggiti a un linciaggio perché scambiati per degli odiati olandesi, ma poca
cosa rispetto a quel luogo infernale che è diventato ora il Mondo.
Cosa ci è successo da allora? Cosa ha fatto cambiare il mondo fino a farlo
regredire e diventare un posto inospitale e pericoloso? A quando possiamo
collocare la data che ha fatto cambiare radicalmente la situazione?
Oggi ad intraprendere lo stesso viaggio ci troveremmo ad attraversare una Siria
distrutta da decenni di guerra civile, un Iraq dilaniato da numerosi conflitti,
un Iran sotto bombardamenti USA, un Afghanistan regredito al medioevo, per non
dire degli USA in cui si rischierebbe di divenire preda di ICE. Mettiamoci pure,
anche se non attraversati dai nostri due ciclisti, Stati come Russia e Ucraina,
diventati oramai off limits e dilaniati da una guerra che sembra non poter avere
mai fine. Sicuramente alcune date base le abbiamo presenti.
Dalla prima guerra del Golfo del 1991 alle Torri Gemelle di 10 anni dopo, dalle
guerre ad Iraq e Afghanistan scatenate dagli USA alla micidiale affermazione del
califfato dell’ISIS nel 2014. Mettiamoci pure la data cruciale della guerra dei
sei giorni del 1967 che ha dato il via alla irrisolta questione dell’occupazione
della Cisgiordania da parte di Israele. Ci sono state anche occasioni non colte
a partire dalla opportunità di disfare la NATO e non affrettarsi a inglobare
nella UE gli Stati dell’Europa dell’Est, dopo la caduta dell’URSS e del muro di
Berlino. Abbiamo fatto proprio di tutto per arrivare alla situazione attuale, e
si sono davvero impegnati al massimo in questa operazione l’imperialismo USA e
l’ignavia europea.
Alla fine la domanda è: siamo più liberi ora che abbiamo a disposizione una
realtà virtuale sconfinata e viaggi aerei a basso costo o lo erano di più i
coraggiosi torinesi in bici con la sconfinata libertà di muoversi in un mondo
ancora aperto e accogliente con le loro lettere scritte a mano inviate da Paesi
ora a noi preclusi e le loro carte geografiche sgualcite?
Giuseppe Paschetto