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Israele sta diventando un rifugio per criminali in fuga dalla giustizia internazionale
Attraverso un’applicazione strumentale della controversa Legge del Ritorno (Aliyah), principio che garantisce la cittadinanza a chiunque possa dimostrare ascendenze ebraiche senza però rinunciare al passaporto d’origine, lo Stato di Israele si è progressivamente strutturato come un rifugio sicuro per una pletora di latitanti internazionali. Tale barriera protegge funzionari accusati di crimini contro l’umanità, truffatori finanziari e predatori sessuali fuggiti dai propri Paesi. Questa convergenza tra nazionalismo demografico e convenienza geopolitica non è un’anomalia del sistema legale, bensì una sua precisa caratteristica strutturale. L’impunità cessa di essere un accidente giudiziario per trasformarsi in leva di potere statale, asset diplomatico o strumento di ritorsione contro altre nazioni. TOMÁS ZERÓN: TORTURE E GEOPOLITICA DEL RICATTO Tomàs Zeròn, l’ex direttore della Agencia de Investigación Criminal (AIC), il braccio investigativo del Messico Uno dei casi più emblematici riguarda Tomás Zerón de Lucio, ex direttore della Agencia de Investigación Criminal (AIC), il braccio investigativo del Messico. Zerón è la figura centrale in uno dei più gravi episodi di violazione dei diritti umani della storia recente latinoamericana: il massacro degli studenti di Ayotzinapa. Il 26 settembre 2014, quarantatré studenti universitari furono sequestrati e poi assassinati a Iguala. Le commissioni di verità hanno accertato che l’apparato statale fu direttamente coinvolto nell’esecuzione dei giovani. Zerón è accusato dalle autorità messicane di sequestro di persona, appropriazione indebita per 50 milioni di dollari, inquinamento delle prove e tortura. Esautorato dal suo ruolo, l’ex super-poliziotto è fuggito nello Stato di Israele nel settembre 2019.  Nonostante un mandato d’arresto dell’Interpol e le pressanti richieste di estradizione dell’allora presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, Tel Aviv ha opposto un muro di gomma. La motivazione, filtrata anche attraverso inchieste del New York Times, è raggelante: il governo israeliano avrebbe intenzionalmente boicottato l’estradizione come ritorsione politica contro il Messico. La colpa di Città del Messico? Aver espresso all’ONU posizioni critiche verso l’occupazione israeliana e appoggiato indagini sui crimini contro i palestinesi. La copertura offerta a un criminale si trasforma in clava di coercizione geopolitica. Le indagini suggeriscono inoltre che Zerón, per assicurarsi l’espatrio, abbia capitalizzato i suoi vecchi legami con NSO Group, società produttrice dello spyware Pegasus. PREDATORI, ABUSI E VIOLENZE Andrés Roemer: ex Ambasciatore presso l’UNESCO e Console a San Francisco La protezione si estende anche a individui accusati di reiterati reati contro la persona. Ne è un esempio Andrés Roemer, sempre dal Messico: ex Ambasciatore presso l’UNESCO e Console a San Francisco. Travolto dal movimento femminista, Roemer si è rifugiato in Israele nel 2021 dopo essere stato accusato di ripetuti abusi e violenze sessuali da oltre 60 donne. Il diplomatico utilizzava il proprio potere per attirare giovani donne con finte promesse di colloqui di lavoro, per poi aggredirle. Per sfuggire all’arresto, Roemer ha scelto Gerusalemme. Sebbene nel 2024 un tribunale israeliano ne abbia autorizzato l’estradizione, per anni l’ex diplomatico ha vissuto in tranquillità e rimane tuttora agli arresti domiciliari, beneficiando di uno scudo garantista inesistente per la gente comune. Malka Leifer, tra il 2003 e il 2007, ricopriva il ruolo di direttrice della scuola femminile ultra-ortodossa Adass Israel a Melbourne. In questa veste ha abusato sistematicamente della sua autorità su diverse studentesse. Quando le prime accuse emersero nel marzo 2008, i vertici della scuola, le finanziarono e organizzarono una fuga notturna in Israele. Il blocco decennale dell’estradizione di Leifer è stato il risultato diretto di un’ingerenza politica ai vertici dello Stato ebraico. Per evitare il processo, Leifer ha simulato per oltre dieci anni gravi patologie psichiatriche. A orchestrare e legittimare questa farsa istituzionale è intervenuto Yaakov Litzman, all’epoca viceministro (e successivamente Ministro) della Salute, nonché leader storico del partito ultra-ortodosso Yahadut HaTora (Ebraismo della Torah Unito). Il regista Brett Ratner Questo corridoio di impunità è stato battuto anche dall’industria hollywoodiana. Il noto regista Brett Ratner (firma di Rush Hour), travolto in patria dallo tsunami del movimento #MeToo con pesantissime accuse di molestie, ha provocatoriamente annunciato nel 2023 di aver ottenuto lo status di immigrato in Israele. L’annuncio rivendicava anche i cospicui vantaggi fiscali previsti per i neo-cittadini. Lo stesso cinico percorso legale era stato inaugurato dal collega Bryan Singer, regista di X-Men, riparato in Israele per fuggire a uno scandalo fatto di accuse di violenze sessuali che avrebbero coinvolto persino minorenni. Questi esili dorati rivelano una calcolata strumentalizzazione dell’identità. Organizzazioni non governative che monitorano i predatori sessuali, come Jewish Community Watch, hanno lanciato accorati allarmi, evidenziando come decine di statunitensi accusati di pedofilia e abusi abbiano sfruttato la Legge del Ritorno per fuggire alla giustizia e garantirsi una seconda vita impunita all’ombra del Medio Oriente. L’EST EUROPA E L’UCRAINA Il politico e oligarca Moldavo Ilan Shor L’architettura di protezione israeliana non si limita al continente americano, ma si estende profondamente nell’Est Europa, offrendo riparo a oligarchi in fuga dai tribunali. Ilan Shor, politico e oligarca moldavo, condannato in via definitiva a 15 anni di reclusione per il suo ruolo chiave nel “furto del secolo”: una massiccia frode per riciclaggio e truffa che ha prosciugato oltre un miliardo di dollari (equivalente a circa 5,2 miliardi di lei) dal sistema bancario della Moldavia. Fuggito nel giugno 2019 a seguito del crollo del suo sistema di potere, Shor ha trovato per anni riparo in Israele. Nonostante le innumerevoli rogatorie inviate da Chisinau, l’oligarca ha sfruttato la protezione che Israele garantisce ai propri cittadini contro le estradizioni. Vi è poi il ministro ucraino dell’Energia del governo Yanukovich, Eduard Stavitsky. Accusato da Kiev di appropriazione indebita su vasta scala, Stavitsky è scappato a Tel Aviv e ottenuto la cittadinanza israeliana nel 2015. Nel suo nuovo rifugio non era più un politico ricercato per corruzione, bensì un cittadino israeliano provvisto di una nuova identità: Nathan Rosenberg. Forte del suo rinnovato status anagrafico e giuridico, ha costantemente eluso le richieste di estradizione presentate dalla Procura Generale ucraina, vivendo indisturbato all’ombra di un sistema che subordina la cooperazione giudiziaria internazionale al richiamo dell’appartenenza identitaria. Ihor Kolomoisky, uno degli oligarchi più influenti dello spazio post-sovietico, è la figura chiave dietro il tracollo della PrivatBank, il più grande istituto di credito ucraino nazionalizzato a seguito di un ammanco stimato in 5,5 miliardi di dollari, derivato da uno schema di frode coordinata su vasta scala. Oltre al potere finanziario, l’influenza di Kolomoisky si è estesa al piano mediatico e politico, fungendo da incubatore per l’ascesa istituzionale di Volodymyr Zelensky. Il canale televisivo 1+1, di proprietà dell’oligarca, ha trasmesso per anni i programmi dell’allora comico e ha sostenuto attivamente la sua campagna presidenziale nel 2019.       Durante i primi anni dell’ascesa di Zelensky, il rapporto con Kolomoisky era stretto: tra il 2017 e il 2018, lo stesso Zelensky ha viaggiato ripetutamente a Ginevra e a Tel Aviv. Israele, infatti, era diventata la base operativa e sicura in cui Kolomoisky aveva trovato rifugio dopo il collasso della sua banca, sfruttando il passaporto israeliano per mettersi al riparo dalle inchieste aperte a Kiev, Londra e negli Stati Uniti. Solo nel 2022 il Presidente ucraino ha revocato formalmente la cittadinanza all’oligarca. A questa mossa ha fatto seguito nel 2023 l’arresto formale di Kolomoisky da parte dei servizi di sicurezza di Kiev (SBU) per riciclaggio e frode, un atto politicamente strumentale volto a dimostrare una dura presa di posizione anticorruzione. L’anello di congiunzione cruciale tra il capitale di Kolomoisky e il potere di Zelensky risiede però nella figura di Timur Mindich, un imprenditore ucraino-israeliano e produttore cinematografico. Mindich è co-proprietario della casa di produzione Kvartal 95, fondata da Zelensky stesso. Le inchieste internazionali lo descrivono come un faccendiere in grado di trarre ingenti profitti dai suoi legami privilegiati con il vertice dello Stato. Fu proprio Mindich a presentare formalmente Kolomoisky a Zelensky, consolidando un’alleanza tattica alla base del potere attuale a Kiev. La vicinanza con il Capo dello Stato è rimasta organica anche dopo le elezioni. Tuttavia, l’ombrello protettivo politico non è bastato a fermare i fascicoli del National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU). Mindich è finito al centro di indagini governative per presunte appropriazioni indebite e malversazioni, inclusi sospetti su forniture gonfiate di droni al Ministero della Difesa e contratti milionari dirottati attraverso network opachi. Nel novembre 2025, alla vigilia di nuove e stringenti perquisizioni anticorruzione disposte da Kiev, Mindich ha tempestivamente lasciato l’Ucraina trovando rifugio in Israele, chiudendo il cerchio di un sistema in cui l’identità giuridica estera si trasforma nel definitivo strumento di elusione e impunità. The post Israele sta diventando un rifugio per criminali in fuga dalla giustizia internazionale appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 14, 2026
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