Il cioccolato militare arriva al supermercato: una tavoletta, tre storie
Da alcune settimane, tra gli scaffali di supermercati e discount italiani, è
comparsa una tavoletta dalla confezione insolita: carta color avana, stampa
nera. Si legge: «Cioccolato Militare. Fondente 70%». Sul retro, una dicitura
meno consueta per un prodotto da grande distribuzione: «Originale Forze Armate.
Prodotto su autorizzazione di Difesa Servizi S.p.A.».
Non è una novità assoluta: il prodotto era stato lanciato nel 2018 attraverso
una collaborazione tra Difesa Servizi, Agenzia Industrie Difesa e Fonderia del
Cacao (gruppo Fabbriche Toscane, Calenzano, Firenze) e per anni è rimasto
confinato a canali di nicchia quali l’e-commerce del produttore e i negozi
specializzati in militaria ufficiale. La novità di queste settimane è la
presenza nella grande distribuzione: un salto di scala nel pubblico raggiunto.
Il prezzo varia dai 3 euro per il formato da 35 grammi ai 12,10 euro per il
formato da 200 grammi.
UNA BREVE STORIA DI DIFESA SERVIZI
Il marchio che autorizza il prodotto è parte di un impianto normativo preciso.
Difesa Servizi S.p.A. nasce con la Legge Finanziaria 2010 (legge 191/2009, art.
2, commi 27-36), dopo un disegno di legge depositato nel febbraio 2009 dai
ministri La Russa, Scajola e Tremonti, intitolato non a caso «Misure a tutela
dei segni distintivi delle Forze armate e costituzione della società Difesa
Servizi Spa». È una società per azioni con socio unico il Ministero della
Difesa, capitale sociale iniziale di 1 milione di euro.
Il mandato originario è triplice: gestione del patrimonio immobiliare della
Difesa (caserme, terreni, fari), attività negoziale per beni e servizi non
operativi, e valorizzazione commerciale di marchi, stemmi ed emblemi militari.
Lo scopo dichiarato è di natura finanziaria: reperire fondi per le attività del
Ministero riducendo il peso sul bilancio dello Stato. Il contratto di servizio
tra Ministero e società prevede che il 90% del valore dei contratti gestiti
dalla società torni al Ministero stesso.
La genesi, va notato, non ha nulla a che fare con l’attuale fase di aumento
della spesa militare: nasce in piena crisi finanziaria globale, con una logica
di austerità e ottimizzazione di asset esistenti, non di espansione. Il ramo
“marchi” resta peraltro marginale nei bilanci della società: secondo un dato del
2020, pesava per l’8,3% dei ricavi complessivi (circa 4,5 milioni di euro), a
fronte di quote ben più consistenti generate da immobiliare/energia e da
spazio-aerospazio. Il modello, negli anni, si è esteso ad altri corpi dello
Stato: la Polizia di Stato ha sottoscritto una convenzione analoga; Vigili del
Fuoco e Agenzia delle Dogane hanno manifestato interesse.
L’OPERAZIONE NOSTALGICA DI FONDERIA DEL CACAO
Sul lato del produttore, la lettura è diversa. Fonderia del Cacao è una piccola
realtà toscana (circa 1 milione di euro di fatturato nel 2021, quattro
dipendenti secondo un’intervista dell’epoca), fondata da un gruppo di
imprenditori con esperienza nel settore alimentare. Tra i clienti dell’azienda
vi sono le stesse Forze Armate, per cui vengono prodotte le tavolette delle
razioni K.
Il posizionamento comunicativo dell’azienda non è mai stato quello del gadget
per appassionati di militaria: il sito ufficiale del produttore descrive il
prodotto come un “viaggio nel tempo” che permette di ritrovare “sapori antichi
come quello del cioccolato assaggiato durante il servizio militare”. È
un’operazione di marketing nostalgico rivolta a una platea molto ampia —
chiunque in Italia abbia fatto il servizio di leva, obbligatorio fino alla sua
sospensione nel 2005, o ne conservi memoria familiare — non a un pubblico
specialistico. La componente militare, in questa lettura, funziona come leva
emotiva ed evocativa.
UN’IPOTESI
Resta un punto che le fonti pubbliche non permettono di risolvere: se la
presenza sempre più diffusa e “normalizzata” del brand militare — dal negozio
specializzato allo scaffale del supermercato — abbia anche un effetto di
avvicinamento culturale tra pubblico civile e istituzione militare, in un
momento storico di crescita della spesa per la difesa e di maggiore centralità
del tema nel dibattito pubblico.
Tuttavia nessuna fonte consultata documenta un’intenzione esplicita in questo
senso. Lo scopo dichiarato di Difesa Servizi resta finanziario
(autofinanziamento del Ministero); quello di Fonderia del Cacao resta
commerciale (vendita di un prodotto con leva nostalgica). Le campagne di
comunicazione istituzionale esplicitamente orientate al reclutamento — come
quella del 2022 per l’Aeronautica Militare, rivolta a giovani tra 17 e 26 anni —
sono gestite su un canale separato e non risultano collegate al ramo licensing.
Ciò che si può ipotizzare, senza poterlo affermare, è un effetto indipendente
dall’intenzione: un’istituzione più presente nel paesaggio quotidiano diventa
più familiare, e la familiarità è una precondizione (non una causa diretta) di
consenso e di disponibilità a un rapporto più stretto con quell’istituzione,
incluso l’arruolamento.
UN INDIZIO DA UN SONDAGGIO: LA “RETROTOPIA”
Un dato recente aiuta a collocare questa dinamica in un contesto più ampio. Un
sondaggio IZI, presentato l’11 dicembre 2025 durante L’Aria che Tira su La7,
misura un consenso non trascurabile verso l’ipotesi di reintrodurre il servizio
militare obbligatorio: il 47% degli italiani si dichiara favorevole al
ripristino. Tra i favorevoli, il 64,7% lo vorrebbe esteso a uomini e donne, il
26,2% lo immagina di durata breve (tre mesi), e la motivazione prevalente (57%)
non è di natura strategico-militare ma educativa: la convinzione che possa
“trasmettere educazione e rispetto ai giovani”. Il 32,6% dichiara inoltre che
gli attuali conflitti internazionali influenzano “abbastanza” il proprio
giudizio sul tema.
Andrea Leccese, commentando questo consenso su Il Fatto Quotidiano, lo ha
collegato al concetto di “retrotopia” elaborato da Zygmunt Bauman: la tendenza a
idealizzare un passato ritenuto più rassicurante del presente e del futuro.
L’osservazione di Leccese ha un aggancio storico preciso: la fine della leva
obbligatoria non fu un’imposizione dall’alto contro il sentire comune, ma
l’esito di un dibattito politico pluridecennale, sostenuto da un dissenso reale
— le morti di militari di leva in scenari bellici e gli scandali legati al
nonnismo — che portò la riforma ad essere approvata con un’ampia maggioranza
trasversale, prima della sospensione definitiva della coscrizione (2004-2005).
Il consenso odierno al ripristino, per Leccese, ignorerebbe o rimuoverebbe
quelle ragioni.
Un secondo sondaggio, realizzato da YouTrend per Sky TG24, conferma il dato
aggregato (47% favorevole, 46% contrario) ma aggiunge una variabile anagrafica
rilevante: il consenso al ripristino è trainato dagli over 35, mentre tra i
giovani il giudizio negativo prevale nettamente (36% favorevole contro 55%
contrario). La convergenza tra due istituti indipendenti sul dato aggregato
rafforza l’attendibilità della misurazione; la frattura generazionale, a sua
volta, precisa la lettura baumaniana: la nostalgia non riguarda “gli italiani”
in blocco, ma è concentrata in una fascia d’età che ha un accesso diretto o
familiare al ricordo della leva (sospesa dal 2004-2005, quindi non vissuta da
chi oggi ha meno di circa 35 anni) — mentre chi dovrebbe eventualmente subire un
eventuale ripristino la rifiuta con nettezza.
Questo dato aiuta a completare, sul lato della domanda, l’ipotesi lasciata
aperta sul lato dell’offerta. Non spiega perché Difesa Servizi o Fonderia del
Cacao abbiano scelto di ampliare la distribuzione del cioccolato militare — su
questo, come detto, mancano dichiarazioni esplicite — ma suggerisce che un
prodotto di richiamo nostalgico-militare trovi oggi un terreno culturale già
disposto ad accoglierlo: non è il marchio a creare da solo la disponibilità del
pubblico, ma incontra un sentimento — la retrotopia, appunto — che sondaggi come
questo registrano indipendentemente dalle strategie di marketing o di licensing.
IL DDL CROSETTO E LA “CULTURA DELLA DIFESA”
Un elemento normativo recente sposta parte del ragionamento dal piano
dell’ipotesi a quello del dato istituzionale dichiarato. Il 4 agosto 2026 il
Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del ministro della Difesa Guido
Crosetto, un disegno di legge per il rafforzamento e l’adeguamento della
capacità di difesa nazionale, che interviene soprattutto sul Codice
dell’Ordinamento Militare (d.lgs. 66/2010). Il disegno si inserisce in un
percorso di riforma dello strumento militare molto più ampio e il baricentro del
provvedimento è altrove — cybersicurezza, droni, nuovo Comando Interforze Cyber
Intel, cultura della Difesa, politica industriale delle Forze Armate (incluso un
allargamento delle possibilità di Difesa Servizi S.p.A.) e procedure di
acquisizione di armamenti più rapide. Questo ddl si allinea con quello
schematizzato a giugno, che riguardava l’aumento di organico fino a 40.000 unità
entro il 2033 e la riserva militare, e che ora è rimandato alla prossima legge
di bilancio. Nessuno dei due riguarda la leva obbligatoria, che resta sospesa
dal 1° gennaio 2005: è un dossier parallelo a quello dei sondaggi discussi
sopra, non lo stesso provvedimento.
Tra le nuove attribuzioni del Ministero, il testo approvato include però la
promozione e il sostegno di iniziative per lo sviluppo e la valorizzazione della
“cultura della Difesa” e per la salvaguardia della memoria storica nazionale.
Nel comunicato ufficiale, l’ambito resta circoscritto: conservazione di
monumenti, sacrari militari, sepolcreti di guerra, musei militari.
Il perimetro che Crosetto stesso attribuisce all’espressione, tuttavia, è più
ampio di quello monumentale, ed è dichiarato in sedi extra-legislative. Il
ministro ha istituito già nel 2023 un Comitato per lo sviluppo e la
valorizzazione della cultura della Difesa (presieduto da lui, con membri tra cui
accademici di Bologna e della Cattolica, editorialisti e il presidente
dell’ANSA). In una Lectio Magistralis più recente, Crosetto ha elencato
esplicitamente i settori “concernenti” questa strategia: l’università («forma le
classi dirigenti… di domani»), la scuola («il senso delle istituzioni si coltiva
nel tempo della formazione»), oltre a media, industria e pubblica
amministrazione.
Su questo terreno esiste già un ampio dibattito pubblico. L’Osservatorio contro
la militarizzazione delle scuole e delle università legge la “cultura della
Difesa” come un processo dichiaratamente orientato a costruire consenso pubblico
verso la spesa militare e a familiarizzare le nuove generazioni con
l’istituzione. Il punto rilevante è che la “cultura della Difesa” fornisce un
mandato istituzionale esplicito — sia pure ancora programmatico più che
normativo in senso stretto — che affianca il canale commerciale (Difesa Servizi,
licensing) e quello comunicativo-reclutativo con un terzo canale: quello
educativo. I tre restano, allo stato delle fonti, iniziative distinte e non
esplicitamente coordinate tra loro — ma convergono nello stesso risultato di
fondo, una maggiore presenza dell’istituzione militare nel discorso pubblico e
nella formazione dei giovani.
Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente