Le ‘istruzioni per l’uso’ della tecnologia applicata allo sterminio
IA MULTITASKING: UN SOLO SISTEMA DI POTERE PER CONTROLLARE, UCCIDERE E PLASMARE
LA NARRAZIONE SU CIÒ CHE ACCADE IN PALESTINA.
Task 1 – SORVEGLIARE: Red Wolf / Blue Wolf
Il 2 maggio 2023 il report Automated Apartheid di Amnesty International
denunciava un’infrastruttura operativa nei Territori Occupati per il controllo
della popolazione: un sistema di riconoscimento facciale utilizzato ai
checkpoint di Hebron.
Collegato a Blue Wolf, un’app che i soldati usano per fotografare palestinesi e
arricchire il database Wolf Pack, Red Wolf scansiona il volto di chi si presenta
al posto di blocco, lo confronta con quelli inclusi nei database che contengono
esclusivamente dati biometrici di palestinesi e in cui, se non trova una
corrispondenza, lo registra automaticamente, ovviamente senza il consenso della
persona, a cui intanto viene negato il permesso di passaggio.
Prima, nel 2020, i soldati di stanza a Hebron raccontavano che l’app Blue Wolf
generava classifiche in base al numero di palestinesi registrati e che i
comandanti israeliani premiavano il battaglione col punteggio più alto,
incentivando così i soldati a tenere i palestinesi sotto sorveglianza costante.
Non un caso isolato, Hebron era un ‘laboratorio sperimentale’: il riconoscimento
facciale ai suoi checkpoint anticipava tecnologie che ora stanno adottando le
forze dell’ordine di tutto il mondo.
Nell’aprile 2023 l’Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca su crimine e
giustizia (UNICRI) ‘annunciava’ l’esistenza di un toolkit destinato a tutti i
paesi membri di INTERPOL e ONU per regolamentare l’uso dell’IA da parte della
polizia e avvertiva che il fenomeno fosse ormai globale e in gran parte privo di
una cornice normativa adeguata: casi come quelli dei dipartimenti di polizia di
Cuttack, Chennai e Hyderabad in India mostrano che il riconoscimento facciale si
diffonde spesso senza alcuna legge a protezione dei cittadini dalla
sorveglianza, tanto meno una normativa sulla protezione dei dati [Medianama,
2023].
Non stupisce che, già allora, Amnesty International chiedesse una messa al bando
globale dello sviluppo, della vendita e dell’uso della tecnologia di
riconoscimento facciale a fini di sorveglianza.
Quello che ancora Amnesty ignorava è che la stessa logica di classificazione
biometrica di massa sperimentata a Hebron non si era fermata lì. Era diventata
il modello su cui si era costruito qualcosa di ancora più letale.
Task 2 – COLPIRE: Lavender, Where’s Daddy, Gospel e Fire Factory
Poco meno di un anno dopo l’uscita del report di Amnesty International, le
testate israeliane +972 e Local Call (2024) rivelarono che l’esercito israeliano
aveva sviluppato un programma basato sull’intelligenza artificiale, chiamato
Lavender, che aveva prodotto una kill list arrivata a includere fino a 37˙000
palestinesi, con una supervisione umana di massimo 20 secondi per decidere se i
bersagli erano effettivamente membri di Hamas.
Un secondo sistema, Where’s Daddy?, serviva poi a rintracciare tali bersagli
quando si trovavano a casa la notte, insieme alle famiglie.
Secondo un’indagine della CNN di quell’anno il 40-45% delle munizioni sganciate
su Gaza erano bombe non guidate (dumb) che causano danni maggiori ai civili
perché distruggono l’intero edificio. E le fonti citate da +972 e Local Call –
sei ufficiali dell’intelligence israeliana – avevano spiegato che queste bombe
venivano riservate a coloro che, da un punto di vista militare, venivano
considerati ‘insignificanti’, per i quali non era possibile giustificare lo
spreco di munizioni più efficienti e più costose che avrebbero potuto colpire un
solo piano dell’edificio.
Ma l’intero ecosistema comprendeva anche altri due strumenti IA:
– Gospel, che utilizza la sorveglianza aerea, le immagini satellitari e i dati
di segnale per segnalare edifici e infrastrutture, l’entità della distruzione a
Gaza (nell’ottobre 2025 secondo UNOSAT l’81% degli edifici risultava danneggiato
o distrutto) riflette, secondo diversi analisti, criteri di classificazione poco
trasparenti e con alta tolleranza agli errori;
– Fire Factory, che si occupa della selezione delle munizioni e della logistica
necessaria a proporre un piano d’attacco completo, calibrando le decisioni sul
tipo di bersaglio [Artificial Weapons, 2024].
Task 3 – MANIPOLARE: LLM poisoning
Secondo un’inchiesta pubblicata dal Guardian nel 2026, nel tentativo di indurre
i chatbot a sostenere tesi filo-israeliane, un finto think tank statunitense –
creato e finanziato da Israele – elaborando un totale di oltre 560˙000 parole in
nove giorni ha divulgato 124 rapporti. L’Hanover Institute for Public Policy non
risulta esistere come entità legale in nessuna giurisdizione, non ha indirizzo
fisico, staff o autori, e presso il Dipartimento di Giustizia USA è stato
registrato come “materiale distribuito per conto del governo israeliano”, come
parte di un’iniziativa più ampia, finanziata con decine di milioni di dollari
dal governo israeliano e veicolata tramite terze parti, tra cui anche il gruppo
pubblicitario europeo Havas Media.
La cosa più significativa è l’obiettivo dichiarato: “deployment of websites and
content to deliver GPT framing results on GPT conversations”. Non convincere
lettori umani quindi ma essere scoperto, citato e potenzialmente assorbito da
sistemi IA come ChatGPT o Claude – quasi ogni titolo ha la forma di una
potenziale domanda. I documenti sono presentati in modo accademico, corredati da
fonti scrupolose, tra cui la Banca Mondiale, le Nazioni Unite e persino Amnesty
International.
Questa sorta di avvelenamento dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM)
funziona perché essi privilegiano statistiche, dati e fonti – tutti elementi
presenti in questi rapporti.
Il rischio più grave è l’ingresso di queste informazioni false in archivi web di
grandi dimensioni come Common Crawl, usati per addestrare i modelli IA
commerciali: quando un modello “rigurgita” narrazioni assorbite in fase di
addestramento, spesso non cita nemmeno le fonti, rendendo impossibile il
fact-checking.
C’è anche un altro fronte, complementare a quello della strategia dell’Hanover
Institute: allo stesso tempo in cui si produce un contenuto sintetico per
orientare l’IA a favore di Israele, sui social vengono sistematicamente
soppressi i contenuti autentici, soprattutto se palestinesi.
Tra ottobre e novembre 2023, Human Rights Watch (HRW) ha documentato oltre 1˙050
rimozioni di contenuti pubblicati su sui social Meta sia dai palestinesi che dai
loro sostenitori.
Uno studio del 2026 dell’Arab Center for the Advancement of Social Media, basato
sull’analisi di 3˙520 casi documentati in cinque anni, parla esplicitamente di
“platformicide“.
Inoltre, quasi la metà dei ricorsi presentati tra il 2021 e il 2025 non ha mai
ricevuto risposta e laddove Meta ha risposto le sue spiegazioni sono state
spesso generiche o incomplete.
I numeri poi devono essere interpretati con cautela poiché la portata del
problema potrebbe essere maggiore, considerando che Meta fa sempre più ricorso a
forme di enforcement invisibili, come lo shadowban, che colpiscono la visibilità
dei contenuti senza che gli utenti ne siano informati.
Il filo che unisce task e app
Affinché Lavender possa generare migliaia di bersagli in pochi secondi o
l’Hanover Institute possa produrre mezzo milione di parole in nove giorni, serve
la stessa cosa: potenza di calcolo su scala industriale, fornita da aziende
private occidentali.
È qui che entra in gioco il Project Nimbus, un contratto da 1,2 miliardi di
dollari stipulato dal governo israeliano con Google/Amazon per servizi di cloud
computing e intelligenza artificiale – un’infrastruttura che vincola le due
aziende a non negare mai il servizio a nessun ente del governo, esercito
incluso, e ad avvertire segretamente Israele qualora fossero costrette a
consegnare i dati israeliani alle autorità durante un’indagine (+972, 2025).
Sorvegliare, colpire, manipolare non sono quindi tre strumenti diversi ma tre
funzioni della stessa infrastruttura, costruite sullo stesso principio applicato
a due direzioni opposte: ridurre le persone a un bersaglio da eliminare, e
ridurre loro testimonianza a un ‘segnale da silenziare’.
Elisabeth Di Luca
FONTI INFORMATIVE:
* Amnesty International –
https://www.amnesty.org/en/documents/mde15/6701/2023/en/
* Medianama –
https://www.medianama.com/2023/04/223-unicri-toolkit-ai-use-law-enforcement-agencies-3/
* 972 – https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/
* UN –
https://www.un.org/unispal/document/unosat-gaza-strip-damage-assessment-31oct25
* Artificial Weapons –
https://artificialweapons.com/case-studies/israel-ai-targeting-gaza
* The Guardian –
https://www.theguardian.com/world/2026/aug/26/fake-thinktank-israel-ai-propaganda
* Human Rights Watch –
https://www.hrw.org/report/2023/12/21/metas-broken-promises/systemic-censorship-palestine-content-instagram-and
* Arab Center for the Advancement of Social Media –
https://7amleh.org/storage/posts/pdf/c1900e47-1207-4b8a-a07c-1d681ce026a4.pdf
* 972 – https://www.972mag.com/project-nimbus-contract-google-amazon-israel/
IMMAGINE: Osservatorio Diritti –
https://www.osservatoriodiritti.it/2021/04/23/riconoscimento-facciale/
Redazione Italia