Nasce Sentieri Solidali ODV a supporto dei migranti in transito al confine di Oulx. Intervista a Silvia Massara
Il Rifugio Fraternità Massi di Oulx, dedito dal 2018 all’accoglienza migranti,
ha subito un rapido declino negli scorsi mesi. Dal 2024 la Fondazione Talità Kum
– Budrola ETS non riceve più i 500mila euro annui garantiti dal Ministero
dell’Interno. In otto anni il Rifugio ha assistito migliaia di persone, e già da
mesi riusciva a restare aperto solo di notte.
Poche settimane fa è nata Sentieri Solidali ODV, una nuova organizzazione per
salvare l’accoglienza sul territorio e proseguire il lavoro del Rifugio. Ne
parliamo con la presidente Silvia Massara.
Partiamo dall’inizio: cosa è successo quest’estate, che ci ha portato fino a
oggi?
«Dal 1° luglio la chiusura è aumentata come numero di ore, perché la situazione
della Fondazione non è assolutamente migliorata. Siamo passati a 12 ore di
permanenza in stazione[1] con il Presidio, e poco dopo il mese di luglio, Don
Chiampo[2] ha prospettato di fare dei lavori di ristrutturazione all’edificio in
settembre e di non riaprire più come Fondazione. La situazione economica era
pessima e non in grado di riprendere questa attività, e dunque sarebbero usciti
dal progetto. Quindi si è annunciata sia la chiusura il 1° settembre per lavori,
ma anche una non riapertura seguente.»
Per chi ci legge e non conosce ancora la realtà: cos’è Sentieri Solidali?
«In quel momento di crisi abbiamo deciso che la nostra idea – che esisteva già
da più di un anno – di unirci in associazione, a questo punto diventava una cosa
fondamentale; e da fare in modo molto rapido, perché un riscontro operativo
iniziava a rivelarsi necessario. Abbiamo cominciato tutte le procedure per
costituire un’associazione, procedure lunghissime, per cui ci sono volute
settimane. L’associazione è nata il 9 agosto con 45 soci fondatori, che, per
essere il mese di agosto, sono tantissimi.
L’associazione è nata, e il suo direttivo si è messo a lavorare il più
velocemente possibile per far notare che mancavano 20 giorni a dormire tutti per
strada. Come direttivo ci siamo presentati subito: siamo andati dal maresciallo
dei carabinieri, dalla sindaca di Bardonecchia, dalla Croce Rossa, da Diaconia
Valdese e da Rainbow for Africa, dalla sindaca Radogna di Claviere e via così.
La sindaca Chiara Rossetti di Bardonecchia si è resa disponibile, dicendo che in
quanto capofila del progetto MigrAlp[3] avrebbe convocato immediatamente le
forze dell’ordine e i sindaci dell’Alta Valle. Infatti, tre o quattro giorni
dopo c’era già la prima convocazione, a cui ha fatto seguito una seconda.
Insomma, nel giro di 15 giorni dalla nascita dell’associazione avevamo già la
chiamata dal Prefetto, il quale ci ha convocati[4].
Tutto questo è stato virtuoso, anche perché ovviamente ha iniziato a farsi
sentire la paura: avere una massa di persone sparse nella zona è una situazione
delicata per la sicurezza. Sia per il territorio, quindi per le forze
dell’ordine, che vedono la pericolosità della situazione, sia per noi, che
vediamo soprattutto la pericolosità per le persone. Nel frattempo, eravamo
pronti a sostenere le notti all’aperto. Ci siamo armati di tutto: materassini,
coperte, abbiamo stoccato tutto il necessario per poter dire: “se il 1°
settembre saremo all’aperto, noi ci siamo, rimaniamo lì come Presidio, non ci
muoviamo da lì, e cerchiamo di offrire un riparo a chi c’è”.
La Viceprefetto, molto disponibile, ha fatto una convocazione enorme. E lì sul
momento la sorpresa positiva è stata quella di non essere per niente messi da
parte come gli ultimi arrivati o come “i volontari” rispetto alle istituzioni e
alle cariche. Al contrario, siamo stati immediatamente coinvolti. La
Viceprefetto ha annunciato che sarebbe stato un progetto a molte voci, e ci ha
subito dato la possibilità di esprimerci su che cosa potevamo fare.»
Cosa ci aspetta nei prossimi giorni?
«Il Rifugio chiude, farà dei lunghi lavori strutturali, e li fa perché una parte
dei fondi che ha ricevuto è vincolata a grossi lavori sul risparmio energetico,
cambio caldaia, finestre ecc. Fondi ricevuti dalla Fondazione CRT però vincolati
alla messa a norma di tutti questi aspetti della struttura. E la struttura è
vincolata a essere rifugio per i migranti fino al 2031. I lavori sono iniziati
il 2 settembre.
Nel frattempo, c’era il problema che il Rifugio non solo sarebbe rimasto chiuso
più di un mese, ma sarebbe rimasto chiuso anche dopo. La Croce Rossa aveva
espresso disponibilità – sui giornali, il giorno dopo, usciva già la notizia che
questa stesse creando una convenzione “bilaterale” con la Prefettura. Invece non
è stato così: nella riunione hanno subito espresso che la Croce Rossa avrebbe
agito di notte, e noi avremmo potuto continuare il Presidio tutto il giorno. Il
che ci mette in enorme difficoltà perché implica dodici ore all’aperto tutto
l’inverno. Però, al tempo stesso ci permette di continuare l’accoglienza, che
dal punto di vista umano, è la nostra: la prevenzione del rischio in montagna,
la relazione con le persone, la distribuzione di vestiario. Tutto quello che noi
facciamo è salvo, ed è il succo di quello che noi vogliamo fare. Sarà durissimo
dal punto di vista strutturale, però è salvo il modello che è il nostro, e che
era quello del Rifugio. Certo, per questi aspetti siamo contenti.»
Perché in un luogo di confine come Oulx l’inverno è una minaccia che non
possiamo permetterci di ignorare?
«Le grosse difficoltà di tipo organizzativo sono legate soprattutto all’arrivo
del freddo. Alcuni di noi insieme a Rainbow for Africa e Diaconia Valdese (che
sono parte del progetto, c’erano anche loro in prefettura) hanno avanzato una
richiesta di finanziamento legato al Presidio invernale. Metteremo due nuovi
moduli, inoltre abbiamo chiesto del riscaldamento, una tenda, e tutta una serie
di cose per far sì che diventi un luogo abitabile sottozero. Tutti questi
aspetti sì che ci mettono alla prova.»
Come procede il rapporto con Terrasses Solidaires di Briançon, il Rifugio
dall’altra parte del confine?
«Il Rifugio di Briançon ha una sua vita autonoma che parte da un’associazione di
volontari. Ha vita dura, ma ce la fanno. In una certa misura il loro cammino ci
dice che è possibile. Con loro abbiamo dei rapporti concreti di scambio di
materiali. Però per il resto è un’altra cosa, ed è giusto non avere dei rapporti
stretti, perché dal punto di vista delle persone creerebbe dei problemi. In ogni
caso, insieme facciamo parte di una rete che lavora sulla difesa dei diritti ai
confini.»
Che estate è stata in termini di flussi? Quante persone sono arrivate, e chi
sono?
«È stata un’estate bassa come numeri, ma si stanno alzando adesso. Abbiamo avuto
da 20 a 40 persone al giorno. Adesso siamo a cinquanta di media, e stanno
riaumentando molto le persone da Eritrea e Sudan: dall’Eritrea sono arrivati in
pochi in estate, mentre adesso sono tanti. Da una notte all’altra cambia molto:
ieri notte erano 18, la notte prima 67. Numeri che si stanno attestando
sull’essere non altissimi, ma comunque discreti, e che quindi daranno del filo
da torcere a trovare posti letto. Per il momento noi siamo sulla spianata dei
pullman della stazione dove Rainbow for Africa ha un terreno in concessione
dalle ferrovie, mentre la Croce Rossa è nel terreno di un edificio dell’Unione
dei Comuni montani, sempre vicino al Rifugio.»
Oggi più che mai concludiamo quanto le gestioni di crisi umane siano lasciate al
Terzo Settore. Voi che siete il Rifugio, quale dovrebbe essere il ruolo delle
istituzioni dal vostro punto di vista?
«Noi siamo partiti comunicando alle istituzioni che ci siamo costituiti in
associazione perché siamo dei cittadini, siamo società civile, e che saremmo
rimasti lì a fianco alle persone. Ma non abbiamo la struttura che ci permetta di
accoglierle, di non farle morire. Chiediamo che le istituzioni si prendano
carico di tutto questo, e in questa fase la risposta c’è stata, ma diventa molto
importante essere supportati da dei finanziamenti che siano dignitosi. Per cui,
quello che chiediamo fortemente è che l’esperienza sia dignitosa per tutti.
Abbiamo visto che i soldi ci sono: adesso ci saranno tutte le operazioni legate
al Patto, tra cui lo screening, per cui i soldi piovono. Devono solo essere
indirizzati nel posto giusto. Chiediamo che tutti si facciano carico della loro
parte, e che la situazione sia vista come un’opportunità per il territorio di
lavorare bene su un tema su cui normalmente, in Italia e in Europa, si lavora
malissimo. Un esempio di buona gestione penso sia un esempio che rimane davanti
agli occhi di tutti.»
Cosa possiamo fare noi società civile in questi giorni critici?
«Esprimerci fortemente sul fatto che, in una situazione di questo genere, la
rete Terzo Settore-Istituzioni sia un esempio virtuoso. Far circolare al massimo
i nostri comunicati di raccolta fondi, perché ne avremo assolutamente bisogno. E
poi, per chi ne ha la possibilità e il desiderio, venire a trovarci, dare un
giorno o due del suo tempo. Con la fine dell’estate finiscono le persone in
ferie, quindi l’importante è avere tantissime persone che decidono di venire per
qualche giorno. E poi associarsi: tra poco partiremo con la campagna
tesseramenti, stiamo solo aspettando che si concretizzi l’assicurazione. Ad
agosto siamo rimasti bloccati per giorni causa ferie. Se fossimo in centinaia,
la forza di un’associazione così grande avrebbe un valore politico enorme.»
CONTATTI:
Il Presidio sul territorio continua. Per disponibilità come volontari, donazioni
o tesseramenti:
Instagram: sentieri.solidali.odv
Facebook: Rete Sentieri Solidali
Telegram: @SentieriSolidaliOulx
[1] La stazione dei treni e dei bus di Oulx è stata la base del Presidio nel
corso degli ultimi mesi.
[2] Parroco di Bussoleno, promotore del progetto del Rifugio Fraternità Massi
insieme alla Fondazione Talità Kum – Budrola ETS.
[3] Progetto di assistenza e soccorso alle persone migranti in transito nel
settore frontaliero dell’Alta Valle di Susa.
[4] Relazione ufficiale dell’incontro in Prefettura per la prosecuzione del
progetto MigrAlp:
https://prefettura.interno.gov.it/it/prefetture/torino/comunicati-stampa/incontro-prefettura-prosecuzione-progetto-migralp
Chiara Alabiso