Dove quella cosa che chiamiamo “sinistra” non è morta
Nel n. 416, del 2 settembre, la newsletter “Volerelaluna” riportava un articolo
di Ezio Boero, dal titolo “Un fantasma si aggira per gli Stati Uniti: è il
socialismo?”
Nel panorama della politica USA ci sono in effetti delle novità interessanti. Ce
le aveva segnalate per tempo Sara Horowitz, la fondatrice della Freelancers
Union (FU), il sindacato dei lavoratori autonomi, con cui la nostra Associazione
ACTA, presente in questo sito con alcuni importanti collaboratori, si era
gemellata. Dal 1 gennaio 2023 ho cominciato a ricevere dei messaggi – che si
sarebbero in seguito intensificati al punto di diventare oggi quasi quotidiani –
da parte di un gruppo che si definisce Working Families Party (WFP). Il primo
era firmato da Delia Ramirez, figlia d’immigrati guatemaltechi, la prima donna
proveniente dalla comunità latina eletta al congresso come rappresentante del
terzo distretto dell’Illinois. Da allora si sarebbero intensificati i messaggi
che testimoniavano il successo di altri candidati sostenuti dal WFP: nell’aprile
dello stesso anno l’elezione di Brandon Johnson, un leader del sindacato degli
insegnanti, a sindaco di Chicago, il primo luglio 2025 l’elezione di Zohran
Mamdani a sindaco di New York e quest’anno la nomina di Rafael Espinal,
Executive Director della Freelancersunion, all’assessorato per il rapporto coi
media della giunta Mamdani.
La cosa che mi aveva incuriosito e sulla quale ritengo che valga la pena
riflettere è il modo di procedere del WFP, che è tutto diverso dalla
forma-partito. Per esempio non sembra avere un programma sul quale debbono
convergere dei candidati. Il WFP individua delle persone che hanno dimostrato di
battersi per le giuste cause (diritti dei lavoratori, sanità per tutti, case ad
affitti sostenibili, apertura agli immigrati ecc.) e ne fa l’endorsement. Punta
sulla persona, non sul programma.
Dopo l’arrivo del secondo mandato di Trump WFP sembra aver alzato il tiro, in
realtà lo scontro con “il sistema Trump” ormai è una necessità vitale, un
problema di sopravvivenza, per milioni di americani. Del “sistema Trump” WFP
mette nel mirino soprattutto i billionaires, i miliardari che finanziano le
campagne elettorali e si comprano agevolmente repubblicani e democratici. È
possibile sconfiggerli con una sola arma: il lavoro porta a porta di migliaia di
volontari, la mobilitazione dal basso delle comunità, come a Minneapolis contro
l’ICE. Il risveglio di una coscienza civile, oltre al ripensamento della
forma-partito, in una prospettiva che va ben oltre le elezioni del midterm, è un
altro aspetto che accende la speranza.
Eravamo abituati a sentir citare Elisabeth Warren, Bernie Sanders, Alexandria
Ocasio-Cortez come punti di riferimento dell’”altra” America. Oggi dobbiamo
aggiungere i DSA, Democratic Socialists for America, che Trump o chi per lui ha
dichiarato essere pericolosi comunisti, dando loro un’improvvisa visibilità che
non è sfuggita al “New York Times”. In questi anni i DSA hanno goduto del
sostegno di un’ottima pubblicazione come “In These Times”, la quale ha
festeggiato quest’anno il 50mo anniversario della sua esistenza. Una delle fonti
migliori, a me pare, per seguire la conflittualità sociale negli Stati Uniti, in
particolare le lotte nel mondo del lavoro, oggi fortemente impegnata sia sui
temi delle guerre e dei genocidi sia nella battaglia contro i data center, con
un occhio particolarmente attento ai processi di unificazione del proletariato
(es. tenants unions con labor unions).
Scrive Boero su “Volerelaluna” che i DSA hanno deciso di darsi un programma. A
leggerlo si rimane un po’ perplessi, perché è un’enciclopedia di tutto quello
che sa di “sinistra”, dall’aumento dei salari al riconoscimento di uno stato
palestinese, vi si trovano frasi come “If we lived in a classless society and
governed ourselves, we could freely live without war or poverty. We could build
a world, where no one suffers for their race, gender or religion and everyone is
free, equal and cared for. Building this world is the guiding star of our
movement” [Se vivessimo in una società senza classi e ci autogestissimo,
potremmo vivere liberamente senza guerre né povertà. Potremmo costruire un mondo
in cui nessuno soffra a causa della propria razza, del proprio genere o della
propria religione e in cui tutti siano liberi, uguali e tutelati. Costruire
questo mondo è la stella polare del nostro movimento].
Al nostro orecchio viziato sa tanto di “bel sol dell’avvenire”. Viene da
chiedersi se il modello dell’endorsement del WFP non sia meglio di questo, ma
anche loro negli ultimi tempi sembrano, tra le righe, tentati dalla
forma-partito. Boero li cita appena di sfuggita. Sorprende, sia nella
comunicazione WFP che in quella dei DSA, il poco rilievo che sembra avere la
tematica LGBT+.
Ai più esperti di me queste considerazioni potranno sembrare superficiali, a me
interessava richiamare l’attenzione sul fatto che aver puntato già trent’anni fa
sulle nuove soggettività prodotte dalle trasformazioni del lavoro e dell’impresa
ci permette oggi di trovarci in sintonia con fenomeni come quelli cui assistiamo
negli USA e che sembrano aver trovato la strada per contrastare la deriva verso
la destra estrema cui assistiamo in tutto l’Occidente (e di cui la vittoria di
AfD in Sassonia rappresenta l’ultimo caso).
Redazione Italia