Elezioni in Sassonia: grazie Mr. Draghi, grazie Mrs. Von der Leyen!
Le recenti elezioni in Sassonia-Hanhalt, regione tedesca dell’ex-Germania est,
hanno visto lo schiacciante successo di Alternative fur Deutschland (Afd),
formazione di estrema destra che si ispira direttamente al nazismo, che ha
raccolto il 44% dei voti in un’elezione con una massiccia partecipazione al voto
(quasi l’80%).
Le prime analisi del voto dicono che a votare per Afd siano stati il 42% dei
giovani, il 60% degli operai e il 65% delle persone in difficoltà economiche.
In tutta Europa, questo terribile risultato ha prodotto commenti trasversali
abbastanza unanimi, contrassegnati dall’allarme per la democrazia e dalla
ricerca dell’unità delle forze liberali e democratiche contro il pericolo
fascio-populista.
Peccato che la cifra di tutti questi commenti sia segnata dal “chiudere la
stalla quando i buoi sono scappati”, nonché dalla totale assenza di riflessione
sul perché sia successo tutto questo, nonché sul fatto che a votare per i
nazisti sia stata una parte preponderante di un elettorato che dovrebbe sentirsi
parte di un sistema valoriale riconducibile alla sinistra.
Il motivo principale di questa assenza di analisi risiede in un unico elemento:
chiedersi il perché comporterebbe un giudizio pesantissimo sulle politiche
europee e nazionali portate avanti trasversalmente negli ultimi quarant’anni, a
partire dall’unificazione della Germania, che, invece di celebrare una ritrovata
unità dopo la caduta del muro di Berlino, si è rivelata una vera e propria
annessione da parte della Germania ovest, che in breve tempo ha dismesso e
privatizzato tutto l’apparato industriale delle regioni dell’est, rendendo
povera ed estremamente precaria la vita di milioni di persone, alle quali il
socialismo reale non aveva garantito alcuna libertà, ma senz’altro una
importante sicurezza sociale.
E se l’Unione Europea, pur nata come progetto conservatore, si era comunque
affermata nell’anelito di due importanti promesse – lo stato sociale e la pace –
ci hanno pensato quattro decenni di politiche liberiste e di austerità a
smantellare il primo (con Mario Draghi come massimo promotore) e le recenti
politiche di riarmo e di guerra (con Ursula Von der Leyen come massima
ispiratrice) a far sparire dall’orizzonte la seconda.
Sono questi i terreni fertili che hanno nel tempo fatto emergere i sovranismi, i
nazionalismi, i populismi e i fascismi vecchi e nuovi, fino alla presa del
potere (per ora solo regionale) di una forza nazista in Germania, ottanta anni
dopo l’abbattimento del Terzo Reich.
Ciò che continua a mancare nella riflessione politica è l’estrema frustrazione
che attraversa amplissime fasce della società che si vedono immerse dentro
una diseguaglianza sociale senza precedenti, una crisi ecoclimatica che mette a
repentaglio il presente e il futuro, un orizzonte di riarmo e di guerra che
brucia la ricchezza sociale relegando ciascuna persona alla solitudine
competitiva.
In questo quadro, sono possibili solo due direzioni: o una svolta radicale verso
un’alternativa di società (altro che la rincorsa dei moderati) che ricostruisca
un orizzonte di speranza, o l’emersione di un rancore di massa, prodromico alla
barbarie, che è ciò che si è espresso con il voto in Sassonia (e non solo).
Se si vuole davvero sconfiggere l’ondata nera che sta progressivamente
attraversando il pianeta, non basta certo una generica difesa della democrazia
(peraltro sempre più consegnata ai grandi oligopoli finanziari).
Occorre riaprire una visione del mondo radicalmente alternativa al modello
esistente, a partire da sei punti fondamentali: a) fermare il riarmo e le
politiche di guerra; b) stracciare il Trattato di Maastricht e rifondare
l’Europa dal basso; c) redistribuire la ricchezza prodotta con potere d’acquisto
ai salari, reddito per tutti e una politica fiscale fortemente
progressiva; d) trasformare l’economia e la società a partire dal contrasto alla
crisi ecologica e climatica; e) far tornare il Mediterraneo ad essere un mare e
non un cimitero; f) democrazia partecipativa e autogoverno cooperativo delle
comunità territoriali.
Perché o la sinistra rivendica il pane, le rose, la pace e un vento da poter
respirare o semplicemente non è.
Attac Italia