JD Vance, il vicepresidente che si sente in missione per conto di Dio
«Sono stato in riunioni con leader mondiali e qualcuno diceva qualcosa o faceva
una osservazione e io percepivo una certa oscurità». A parlare non è un
predicatore apocalittico, ma il vicepresidente degli Stati Uniti. Ospite del
podcast del ventiduenne evangelizzatore Bryce Crawford, seguito da oltre un
milione di iscritti su YouTube, JD Vance ha raccontato che alcune parole
pronunciate dai potenti della Terra fanno scattare nel suo corpo «ogni
campanello d’allarme spirituale». Poi è andato oltre: non sarebbe sorpreso se
l’Anticristo stesse già «camminando tra noi» e vuole fare «quanto più possibile
il lavoro di Dio». Anche se questo dovesse portare alla fine dei tempi, per lui
«va bene».
Verso la fine dell’intervista, Vance premette di non sapere se gli ultimi tempi
siano vicini e sostiene che, per lui, concentrarsi eccessivamente sulle profezie
potrebbe essere «spiritualmente dannoso». Subito dopo, però, spiega di voler
fare «quanto più possibile il lavoro di Dio, adesso». E aggiunge: «Se questo
porta agli ultimi tempi, va bene». Se invece contribuirà a costruire «un mondo
migliore, capace di prosperare e sopravvivere molto a lungo dopo la mia morte,
anche questo sarebbe ottimo». Gli ultimi tempi, assicura, «arriveranno»: resta
soltanto da capire se «fra migliaia di anni o fra pochi mesi». Forse per il
contesto in cui era ospite, qui sembra rovesciarsi l’idea cristiana del
katechon, la forza che nella Seconda lettera ai Tessalonicesi (2 Ts 2, 6-7)
trattiene l’avvento dell’Anticristo e il dilagare del caos prima della Parusia,
la seconda venuta di Gesù. Alcune frange del sionismo evangelico statunitense
appaiono infatti meno interessate a trattenere la catastrofe che a favorire le
condizioni profetiche considerate necessarie al ritorno di Cristo: la centralità
di Israele, il controllo di Gerusalemme e, nelle correnti più radicali, la
ricostruzione del Tempio. Il “calendario” rimane formalmente nelle mani di Dio,
ma l’azione politica finisce per assecondarne, se non accelerarne le tappe. Non
è un dettaglio che Vance racconti di essere affascinato fin da bambino dalla
teologia apocalittica e che la prima Bibbia ricevuta, quando aveva dieci o
undici anni, fosse la John Hagee Prophecy Study Bible, curata dal
telepredicatore evangelico fondatore dell’organizzazione sionista cristiana
Christians United for Israel. Lo stesso schema ritorna nell’attentato di Butler:
per Vance, Trump sarebbe sopravvissuto grazie alla «mano della Provvidenza»,
perché «Dio non voleva» che morisse. Il vicepresidente lo difende anche per
l’immagine generata dall’IA che lo raffigurava nelle vesti di Cristo: Crawford
confessa che, da cristiano, l’immagine lo ha turbato; Vance replica che Trump
non avrebbe voluto «deridere o imitare Dio», ma soltanto condividere un
contenuto che aveva trovato divertente e che, dopo le proteste, è stato rimosso.
Nel mirino finisce anche l’intelligenza artificiale. Vance avverte attorno ad
alcune aziende «un’energia spirituale oscura davvero molto strana» e cita una
società i cui dipendenti avrebbero celebrato una sorta di funerale quando hanno
dismesso un vecchio modello per quello nuovo. L’allusione sembra riferirsi a
OpenAI: alla vigilia del ritiro di GPT‑4o, un dipendente dell’azienda aveva
promosso un “4o Funeral Celebration”, fissato per lo stesso giorno in cui il
modello sarebbe stato rimosso da ChatGPT. L’episodio va comunque distinto dal
precedente funerale di Claude 3 Sonnet, organizzato nel 2025 da appassionati e
fondatori esterni, al quale parteciparono anche dipendenti di Anthropic e
OpenAI. Vance racconta poi che la moglie di un suo amico aveva utilizzato un
chatbot come consulente matrimoniale: una pratica che gli appare «un po’
satanica», perché spezza la dimensione sociale per cui Dio avrebbe creato
l’uomo.
La denuncia della progressiva sostituzione dei rapporti umani coglie un problema
reale, ma stride con la carriera di Vance nella Silicon Valley. Dopo la laurea
in legge a Yale e una breve esperienza come avvocato, Vance passò al venture
capital, lavorando tra il 2016 e il 2017 alla Mithril Capital, società cofondata
da Peter Thiel. Il miliardario, diventato il suo principale mentore politico e
finanziario, versò complessivamente 15 milioni di dollari a Protect Ohio Values,
il super Pac creato per sostenerne la corsa al Senato. Proprio Thiel ha
trasformato l’Anticristo in una teoria politico-tecnologica, dedicandogli un
ciclo di conferenze riservate. Il paradosso è evidente: Vance denuncia
l’oscurità nell’industria che ha costruito la rete di potere dalla quale egli
stesso proviene.
Lo stesso schema ingloba gli UFO. Vance precisa di non possedere alcun dossier
segreto che dimostri che un UAP sia un “demone”, ma se il fenomeno è reale,
chiede, perché non potrebbe trattarsi di «angeli o demoni» anziché di
extraterrestri? IA, Anticristo, Provvidenza, demoni e fenomeni celesti vengono
così cuciti dentro un’unica narrazione, capace di parlare alla base MAGA, alla
cultura pop e al cristianesimo conservatore. Il tempismo conta. L’intervista è
uscita mentre Vance promuove Communion, il libro di memorie sulla propria
conversione al cattolicesimo pubblicato all’inizio dell’estate, e a due mesi
dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il vicepresidente guarda già
oltre le midterm e, probabilmente, al 2028, costruendo l’immagine del convertito
chiamato a riconoscere il male, del leader che percepisce ciò che gli altri non
vedono, dell’uomo incaricato di fare il lavoro di Dio. È qui che la fede
personale smette di essere soltanto fede e diventa uno strumento di
legittimazione politica. Quando il numero due della maggiore potenza militare
interpreta la politica come una battaglia messianica, il rischio è che le scelte
di governo finiscano per apparire sottratte al confronto e legittimate da un
presunto disegno divino.
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