Credere, obbedire e combattere. Se la scuola pubblica si pone al servizio della guerra
Come sovente avviene, ci rendiamo conto di un pericolo quando forse è troppo
tardi o si parte in grave ritardo per iniziative di contrasto. La
militarizzazione delle scuole e delle università ha origini lontane, la prima
iniziativa intrapresa riguarda i programmi scolastici, i percorsi di laurea, i
corsi impartiti e gli sponsors più o meno noti e palesatisi nel finanziamento
dei percorsi di ricerca.
In questi anni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università ha svolto un ruolo attivo e meritevole nella denuncia dei processi di
militarizzazione del sapere e del mondo della conoscenza. Quando poi si protrae
un conflitto diventa inevitabile cercare di accrescere gli organici militari,
ma anche il consenso attorno alla guerra e quel consenso inizia plasmando le
nuove generazioni fin dalla tenera età.
Un Paese in guerra necessita di propaganda incessante, di un bagaglio retorico
ed ideologico ben strutturato, deve far entrare la guerra in ogni ambito
sociale, nella sfera educativa, in famiglia, nelle associazioni di volontariato.
L’ideologia che sorregge la guerra si avvale di innumerevoli strumenti per
rendere il ricorso al conflitto come inevitabile, ogni eventuale critica
all’impianto bellico deve essere debellata e sottoposta al pubblico ludibrio
come avveniva per i giovani le cui famiglie non erano iscritte al Partito
fascista e per questo si trovavano escluse da quasi tutti i consessi sociali.
La scuola diventa ambito privilegiato, cambiano i libri di testo, i programmi di
studio, le destinazioni delle gite di istruzione, pronti a piegare la stessa
didattica alle ragioni della guerra e del riarmo. Diventa del tutto naturale
mandare scolaresche in visita nelle caserme, ad applaudire gli uomini in divisa,
sottrarsi a questo dovere patriottico significa essere attenzionati da zelanti
presidi, prendere poi posizioni pubbliche costa all’insegnante la visita di
qualche ispettore con un danno di immagine all’intero istituto.
Da anni, tanto in Ucraina quanto in Russia, la guerra ha assoldato la scuola per
legittimare la guerra, per accrescere il numero di volontari e coscritti, per
guadagnare interi settori della società civile alla causa bellica anche sotto
forma di apporto civile, nel mettere a disposizione del paese competenze e
conoscenze civili che alla occorrenza diventano vitali anche per la impresa
bellica.
Ogni confronto della Russia di Putin con quella successiva alla rivoluzione
d’Ottobre sarebbe fuorviante, è tuttavia innegabile che da decenni ormai
l’addestramento militare obbligatorio fa periodicamente la sua sinistra comparsa
anche nella veste di attività extrascolastica quando non proprio curricolare.
Le scuole tecnico-militari erano aperte a chiunque volesse acquisire conoscenze
nel settore meccanico, nella guida di mezzi militari, nell’uso degli strumenti
radio, percorsi e conoscenze che in tempo di guerra sarebbero state utili. Per
alcuni anni il fascino del militare è stato offuscato dalla crisi economica,
dalla impossibilità di sostenere le medesime spese dell’URSS ma a quel punto è
subentrata la NATO, allargando la Alleanza a tanti paesi un tempo del blocco
sovietico o finanziando, con gli USA, le rivoluzioni colorate dimostratesi non
espressione della volontà di cambiamento popolare ma un disegno costruito a
tavolino per imporre governi filo occidentali e atlantisti.
Se negli USA la spesa militare era costante o in crescita per almeno un
ventennio in Russia la tendenza è stata diametralmente opposta tanto che a
seguito della disgregazione dell’esercito sovietico sono nati gruppi
paramilitari, moderne compagnie di ventura disposte a vendersi al miglior
offerente. E da almeno un quindicennio, in Ucraina, la presenza di gruppi neo
nazisti ha guadagnato sempre maggiori consensi, forti anche di aiuti economici
rilevanti dell’occidente.
Negli ultimi dodici mesi la necessità di mandare al fronte numeri crescenti di
militari ha spinto la propaganda di guerra al proselitismo nelle scuole, ad
offerte economiche allettanti, ad esempio buste paga per i militari superiori di
3 o 4 volte di impieghi civili. Non mancano fenomeni di ribellioni e renitenza
alla leva soprattutto in Ucraina, decine sono i video che ritraggono la
popolazione civile intenta a cacciare via i reclutatori.
È almeno una dozzina di anni che tanto in Russia quanto in Ucraina sono state
avviate campagne militariste vere e proprie, movimenti che hanno come finalità
l’addestramento militare tra i giovani e nelle scuole pubbliche con offerta di
corsi gratuiti per selezionare i soldati di domani. E le motivazioni addotte per
la campagna di addestramento sono sempre improntate alla difesa dei valori
nazionali e della patria tanto che da questo anno scolastico, in Russia,
l’addestramento torna ad essere parte attiva del programma di studi, per
insegnare ai giovani il funzionamento dei droni e il loro prossimo utilizzo in
campo civili In Russia, ma anche in Ucraina, è possibile completare la scuola e
l’università mandando avanti i regolari studi con veri e propri programmi di
addestramento per ufficiali, sergenti o soldati di riserva.
L’Ucraina persegue obiettivi ancora più ambiziosi trasformando la guida dei
droni e l’utilizzo di moderne tecnologie in una sorta di obbligo scolastico, le
industrie produttrici di droni costruite insieme a multinazionali di armi
europee e statunitense offrono continui stages promettendo un lavoro ben pagato.
Se la scuola viene direttamente investita dalla propaganda di guerra per
assoldare giovani nelle fila dell’esercito e in qualità di tecnici da impiegare
nelle industrie di armi si va trasformando la stessa istruzione favorendo
l’insegnamento di alcune materie e proponendo tra i corsi da seguire percorsi di
addestramento militare vero e proprio.
«Insieme all’Istituto di Aviazione di Kiev, l’azienda ucraina Fire Point sta
lanciando un nuovo programma intitolato “Ingegneria dei Sistemi Robotici Aerei
Autonomi”. L’iniziativa potrebbe contribuire a colmare la carenza di specialisti
in scienze applicate nel settore della difesa e dell’industria. È attiva anche
una rete di piccoli centri privati ??di ingegneria e formazione che insegnano
l’utilizzo, la riparazione e la costruzione di droni, nonché l’ingegneria dei
sistemi robotici. Questi centri ora vengono sistematicamente integrati nel
sistema di istruzione pubblica ucraino. Kiev sta rivoluzionando la concezione
ucraina dell’istruzione, allontanandosi da un paradigma incentrato sulle
discipline umanistiche per orientarsi verso le scienze applicate. È troppo
presto per dire se questa trasformazione avrà successo, ma è simile al modello
applicato dai sovietici un secolo fa durante l’industrializzazione».
Associazione Camis De Fonseca
Se qualcuno pensa che si tratti di una militarizzazione temporanea presto dovrà
ricredersi perchè la svolta militarista nelle scuole e nelle università è
destinata a durare diversi anni visto che dopo la guerra ci saranno le minacce
ibride, la difesa del paese dal terrorismo e da influenze straniere
Chi pensa a Ucraina e Russia come casi isolati dovreà presto ricredersi perchè
analoghi percorsi sono in corso di adozione nei paesi dell’Est Europa
maggiormente coinvolti nel riarmo. Corsi di educazioni civica e difesa come
quelli adottati in Lituania saranno un modello da seguire
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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