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Emergency apre tre mostre per parlare di migrazioni
In un settembre che confonde il mondo con temperature altissime, sembra quasi un refrigerio se non addirittura un rifugio visitare Orizzonti Negati, la mostra che Emergency ha aperto all’isola veneziana della Giudecca per parlare di migrazioni. Orizzonti che oggi sono negati nel sud del mondo, ma che potrebbero diventare un’urgenza anche per questa parte del pianeta che già programma trasferimenti di vita in spazi freschi sempre più limitati. Anche la tragedia per noi è un lusso e come tale ipotizziamo di scongiurarla. Perché come dice lo scrittore Daniele Del Giudice: «L’Europa ha questo di speciale rispetto a qualunque altra cultura: ha vinto tutto e ha perso tutto, e in questo senso è unica nell’aver conosciuto sino in fondo il diritto e il rovescio delle cose». Un diritto che ci si illude di non perdere mai. La mostra si articola in tre spazi espositivi. I loro titoli compongono un discorso che scuote e percuote le coscienze di chi osserva. DIVIDED WE DO NOT STAND…A CHANGE… Divisi non abbiamo alcuna possibilità di Lilli Müller; IDENTITÀ INTERSTIZIALI – UMARU: DIARIO DI UN VIAGGIO MIGRANTE di Claudia Virginia Vitali a cura di Virginia Monteverde; APOLIDE – Abitare il mondo di Giovanni e Marcello Chiarenza. Le parole chiave che legano un discorso che non si può non ascoltare, a tratti poetico, sempre lucido sono: acqua, trasparenza, casa, interstizi. L’acqua che collega, divide e ci spaventa nella sua forza, la trasparenza che ci permette di vedere e capire attraverso; gli interstizi i rifugi dove ci si rifugia in qualunque smarrimento e che spesso diventano case. E’ proprio questo che queste tre mostre ci chiedono: di attraversare gli interstizi, di guardare oltre ciò che siamo abituati a vedere, di riconoscere nell’altro non una distanza, ma un possibile anticipo del nostro stesso destino. Perché gli orizzonti negati non appartengono mai soltanto a qualcun altro: prima o poi possono diventare i nostri. E allora l’acqua non è più soltanto quella che separa, né la casa soltanto il luogo che protegge. Diventano entrambe domande: chi può attraversare, chi può restare, chi ha diritto a un rifugio, chi è costretto a cercarsene uno? «Quando si parla di migrazioni lo si fa spesso senza cognizione di causa, a soli scopi elettorali alla ricerca di facile consenso – ha spiegato in apertura dell’esposizione Mara Rumiz, responsabile della sede veneziana dell’associazione -. In questi ultimi tempi, le cose sembrano cambiare in peggio: c’è un inasprimento incredibile delle misure di respingimento e anche una domanda da asilo comporta comunque un internamento in strutture che sono peggio delle carcere. Perché nelle carceri alcune regole devono essere osservate e qualche garanzia chi è rinchiuso ce l’ha, i CPR invece sono delle strutture obbrobriose dove i ragazzi, perché sono soprattutto i più giovani che ci finiscono dentro, sono imbottiti di psicofarmaci e non gli viene riconosciuto nessun diritto. Per questo Emergency continua a lavorare sul tema dell’accoglienza usando anche l’arte come strumento per muovere le coscienze». Uscendo dalla sede di Emergency alla Giudecca, il refrigerio di settembre sembra improvvisamente meno rassicurante. La mostra non offre risposte, ma incrina certezze. E forse è proprio questo il compito dell’arte: non salvarci dalla realtà, ma impedirci di smettere di guardarla. La mostra sarà visitabile nella sede di Emergency, nell’isola veneziana della Giudecca (fermata Redentore) dal 4 settembre al 27 ottobre, da mercoledì a sabato dalle ore 12 alle 18. Ingresso libero.