A Gaza riapre la banca dei semi che i bombardamenti israeliani avevano raso al suolo
A Deir al-Balah, nel centro della Striscia, file di contenitori di plastica
accatastati su scaffali di fortuna custodiscono ciò che resta delle varietà
agricole palestinesi. È la nuova sede della banca sementiera di Al Qarara,
rimessa in piedi da un gruppo di agricoltori dopo che l’originale, fondata nel
2017 vicino al confine orientale, è stata distrutta all’inizio del 2024
dall’esercito israeliano. L’area dove sorgeva oggi è rasa al suolo e
inaccessibile.
A guidarla è Salama Ayesh Muhanna, 71 anni, agronomo, che aveva avviato la
raccolta sulla terra di famiglia; con lui lavora la figlia Hanadi, 38 anni. Il
meccanismo è quello del prestito: gli agricoltori ricevono una quantità di
sementi a inizio stagione e ne restituiscono altrettante dopo la mietitura. Le
varietà conservate – grano, orzo, spinaci e fagioli – non sono ibridi
commerciali: si possono riseminare di anno in anno e sono adattate al suolo e al
clima locali.
Prima dell’ottobre 2023 Gaza era autosufficiente negli ortaggi freschi e ne
esportava un terzo. Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, che
sostiene il progetto, l’agricoltura locale copre oggi al massimo il 10% del
fabbisogno interno di verdura. Il settore primario, colture e allevamento e
pesca insieme, valeva circa un decimo dell’economia dell’enclave.
La ricostruzione avviene dentro un perimetro che si restringe. La maggior parte
dei terreni coltivabili sono stati distrutti o si trovano sotto occupazione
militare israeliana, e due milioni di persone sono confinate in circa il 30% del
territorio. I blocchi di cemento che segnano la Linea Gialla, la demarcazione
del ritiro prevista dal cessate il fuoco del 2025, sono stati spostati
unilateralmente più in profondità: altri campi sono finiti fuori limite e chi
continua a lavorare nelle vicinanze lo fa sotto il rischio del fuoco israeliano.
Secondo Osama Al-Mukhalalati, del CICR (Comitato Internazionale della Croce
Rossa), «è come una goccia d’acqua su una piastra rovente rispetto alle
difficili condizioni che affrontano oggi gli agricoltori». Fornisce però una
scorta di base che consente di produrre cibo su ciò che resta.
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