Muravera (CA): con grande partecipazione popolare si è conclusa la quarta edizione di InVaso Festival, manifestazione internazionale
Sei giorni di spettacolo, oltre cento artisti, venti appuntamenti internazionali
e un intero paese trasformato in palcoscenico. Ma soprattutto una comunità che
ha saputo aprirsi al mondo, accoglierlo e restituirgli qualcosa della propria
identità. È questo, forse, il risultato più bello della quarta edizione di
InVaso Festival.
Con il suggestivo Rito del Vaso si è conclusa ieri la quarta edizione di InVaso
Festival, la manifestazione internazionale che dal 31 agosto al 5 settembre ha
portato a Muravera teatro, circo contemporaneo, musica, arti performative,
incontri e culture provenienti da Paesi diversi.
E non poteva esserci immagine più appropriata per chiudere questa straordinaria
settimana: gli artisti, arrivati a Muravera da diverse parti dell’Europa, si
sono ritrovati insieme davanti al pubblico e hanno versato nel grande vaso di
terracotta una manciata di terra proveniente dai propri luoghi d’origine. Terra
diversa, colori diversi, storie diverse, raccolte nello stesso contenitore. Un
gesto semplice ma potentissimo, che rappresenta l’anima stessa di InVaso: non
cancellare le differenze, ma metterle in relazione, lasciando che dal loro
incontro nasca qualcosa di nuovo.
Rito InVaso 2026 Festival (foto di Galleri Gavina)
E infatti, accanto alla terra degli artisti, nel vaso cresce un piccolo arancio:
un albero che richiama direttamente Muravera, la sua identità agricola e il suo
legame con gli agrumi, ma che diventa anche metafora di una cultura che mette
radici proprio quando sa accogliere ciò che arriva da lontano.
Per sei giornate il centro del Sarrabus è stato attraversato da un’energia
particolare. Piazza Europa è diventata il cuore musicale della manifestazione;
Piazza Chiesa ha ospitato il teatro; le due aree del circo, a Domu Nina e a
Sant’Antonio, hanno coinvolto grandi e soprattutto bambini e famiglie;
l’Oratorio Madre Teresa di Calcutta ha accolto i workshop delle compagnie; il
Circolo di Lettura Di Bella è diventato luogo di incontro e conversazione con
gli artisti attraverso Invading Voices.
E poi il centro storico, via Roma, i cortili, le attività commerciali, il
mercato enogastronomico, lo street food, gli artisti di strada, la fotografia e
il light design.
Una formula che ha avuto il grande merito di non confinare il festival in un
unico spazio. È stata Muravera stessa a diventare il festival.
Il programma ufficiale ha riunito oltre 100 artisti e 20 eventi internazionali,
con spettacoli provenienti da Italia, Spagna, Lussemburgo e altre realtà
internazionali, accanto alla presenza qualificante di numerosi artisti sardi.
Tra le novità di questa quarta edizione anche la Notte degli Invasori, durante
la quale lo spettacolo ha abbandonato il tradizionale palcoscenico per
riversarsi nelle strade, nei cortili e negli angoli del paese, trasformando il
centro storico in un teatro diffuso. Una scelta perfettamente coerente con la
filosofia di InVaso: portare la cultura alla gente e fare della comunità non
soltanto il pubblico, ma parte integrante della rappresentazione.
Sfilata finale InVaso Festival 2026 (foto di Galleri Gavina)
Un successo di queste dimensioni non nasce per caso e soprattutto non nasce dal
lavoro di una sola persona.
Dietro InVaso c’è innanzitutto il lavoro degli organizzatori e dei promotori
che, edizione dopo edizione, hanno avuto la capacità di far crescere un’idea
fino a trasformarla in uno degli appuntamenti culturali più interessanti
dell’estate sarda.
Un riconoscimento particolare va dunque all’Associazione NAIF e alla Compagnia
teatrale La Forgia, realtà che hanno contribuito alla costruzione e alla
crescita del progetto. Già nelle precedenti edizioni queste realtà erano
indicate tra i promotori del festival, insieme al sostegno della FITA Sardegna e
delle istituzioni.
E proprio La Forgia, realtà profondamente radicata nel territorio di Muravera,
ha rappresentato uno degli elementi fondamentali di questa esperienza: non
soltanto organizzazione, ma progettazione, competenza teatrale, professionalità
e capacità di creare ponti tra il mondo culturale locale e quello
internazionale.
Un ringraziamento va naturalmente al Comune di Muravera e alla Regione Autonoma
della Sardegna, il cui sostegno istituzionale ha contribuito a rendere possibile
la manifestazione. Un altro particolare ringraziamento va formulato alla
Fondazione Sardegna per l’importante contributo, alla Proloco e alla Parrocchia
per il supporto operativo e logistico che hanno fornito durante la sei giorni.
Infatti, InVaso è riuscito proprio perché attorno al nucleo organizzativo si è
costruita una rete territoriale ampia e generosa.
Ci sono le associazioni e le realtà culturali che hanno messo a disposizione
competenze e spazi.
C’è il Circolo di Lettura Di Bella, diventato luogo privilegiato per l’incontro
diretto con gli artisti.
C’è l’Oratorio Madre Teresa di Calcutta, che ha accolto i laboratori e i
workshop, permettendo al pubblico di non limitarsi ad assistere agli spettacoli
ma di entrare concretamente in contatto con i linguaggi artistici delle
compagnie.
C’è la Scuola Elementare, i cui cortili sono stati trasformati in una delle aree
dedicate al circo.
C’è la Banda Musicale “Giuseppe Verdi“, protagonista anche della Notte degli
Invasori insieme a Renzo Cugis, a dimostrazione di quanto il festival sappia
intrecciare ospiti internazionali e realtà locali.
C’è il lavoro di Piera Masala, che con la sua mostra fotografica ha contribuito
a raccontare il territorio attraverso le immagini.
E poi ci sono i commercianti, i ristoratori, i gestori dei locali, il mercato
enogastronomico, lo street food e tutte quelle attività che hanno scelto di
tenere accesa Muravera anche oltre gli spettacoli.
Sono loro, insieme agli artisti, ai tecnici, ai collaboratori, ai volontari e a
tutti coloro che hanno lavorato dietro le quinte, ad aver dato al festival
quella dimensione autenticamente popolare che rappresenta forse il suo valore
aggiunto.
InVaso non è soltanto una rassegna di spettacoli.
La parola stessa contiene il senso dell’intero progetto: “invaso”, come
territorio attraversato e idealmente invaso; ma anche “in vaso”, qualcosa che
viene custodito, contenuto e fatto crescere.
L’idea nasce proprio dal desiderio di trasformare il concetto di invasione –
storicamente legato alla Sardegna e alle popolazioni che nel corso dei secoli
hanno attraversato l’isola – da atto ostile a occasione di incontro. Una
contaminazione pacifica nella quale ciascuno porta qualcosa di sé e, allo stesso
tempo, torna a casa con qualcosa degli altri.
È questa la forza di InVaso. Non una cultura che pretende di sostituirne
un’altra, ma culture che si incontrano.
Non un paese che si limita ad ospitare artisti stranieri, ma una comunità che
dialoga con loro.
Non un pubblico che guarda passivamente uno spettacolo, ma una cittadinanza che
mette a disposizione piazze, strade, cortili, scuole, locali e spazi della
propria quotidianità.
E forse è proprio per questo che il festival è riuscito a diventare un
appuntamento atteso alla fine dell’estate.
Quando InVaso è nato, probabilmente era soprattutto una scommessa culturale.
Oggi, arrivato alla quarta edizione, è qualcosa di più.
È diventato un appuntamento capace di portare Muravera fuori dai suoi confini,
di farla conoscere attraverso l’arte e contemporaneamente di far riscoprire ai
suoi abitanti gli spazi del proprio paese.
Carlo Cuccu – La Voce del Sarrrabus Gerrei Ogliastra
Redazione Sardigna