Il Forum Economico Orientale disegna le future rotte artiche alternative all’Occidente
Si è svolto dal primo al quattro settembre l’importante Forum Economico
Orientale (EEF) di Vladivostok a cui ha partecipato anche il presidente russo
Vladimir Putin, secondo il quale l’Estremo Oriente della Federazione Russa deve
diventare un centro della crescita economica accelerata, della cooperazione e
dello sviluppo infrastrutturale per l’intero immenso Paese. Il Forum – istituito
nel 2015 e giunto alla sua undicesima edizione – infatti, ha lo scopo di
incentivare gli investimenti esteri nell’estremo oriente russo e il tema chiave
dell’edizione di quest’anno è stato “L’Estremo Oriente: sviluppo a beneficio
delle persone”. Al Forum sono così stati firmati 318 accordi commerciali per un
valore di circa 81 miliardi di dollari, ma soprattutto è stato sottoscritto un
accordo che prevede un investimento di mille miliardi di rubli per sviluppare le
future rotte artiche e in particolare il Corridoio di Trasporto Transartico.
L’evento, infatti, guarda molto più in là del mero sviluppo economico locale ed
è diventato una piattaforma attraverso cui ampliare la cooperazione commerciale
delle nazioni della regione Asia-Pacifico e disegnare nuove rotte commerciali
strategiche nell’Artico come alternativa alle vie di trasporto “tradizionali”,
interrotte o rallentate dalla guerra in Medio Oriente. Inoltre, lo sviluppo di
quest’area permette a Mosca di controbilanciare le sanzioni europee e
statunitensi. Sebbene, dunque, i media occidentali abbiano ridotto l’intervento
di Putin al Forum esclusivamente al piano della guerra in Ucraina e al rapporto
con l’Occidente, in realtà il capo del Cremlino ha dedicato ben poco spazio alla
questione, concentrandosi invece sulle vie commerciali e gli investimenti che
potranno ridefinire gli equilibri commerciali internazionali del prossimo
futuro, non tralasciando comunque le difficoltà che Mosca si trova ad affrontare
a causa della guerra con Kiev. Tra queste, la ridotta capacità di raffinazione
del petrolio a causa degli attacchi ucraini e la conseguente carenza di
carburante, ma anche la sospensione dei voli dalla Turchia alla Russia decisa
dalla compagnia Turkish Airlines.
«Oltre 7.000 persone provenienti da 78 paesi hanno partecipato al forum
nell’arco di tre giorni. Le delegazioni più numerose provenivano da Cina,
Indonesia, Giappone, Vietnam, Repubblica di Corea, India e Myanmar», ha spiegato
Yuri Trutnev, vice primo ministro e inviato plenipotenziario presidenziale per
il Distretto federale dell’Estremo Oriente. Al forum hanno partecipato 2.400
rappresentanti di imprese russe e straniere provenienti da oltre 1.000 aziende,
15 capi di corpo diplomatico, nove ministri russi, 10 capi di servizi e agenzie
federali e 13 capi di regioni russe. Gli accordi più significativi riguardano la
creazione del corridoio di trasporto internazionale Mohe-Naiba in Yakutia, la
realizzazione di un progetto globale di sviluppo artico e di un Corridoio di
Trasporto Transartico. Secondo Trutnev, «Questi progetti avranno un impatto
sull’intero sviluppo dell’Estremo Oriente». Per realizzare il Corridoio di
Trasporto Transartico saranno necessari circa 1.000 miliardi di rubli (11,5
miliardi di dollari) di investimenti e a tal fine, durante il Forum è stata
firmata un’intesa dalla Far East and Arctic Development Corporation, dal VIS
Group e dalla Crystal of Growth Foundation. «Tutti i futuri grandi progetti
infrastrutturali saranno in un modo o nell’altro collegati al Corridoio di
Trasporto Transartico, poiché non si tratta semplicemente di un percorso da
Kaliningrad e Murmansk a Vladivostok e Shanghai, ma di una vera e propria
arteria che collega l’Atlantico e il Pacifico», ha dichiarato il Ministro per lo
Sviluppo dell’Estremo Oriente e dell’Artico russo, Alexey Chekunkov.
Molto interessata allo sviluppo delle infrastrutture nella regione artica è
anche la Cina: secondo il vice primo ministro russo Alexander Novak, infatti, le
aziende cinesi partecipano a importanti progetti russi nella zona artica e
questo anche perché le forniture di gas naturale liquefatto dalla Russia alla
Cina sono aumentate di oltre 50 volte nell’ultimo decennio. Ma non è l’unico
motivo: la Cina cerca infatti vie alternative alle sempre più instabili rotte
rappresentate dallo Stretto di Hormuz, dal canale di Suez e dallo Stretto di
Bab-al-Mandab. Non a caso, ha ufficialmente avviato il trasporto di merci lungo
la gelida Rotta del Mare del Nord (NSR). Rientra in questo contesto anche il
progetto congiunto di gas naturale liquefatto (GNL) che Russia e Cina stanno
sviluppando nell’Artico per l’estrazione e la liquefazione del gas nella
regione. Inoltre, è stato promosso il progetto di un corridoio economico che
collega Russia, Mongolia e Cina per incrementare il volume degli scambi
commerciali tra i tre Paesi e ridurre i tempi e i costi di trasporto.
Ma le nazioni dell’Asia-Pacifico non sono le uniche coinvolte nei progetti di
cooperazione commerciali promossi dalla Russia: secondo Anton Kobyakov,
consigliere presidenziale e segretario esecutivo del comitato organizzatore
dell’EEF, infatti, oltre 300 aziende statunitensi continuano a operare in Russia
nonostante il divieto posto da Washington. «Nessuno vuole andarsene. Tutti
comprendono il valore di questi canali di comunicazione e i propri interessi
commerciali», ha affermato, aggiungendo che alcune aziende europee sono già
state «messe alle strette dai propri governi nel tentativo di impedire loro di
collaborare con noi».
Per quanto attiene la guerra in Ucraina, Putin ha affermato che c’è la
possibilità di trovare una soluzione al conflitto, ma non ha mancato di
etichettare come «manifestazione di terrorismo di Stato» l’attacco alle navi
mercantili civili e le minacce di attaccare aerei civili, cose che indubbiamente
«complicano le prospettive per i colloqui di pace bilaterali». Se da un lato,
dunque, Mosca continua a dirsi disponibile a una soluzione diplomatica alla
guerra, dall’altro, guarda già al futuro del commercio e delle rotte globali in
un probabile scenario multipolare, spostando la propria attenzione e i propri
investimenti sul polo in ascesa dell’Asia-Pacifico.
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