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Promuovere la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) nelle amministrazioni locali
Il “divario generazionale”, che rischia di ampliarsi sempre più, impone di adoperarsi per introdurre in maniera diffusa – e a tutti i livelli di governo – la Valutazione di Impatto Generazionale, che consente di stimare l’impatto generazionale ex ante ed ex post delle politiche pubbliche nelle sue dimensioni economica, sociale e ambientale. In maniera complementare: https://www.pressenza.com/it/2026/08/le-disuguaglianze-tra-generazioni-continuano-ad-ampliarsi/. La legge 167/2025 ha introdotto la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) e un Osservatorio dedicato, innovando qualità e sostenibilità della normazione. Ogni atto normativo del Governo, a esclusione dei decreti legge, dovrà essere accompagnato da un’analisi degli effetti ambientali e sociali che ricadono sulle generazioni future. Una valutazione che si colloca all’interno dell’Analisi di Impatto della Regolamentazione (AIR), già prevista dalla legge 246/2005. La VIG, quindi, diventa obbligatoria quando un provvedimento produce effetti significativi di tipo ambientale o sociale, promuovendo di fatto l’equità intergenerazionale e obbligando a considerare gli effetti ambientali, sociali ed economici delle politiche pubbliche sulle giovani generazioni. Oltre alla VIG, la legge istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei ministri l’Osservatorio nazionale per l’impatto generazionale delle leggi, un organismo con funzioni di monitoraggio, analisi e proposta, che avrà il compito di verificare se le norme promuovono effettivamente l’equità tra generazioni, suggerendo strumenti per migliorare la qualità della produzione normativa. L’introduzione della VIG in una norma, tuttavia, non garantisce di per sé un cambiamento reale: senza una maggiore informazione, una larga partecipazione e una forte spinta civica, anche questa riforma (come è successo altre volte) corre il rischio di non produrre effetti significativi. Una spinta importante potrebbe arrivare dai territori, dalle autonomie regionali e locali. Di recente alcune amministrazioni locali hanno attivato iniziative che si ispirano alla stessa logica della VIG, puntando sulla prossimità, sulla conoscenza diretta dei bisogni del territorio e sulla capacità di intervenire in modo tempestivo e mirato sulle politiche pubbliche territoriali. Un interessante Paper di  ASviS e di Save the Children, che analizza le basi giuridiche della VIG, il quadro europeo e il caso italiano, offrendo dati, modelli e dieci raccomandazioni operative per attuare la riforma, realizzato nell’ambito del progetto Ecosistema Futuro, una partnership lanciata nel maggio 2025 che coinvolge oltre 70 soggetti con l’obiettivo di riportare i “futuri” al centro del dibattito pubblico (https://asvis.it/ecosistema-futuro/), passa in rassegna alcune “buone pratiche” territoriali. E’ il caso del Comune di Parma, designata Città europea dei Giovani 2027, che rappresenta la prima sperimentazione di VIG locale in Europa, e una delle più avanzate sul piano applicativo. Con la delibera di Giunta n. 156 dell’8 maggio 202349, la collaborazione con le e i giovani si è tradotta nella creazione di focus group dedicati alla marcatura delle misure del Documento Unico di Programmazione (DUP). Questo percorso ha consentito di individuare un set di indicatori per le successive valutazioni e la produzione di report utili alla definizione di un modello replicabile. Sulla stessa linea si colloca il Comune di Bologna che, con la delibera di Giunta n. 118 del 21 maggio 2024, ha approvato le “Linee guida per la programmazione e Valutazione dell’Impatto Generazionale (VIG) delle politiche pubbliche”, richiamando la definizione di sviluppo sostenibile del Rapporto Brundtland (1987) e i principi dell’Agenda 2030, sottolineando la necessità di politiche capaci di “soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. A queste esperienze si affianca quella del Comune di Casalecchio di Reno, che si appresta a diventare il primo Comune italiano non capoluogo ad adottare formalmente la VIG, integrandola con processi di coprogettazione che coinvolgono le associazioni giovanili attive nella consulta locale. Infine, rilevante è anche quella dell’area metropolitana di Reggio Calabria, che ha formalmente adottato la VIG con delibera di Giunta di fine dicembre 2025 relativa al DUP 2026-2028. La successiva marcatura ha permesso già di orientare verso le giovani generazioni alcuni bandi a valere sulle risorse del PON Metro. La stessa Associazione dei Comuni, l’ANCI, è intervenuta con le “Linee Guida per la Valutazione di Impatto Generazionale dei Documenti Unici di Programmazione dei Comuni”, che propongono un modello articolato in quattro fasi principali: marcatura delle azioni; attribuzione degli indicatori generazionali; monitoraggio periodico; consultazione giovanile (https://www.osservatoriopolitichegiovanili.it/_files/ugd/176730_c3255148268c414cb16438f8466e75e6.pdf). Nel Paper vengono schematizzate 10 Raccomandazioni di carattere generale affinché la VIG non resti sulla carta: 1. Assumere la VIG come “infrastruttura cognitiva permanente” del processo normativo e di disegno delle politiche; 2. Utilizzare la VIG come leva per spostare le politiche da una logica difensiva a una generativa; 3. Rafforzare la partecipazione delle cittadine e dei cittadini, e in particolare delle e dei giovani, come componente strutturale della valutazione; 4. Garantire l’indipendenza tecnica degli organismi individuati quali responsabili della VIG e dotarli di adeguate e qualificate risorse umane e strumentali; 5. Rafforzare la capacità del Parlamento di utilizzare i risultati della VIG e valutare l’impatto intergenerazionale di emendamenti introdotti durante l’iter legislativo; 6. Assicurare la tempestività della VIG, specialmente nel caso di decreti legge; 7. Promuovere l’uso della VIG a livello locale e favorire lo scambio di buone pratiche tra i diversi livelli di governo; 8. Potenziare il sistema informativo nazionale e l’ecosistema dei dati su infanzia, adolescenza e transizioni generazionali;  9. Rafforzare la base metodologica della VIG attraverso la costruzione di modelli e indicatori integrati; 10. Considerare nella VIG l’effetto degli andamenti demografici di medio-lungo periodo. Qui il Paper “La valutazione d’impatto generazionale delle leggi: un cambio di paradigma per le politiche pubbliche”:  https://asvis.it/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Futuro/FuturePaperVIG.pdf.   Giovanni Caprio
September 5, 2026
Pressenza