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Il mio Enzo Bianchi
“Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa diventare veramente uomo”  Enzo Bianchi Le parole che qui scrivo in ricordo di Enzo Bianchi difficilmente riusciranno ad essere esaurienti riguardo allo spessore umano, intellettuale e spirituale di un uomo che ha vissuto tutta una vita dedicata alla ricerca instancabile del volto di Cristo nel volto degli uomini, vissuta nell’obbedienza, nell’amore e nella libertà di chi ha riconosciuto in Gesù la via, la verità e la vita.  Uomo sapiente, capace di parlare a tutte le generazioni di credenti e non credenti, grazie al suo linguaggio semplice, diretto e penetrante, è stata una figura decisiva per il rinnovamento di una Chiesa sempre più narrante di un Dio vicino e buono.  Io ho avuto il privilegio di conoscerlo personalmente nell’Ottobre del 2025 alla Casa della Madia, partendo dalla mia città, Palermo. Ho sentito dentro di me l’urgenza di incontrare quest’uomo di cui ho sempre sentito parlare in famiglia, nella Comunità Kairòs (cui apparteniamo dalla sua fondazione) e che ho avuto modo di apprezzare attraverso la conoscenza diretta della realtà del Monastero di Bose, la lettura dei suoi libri e le numerose ore in ascolto delle sue meditazioni sulle Sacre Scritture e sui temi che più interessano l’umano.  Oltre ad aver avuto l’onore di mangiare alla stessa tavola piatti magnificamente cucinati da lui, sempre accompagnati da un buon vino rosso (e sappiamo che per Enzo il cibo era strumento per intessere relazioni umane e fraterne), ho potuto parlare direttamente con lui nel suo studio. Quella sera, invitandomi a dargli del tu, mi ha accolto accendendo un fuoco nel suo camino, fuoco che, mi diceva, gli teneva compagnia nei momenti di silenzio e solitudine. È stata una conversazione intima e accogliente: paternamente interessato alla mia vita di giovane pianista e compositore, abbiamo parlato di musica e di libri ma, tra le cose dette, ricordo, in particolare, di aver conversato con lui sulla volontà di Dio nel momento della passione di Gesù, e di come sarebbe assurdo pensare (anche se lo si è fatto e si continua a fare) che il Padre desiderasse la sofferenza e la morte del Figlio perché tutto si compisse. “Bel padre!”, direbbe lui con grande ironia. Piuttosto, la volontà di Dio si esaudiva nel Figlio che fino alla fine, nonostante l’angoscia e la paura vissuta nell’orto degli Ulivi la sera del suo arresto, è rimasto coerente con il suo essere mite, buono, giusto, irreprensibile nel suo messaggio di amore, misericordia e speranza di resurrezione. Il resto, è conseguenza di un mondo malvagio che uccide l’uomo giusto che lo abita.  Ecco, una cosa che ho estremamente chiara grazie a Enzo è che Dio non è mai causa di sofferenza, perché è Padre buono. Piange con noi e trasforma il dolore in un bene più grande del male, come è stato per Gesù che nella libertà, e per amore del mondo, si è consegnato alla croce e poi è stato resuscitato da Dio, vincendo la morte una volta e per sempre. “Forte come la morte è l’amore”, ma grazie alla resurrezione di Gesù noi cristiani abbiamo speranza nel dire che più forte della morte è l’amore. Enzo rigettava con forza tutto quello che potesse dare del Signore l’immagine di un Dio perverso, severo, bigotto, lontano, giusto ma non misericordioso, che provoca timore, che minaccia, che perdona in modo condizionato. Ci ricordava sempre infatti che l’amore di Dio non si merita, perché in realtà ce ne fa gratuitamente dono, così come il perdono, e che tutto quello che possiamo dire di Dio lo sappiamo da Gesù che, nella sua totale umanità, ha vissuto, parlato e agito tra gli uomini e le donne del suo tempo. Enzo insisteva moltissimo su questo aspetto fondamentale: l’umanità di Cristo. Metteva ben in guardia dai rischi di un cristianesimo che considerasse Gesù solo essere umano o solo essere divino, perciò soleva dire che Gesù, nella sua vita terrena, ha “messo tra parentesi” le sue prerogative divine per poter partecipare pienamente da uomo alla storia, perché Dio ha sete dell’uomo e nel corpo carnale dell’uomo si cela il vero tempio di Dio.  Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore (1Gv 4,18). Un modo che userei per descrivere Enzo Bianchi è quello di ricordarlo come un uomo profondamente umanizzato, termine che conserverò nel cuore per tutta la vita. Diceva infatti che l’uomo è un animale, ma può diventare veramente uomo o veramente donna solo se si umanizza, cioè se quotidianamente intraprende la strada che apre alle relazioni e alla speranza. Questa strada è la fiducia, da cui viene la parola fede. Solo se sappiamo riporre la nostra fiducia nell’altro, solo se crediamo in lui (e viceversa) possiamo veramente aprirci alla vita, realizzando nel concreto che la vocazione dell’umanità è la fraternità, come ben osservò Papa Francesco nella prefazione all’ultimo libro di Enzo, Fraternità.  Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede (1Gv 4,20). Inoltre, Gesù non fonda una religione: ci chiede semplicemente di fidarci di lui e di seguirlo.  Per questo motivo Enzo amava citare spesso il suo amico filosofo francese Marcel Gauchet: “Le christianisme est la religion de la sortie de la religion” (Il cristianesimo è la religione dell’uscita dalla religione), che significa che esso va oltre le logiche del potere politico e istituzionale o cultuale, ma pone il suo fulcro sulla Parola di Gesù. Non si tratta neanche di teismo che afferma semplicemente “Dio c’è”, perché Gesù ci dice che per arrivare a Dio possiamo farlo solo e unicamente tramite l’uomo, il Cristo. Riferendosi a Pascal, diceva “meglio un ateo che un teista”! Pertanto, la fede non coincide con la religione. La fede va ben oltre.  Enzo è stato un uomo che sapeva ricominciare ogni giorno, che riconosceva nella sua debolezza l’agire salvifico della parola di Dio, che insegnava con i fatti ad avere fortezza e resilienza lungo tutto il duro mestiere del vivere, che predicava la fede nella resurrezione non solo dell’ultimo giorno, ma di tutti i giorni. Risorgere ogni giorno, abbandonandosi nelle mani di chi può aiutare a rialzarci. Abbandonandosi con fiducia a Dio. La mattina del 1° settembre 2026, poco dopo le 9:00, a letto, ripensavo all’abbraccio lungo e fraterno che ci siamo dati nel suo studio come saluto al momento del mio congedo. Poche ore dopo, sarei venuto a sapere della sua mancanza. Caro Enzo, tu per me sei stato e sarai per sempre un Maestro. Amavi dire che chi in-segna è colui che dà il segno, cioè indica una via. Ecco, io spero che il tuo insegnamento continui a ispirare i cuori e a portare frutto, soprattutto tra i giovani, miei coetanei, che possano fare della loro vita un capolavoro, come tu auguravi. Io cercherò, per quanto la vita me ne darà la possibilità, di fare la mia parte, nelle parole ma soprattutto nei gesti.  Grazie di vero cuore. Adesso, gioisci nel Signore.      Redazione Palermo
September 3, 2026
Pressenza
Per Enzo Bianchi
È morto un uomo che ha fatto della riforma della Chiesa e del dialogo interreligioso la sua ragione di vita. Pubblichiamo lo scritto delle sue sorelle e dei suoi fratelli anche come esempio di capacità di riconciliazione dopo un conflitto. Anche per i non credenti sei stato importante. Grazie Enzo Bianchi PER IL NOSTRO FRATELLO ENZO 1 settembre 2026  > Cristo è risorto dai morti, > con la morte ha distrutto la morte > e ai morti nei sepolcri > fa dono della vita. Con le parole del tropario di Pasqua, che cantiamo ogni domenica mattina, quando esprimiamo la nostra fede nella resurrezione di Cristo dai morti, vi diamo la triste notizia che questa mattina, 1° settembre, il nostro fratello Enzo si è addormentato nel Signore. La nostra fede nella resurrezione ci fa sperare che la comunione non viene meno. Eppure ogni distacco è perdita. Ma è anche motivo di memoria e di ringraziamento per quello che abbiamo vissuto, pur fra tante contraddizioni. Ora questo si fa memoria e occasione di rendimento di grazie per colui che è stato all’inizio della Comunità di Bose e che l’ha accompagnata per lungo tempo, come priore. Come sapete, amici e amiche, gli ultimi anni sono stati per la nostra Comunità molto dolorosi. Abbiamo sofferto e vi abbiamo fatto soffrire. Il male però non vanifica il bene e in questo momento vogliamo rendere grazie per tutto quello che Enzo ci ha insegnato e per il fratello che è stato e che resta. Il tempo ci ha impedito di giungere a una riconciliazione visibile, che proprio qualche settimana fa si andava esprimendo in passi concreti. Ci sembra dunque doveroso farvi partecipi dei passaggi più significativi dell’ultimo scambio di messaggi che c’è stato tra Enzo e il priore della Comunità, in occasione della festa della Trasfigurazione del Signore. Messaggio di Enzo Caro Sabino, cari fratelli e sorelle avrei voluto scrivervi nei giorni intorno al 20 luglio, ma purtroppo una infezione agli occhi mi ha reso cieco e ancora adesso non riesco a vedere bene dall’unico occhio che mi resta. La salute non è proprio buona anzi dovrò tornare presto in dialisi e ho la consapevolezza che ormai sono alla fine dei miei giorni e che è venuto davvero il tempo di sciogliere le vele … Vorrei proprio in questi ultimi giorni che si trovassero cammini di riconciliazione visibile con voi e che fosse possibile incontrarci e vederci … Spero che questo avvenga prima che io me ne vada. Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi … Buona festa, siate nella gioia e nella speranza e contate sulla mia e sulla nostra intercessione, con affetto fedele Enzo Risposta di Sabino Caro Enzo, grazie del tuo messaggio e delle tue parole fraterne. Sono contento di sentirti, soprattutto in questo giorno in cui facciamo memoria della nostra alleanza con il Signore e tra di noi. Alleanza che, benché messa alla prova dalla nostra pochezza, non viene meno, perché il Signore è fedele. Per questo anche noi ti ricordiamo a ogni eucaristia. Il tuo desiderio di un incontro raggiunge anche il mio, nella speranza che possiamo scambiarci parole di riconciliazione. Ho chiesto più volte di rivederti. Ora accolgo con gioia la tua richiesta. Credo sia bene, come tu dici, che ci vediamo … per immaginare insieme il modo in cui potresti incontrare i fratelli e le sorelle … Fammi sapere quando ti è possibile. Prego anche per la tua salute, perché il peso non ti sia troppo gravoso. Il Signore porti a compimento questi pensieri di pace. Ti abbraccio e auguro a te e a quanti vivono con te una serena festa della Trasfigurazione. Tuo fratello Sabino Purtroppo, subito dopo questo scambio, Enzo è stato ricoverato in ospedale perché la sua salute era gravemente compromessa. Questo ha impedito l’incontro desiderato da ambedue le parti. Noi fratelli e sorelle custodiamo, come un dono prezioso, questo desiderio che ora si realizza nelle mani di Dio, che solo conosce il cuore di ciascuno. Abbiamo creduto importante condividere anche con voi, amici e amiche, queste parole. Con voi che avete sofferto per quello che ha ferito la nostra Comunità. Con voi che avete pregato e sperato insieme a noi. Con Enzo ricordiamo anche i fratelli e le sorelle che gli sono stati vicini in questi ultimi anni alla Madia, e i fratelli di Cellole. testo originale https://www.monasterodibose.it/comunita/notizie/17158-per-il-nostro-fratello-enzo Ettore Macchieraldo
September 2, 2026
Pressenza